Perché L’ITALIA è un Paese che non CRESCE più? — Transcript
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- 0:00Da oltre 30 anni l'Italia cresce molto
- 0:02meno degli altri grandi paesi europei e
- 0:04siamo passati dall'essere una grande
- 0:06potenza industriale a fanalino di coda
- 0:09del mondo occidentale. E non è sfortuna,
- 0:12ma è un circolo vizioso in cui una serie
- 0:14di problemi strutturali tirano il freno
- 0:17alla nostra economia e non le permettono
- 0:19di crescere come potrebbe. Problemi come
- 0:21una gestione rivedibile delle finanze
- 0:23pubbliche, una produttività che fatica a
- 0:26muoversi, un contesto che non aiuta i
- 0:28giovani e un'altra serie di piccoli o
- 0:30grandi fattori che ci abbandonano in un
- 0:32limbo di stagnazione. Di questi problemi
- 0:35sul canale ne abbiamo parlato tante
- 0:37volte e in questo video ve li abbiamo
- 0:39messi in fila. uno ad uno, perché non
- 0:42possiamo pensare di risolverli se prima
- 0:44non li abbiamo capiti fino in fondo.
- 0:55[musica]
- 1:013000 miliardi di euro. Questo è il
- 1:03numero che grava sulle spalle
- 1:05dell'Italia. un numero così grande che è
- 1:07difficile persino da immaginare. Eppure
- 1:10è reale e rappresenta il nostro debito
- 1:12pubblico. Una zavorra che ogni anno ci
- 1:15costa 100 miliardi solo di [musica]
- 1:17interessi, che per capirci è più di
- 1:19quanto spendiamo per l'istruzione. Soldi
- 1:21che potremmo usare per la sanità, la
- 1:22scuola, per tagliare le tasse, per
- 1:24costruire strade e ferrovie e che invece
- 1:26ci costringono ad avere sempre il freno
- 1:29a mano tirato con la paura che un nuovo
- 1:30scossone possa ancora una volta farci
- 1:33capire come mai questo debito è così
- 1:35pesante. Ma come siamo arrivati a questo
- 1:37punto e perché abbiamo questo enorme
- 1:39fardello che condiziona il nostro
- 1:41presente e grava sul nostro futuro?
- 1:50>> [musica]
- 1:52>> Ah, piccola interruzione, se i nostri
- 1:54video ti piacciono, ricordati di
- 1:55iscriverti al canale che tanto è gratis
- 1:57e puoi sempre cambiare idea. Se poi ti
- 1:59va di sostenere anche la divulgazione
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- 2:08resteranno sempre gratuiti, ma il vostro
- 2:10supporto ci aiuta davvero, quindi grazie
- 2:12a chi lo farà.
- 2:14[musica]
- 2:16Ad oggi il debito italiano ha raggiunto
- 2:18livelli quasi mai visti nel corso della
- 2:20nostra storia. Per capire però come
- 2:22siamo arrivati a questi 3000 miliardi di
- 2:24debito, dobbiamo fare un passo indietro
- 2:26e guardare alla storia della nostra
- 2:28economia. Il punto di partenza è il 17
- 2:30marzo 1861. A Torino il Parlamento
- 2:34Sabaudo vota per l'ultima volta e dà
- 2:36vita al Regno d'Italia e la nostra
- 2:37penisola, dopo secoli di frammentazione,
- 2:40è finalmente unita sotto un'unica
- 2:42bandiera. Tra le stanze del potere
- 2:43torinese però non c'è grande spazio per
- 2:45l'euforia. Il Nuovo Regno d'Italia è
- 2:47infatti fragilissimo e i motivi sono
- 2:49diversi. L'economia è prevalentemente
- 2:51agricola e arretrata, le divisioni
- 2:53culturali tra nord e sud profondissime e
- 2:56l'analfabetismo arriva al 75%. In tutto
- 2:59questo bisogna continuare la campagna di
- 3:01unificazione perché Roma è ancora del
- 3:03Papa, mentre Veneto, Friuli e Trentino
- 3:05sono ancora sotto il dominio austriaco.
- 3:07Oltre a tutto questo, il problema più
- 3:09grave e immediato è però un altro e cioè
- 3:11che sulle spalle del neonato regno grava
- 3:14già un debito pubblico colossale.
- 3:16Parliamo di 2 miliardi e mezzo di lire,
- 3:18praticamente la metà dell'intero PIL del
- 3:20tempo. Un frello enorme che rischia di
- 3:22strangolare sul nascere le ambizioni
- 3:25della giovane nazione. E uno potrebbe
- 3:26dirmi, "Ma scusa, ma sto debito da dove
- 3:28arriva?" La risposta è che quel debito è
- 3:31la somma di tutti i debiti degli Stati
- 3:33preunitari, soprattutto quelli del Regno
- 3:35di Sardegna che aveva finanziato le
- 3:37guerre di ind dipendenza, debito che per
- 3:39la maggior parte è frutto di
- 3:40finanziamenti di banche straniere,
- 3:42soprattutto inglesi e francesi, che
- 3:44seguendo le direttive dei loro governi
- 3:46avevano finanziato le campagne per
- 3:48l'unità d'Italia. Il Nuovo Regno si
- 3:49ritrova quindi in dote un debito
- 3:51pubblico già parecchio elevato e che nei
- 3:54decenni successivi non farà che
- 3:55aumentare. Il motivo è che ancor prima
- 3:57di fare gli italiani con l'unificazione
- 3:59bisognava fare l'Italia, nel senso che
- 4:01bisognava proprio costruirla, quindi
- 4:03completare l'unificazione
- 4:04amministrativa, costruire un sistema
- 4:06scolastico nazionale, mantenere un
- 4:08esercito per contrastare il brigantaggio
- 4:10e realizzare una rete ferrovia che
- 4:12unisse fisicamente la penisola. ferrovie
- 4:14per cui pensate tra 1880 e 1890
- 4:18costruiamo circa 6000 km di nuove linee
- 4:20che contribuiscono a far salire il
- 4:22debito pubblico al 110% del PIL nel
- 4:251889. A peggiorare le cose ci si mette
- 4:28poi lo scandalo della Banca Romana del
- 4:301893 che innesca una devastante crisi
- 4:33bancaria che porterà ad un rallentamento
- 4:35dell'economia e ad un'esplosione del
- 4:36debito pubblico che nel 1894 tocca il
- 4:39picco storico del 124% del PIL. Quel
- 4:42baratro lì però segna l'inizio di una
- 4:45svolta inaspettata. Tra 800 e inizio 900
- 4:48l'Europa vive infatti il periodo di
- 4:50apice della sua potenza sul mondo, la
- 4:52Bellepoc. Inghilterra, Francia e
- 4:54Germania volano sulle ali
- 4:55dell'industrializzazione e tutto il
- 4:57continente vive un periodo di crescita
- 4:59senza precedenti. L'Italia, seppone in
- 5:01ritardo, a inizio secolo riesce a salire
- 5:03sul treno dello sviluppo e inizia
- 5:05seriamente a industrializzarsi. [musica]
- 5:07In quegli anni nascono e crescono
- 5:09aziende come la Fiat, la Pirelli,
- 5:10l'Olietti, la Breda e l'Ansaldo e
- 5:12l'ulteriore ampliamento della rete
- 5:14ferroviaria permette la nascita del
- 5:16triangolo industriale Milano
- 5:17Torino-Genova e alimenta la domanda di
- 5:19acciaio che viene dai grandi
- 5:21polisiderurgici di Terni, Piombino e
- 5:23Bagnoli che erano nati sempre in quegli
- 5:25anni. Dal 1896 al 1906, in appena 10
- 5:28anni il PIL italiano aumenta del 60% e
- 5:31grazie a questa spinta il debito
- 5:33pubblico scende e i tassi di interesse
- 5:35diventano più sostenibili. Al
- 5:36risanamento dei conti pubblici
- 5:37contribuiscono anche gli emigrati
- 5:39italiani all'estero che mandano a casa
- 5:41rimesse sempre più corpose che spesso
- 5:43molte famiglie utilizzano proprio per
- 5:45comprare titoli di stato. Tutta questa
- 5:47bella combinazione di crescita
- 5:48economica, tassi più bassi e rimesse
- 5:50degli italiani all'estero portano il
- 5:52rapporto debito PIL dal 115% di fine
- 5:55secolo al 74% del 1913. In poco tempo
- 5:59l'Italia si è trasformata da paese
- 6:00arretrato a nazione industriale e ha un
- 6:02debito pubblico tutto sommato
- 6:04sostenibile. Come però capiterà spesso
- 6:06nella nostra storia, il destino ci sta
- 6:08per fare un brutto scherzo.
- 6:15La prima parte del vecento si interrompe
- 6:17bruscamente il 28 giugno 1914, quando lo
- 6:21sparo di Sarajievo fa crollare l'Europa
- 6:23in guerra. Il continente viene devastato
- 6:26e tutta l'impetuosa crescita dei 30 anni
- 6:28precedenti viene spazzata via. Le
- 6:29frontiere si chiudono, il commercio si
- 6:31ferma, le industrie si convertono allo
- 6:33sforzo bellico e decine di milioni di
- 6:35lavoratori abbandonano le fabbriche per
- 6:37andare al fronte, dove muoiono o vengono
- 6:40feriti a ritmi mai visti nella storia
- 6:42dell'uomo. Per le casse dello Stato
- 6:43italiano inizia un salasso senza
- 6:46precedenti. Nel corso di 4 anni l'Italia
- 6:48spende cifre incredibili per la corsa
- 6:50alle armi che, non potendo essere
- 6:52mantenute dalle tasse, obbligano il
- 6:53governo a indebitarsi. prima con
- 6:55prestiti nazionali che puntano sul
- 6:57patriottismo degli italiani, ma poi
- 6:59soprattutto con prestiti da inglesi e
- 7:01americani. Dopo 4 anni di guerra,
- 7:03650.000 morti e 1 milione di mutilati,
- 7:06nel novembre 1918 l'Italia firma la pace
- 7:09con gli austriaci. La guerra è vinta e
- 7:12il Trentino e Trieste tornano
- 7:13all'Italia, ma il paese è distrutto e
- 7:16l'economia è in ginocchio. Mancano
- 7:18all'appello milioni di giovani uccisi o
- 7:20mutilati dalla guerra. Le infrastrutture
- 7:22sono distrutte e devono essere
- 7:23ricostruite e l'industria deve
- 7:25faticosamente riconvertirsi, ma
- 7:27soprattutto l'Italia ha una pentola di
- 7:29pressione di conflitti sociali e
- 7:31politici. Durante il biennio rosso del
- 7:331919 le fabbriche vengono occupate, gli
- 7:36scioperi bloccano il paese e la violenza
- 7:38politica diventa la prassi comune. Il
- 7:40paese è sull'orlo della guerra civile e
- 7:42il debito pubblico tocca il picco, mai
- 7:44visto prima del 160% del PIL. L'Italia
- 7:47entra negli anni 20 del 9 come un paese
- 7:50distrutto. A farci rifiatare però negli
- 7:52anni a venire ci pensano due cose. Da
- 7:54una parte gli inglesi, gli americani che
- 7:55cancellano i debiti di guerra e
- 7:57dall'altra l'inflazione che nel 1920
- 8:00raggiunge il picco del 31% erodendo così
- 8:03il debito. Come ogni volta però questa
- 8:05parentesi positiva si chiude bruscamente
- 8:08con l'improvviso scoppio di una nuova
- 8:09crisi nel 1929. La grande recessione
- 8:12globale travolge anche l'economia
- 8:14italiana, facendo risalire il debito che
- 8:16negli anni a venire arriverà a toccare
- 8:18il 110% del PIL. Mussolini, invece di
- 8:21correggere la rotta, sceglie di
- 8:23affondare il paese nelle sciagurate
- 8:25avventure coloniali in Africa. I conti
- 8:27pubblici si complicano, ma il regime
- 8:29fascista non vuole fare scelte di
- 8:30bilancio impopolari e finanzia queste
- 8:33spese stampando moneta a tutto spiano.
- 8:35Questa scorciatoia monetaria fa sì che
- 8:37il debito pubblico non cresca subito, ma
- 8:39il problema è stato semplicemente messo
- 8:41sotto il tappeto, perché questo getta le
- 8:43basi per un'inflazione catastrofica che
- 8:45alla fine degli anni 30 arriva al 15%
- 8:48l'anno. A giugno del 1940 l'Italia entra
- 8:50in guerra a fianco della Germania
- 8:52nazista. La dichiarazione di guerra
- 8:56è già stata consegnata agli ambatori
- 9:01e dopo soli 3 anni il debito è già
- 9:03schizzato oltre il 110% del PIL.
- 9:06D'altronde, lo abbiamo capito, le guerre
- 9:08costano, soprattutto con un'economia
- 9:10così debole alle spalle, nonostante le
- 9:12spese belliche durante la guerra il
- 9:14debito viene eroso sia da un PIL che
- 9:16cresce proprio per l'economia di guerra,
- 9:18sia da un'inflazione che nel 1944 tocca
- 9:21il 350%.
- 9:23Oltre al debito, con la guerra crolla
- 9:25però anche lo Stato italiano che
- 9:26praticamente svanisce con l'attività
- 9:28economica che si azzera, il cibo che
- 9:30manca nei negozi e il centro nord che
- 9:33vive la tragica occupazione
- 9:34nazifascista. Finita la guerra, il paese
- 9:37è in ginocchio e città e fabbriche sono
- 9:39in macerie. Ancora una volta l'Italia è
- 9:41costretta a ricostruirsi, ma lo spirito
- 9:43antifascista anima il paese a
- 9:45rimboccarsi le maniche e aprire un nuovo
- 9:47capitolo che abbia al centro la
- 9:48democrazia, i diritti e il lavoro. E
- 9:50questo anche perché le condizioni per
- 9:52ripartire, quantomeno nei conti
- 9:54pubblici, c'erano tutte, visto che
- 9:55l'iperinflazione della guerra ci aveva
- 9:57lasciato in eredità un debito pubblico
- 9:59sotto alla soglia del 40% del PIL.
- 10:01Insomma, dalle rovine di un paese
- 10:03distrutto dal fascismo e dalla guerra,
- 10:05stava per nascere una nuova Italia,
- 10:07pronta a vivere il periodo più
- 10:08straordinario della sua storia.
- 10:13>> [musica]
- 10:14>> L'Italia del dopoguerra è un'Italia che
- 10:16vive una crescita incredibile con un PIL
- 10:19che aumenta in media del 5 o 6%
- 10:21all'anno. Questa è l'Italia del Boom
- 10:23economico, l'Italia della Olivetti e
- 10:25della Pirelli che si iniziano a fermare,
- 10:27l'Italia dell'autostrada del Sole,
- 10:28l'Italia della Vespa e della 600 della
- 10:30Fiat e l'Italia di una classe media
- 10:32nelle cui case stavano entrando
- 10:34lavatrici e televisioni. Insomma,
- 10:36l'Italia di quegli anni d'oro è
- 10:37un'Italia in cui tutto andava bene,
- 10:39perfino il nostro debito pubblico che
- 10:41nel 1964 tocca il 28% del PIL, uno dei
- 10:45punti più bassi di tutto il 9. In quegli
- 10:48anni, del resto, il problema del debito
- 10:50non esisteva perché la nostra economia
- 10:52cresceva al 6% e noi ci indebitavamo al
- 10:553%, per cui ogni anno lo Stato ripagava
- 10:58facilmente gli interessi e riusciva
- 11:00addirittura a ridurre lo stock
- 11:01complessivo di debito. Peraltro, in
- 11:03questo periodo il debito è quasi
- 11:05interamente nelle mani degli italiani,
- 11:07visto che la metà è delle banche
- 11:08nazionali, mentre il resto è di Banca
- 11:10d'Italia e di Cassa Depositi e Prestiti.
- 11:12Come ogni cosa bella, però, non può
- 11:14essere infinita e il periodo d'oro di
- 11:16boom economico italiano termina con la
- 11:18fine degli anni 60.
- 11:23I primi campanelli d'allarme per la
- 11:25nostra economia iniziano ad arrivare già
- 11:27alla fine degli anni 60. L'economia,
- 11:29dopo 20 anni di corsa inizia
- 11:30fisiologicamente a rallentare un pochino
- 11:33e i tempi della crescita del 5% annuo
- 11:35rimangono un ricordo del passato. A
- 11:37questo si aggiungono che gli italiani,
- 11:39dopo decenni di sviluppo, hanno preso
- 11:41consapevolezza della loro nuova
- 11:42dimensione economica e iniziano a
- 11:44manifestare per ottenere più diritti. In
- 11:46questo senso il 1969 è l'anno
- 11:49spartiacque. Con l'autunno caldo delle
- 11:51grandi lote sindacali, gli italiani
- 11:53ottengono più servizi pubblici, più
- 11:55sanità e più scuola, oltre che nuovi
- 11:57diritti sul lavoro e nella loro vita
- 11:58privata. A questo si aggiungono la
- 12:00riforma del sistema pensionistico e
- 12:02delle baby pensioni che complessivamente
- 12:04contribuiscono ad un primo aumento del
- 12:06debito pubblico che arriva a toccare il
- 12:0850% del PIL. A questa situazione si
- 12:10vanno a sommare i governi dell'epoca che
- 12:12sono deboli e hanno maggioranza
- 12:14eterogenee e che di fronte al
- 12:15rallentamento della crescita cercano
- 12:17consenso attraverso politiche di spesa
- 12:19pubblica fatte di regali su regali. Ogni
- 12:21nuova spesa viene finanziata con nuovo
- 12:23debito e molto velocemente la politica
- 12:25perde il controllo della disciplina
- 12:27fiscale, avviando quel processo di prima
- 12:29spendo e poi ci penso che esploderà nel
- 12:32decennio successivo. Alla festa viene
- 12:34invitata anche Banca d'Italia a cui la
- 12:36politica richiede di stampare moneta
- 12:38quando necessario e sostenere la spesa
- 12:40con l'acquisto dei titoli di stato
- 12:41invenduti. Questo giochino inizia a
- 12:43porre le basi per l'inflazione che
- 12:45peggiorerà decisamente con le due crisi
- 12:47petrolifere del 73 e del 79, arrivando a
- 12:50portare l'inflazione fino al 15% annuo.
- 12:53A dirla tutta, al nostro debito
- 12:54pubblico, in realtà quell'inflazione fa
- 12:56un favore perché, come dicevamo prima
- 12:58l'inflazione il debito lo erode, visto
- 13:00che se io oggi prendo in prestito dei
- 13:02soldi e c'è tanta inflazione, domani
- 13:04restituirò sì gli stessi soldi, ma
- 13:06questi varranno di meno. Per questo
- 13:08motivo, nonostante le spese dissennate
- 13:10per tutta la seconda metà degli anni 70,
- 13:12il nostro debito rimane paradossalmente
- 13:15fermo intorno al 55% del PIL. Se però è
- 13:18vero che l'inflazione fa bene al debito
- 13:20pubblico, ciò a cui non fa sicuramente
- 13:22bene sono le persone normali che con
- 13:24quei livelli di inflazione vedono il
- 13:26loro tenore di vita erodersi molto
- 13:28velocemente. Alla fine degli anni 70
- 13:30arriva quindi la consapevolezza che
- 13:32l'inflazione è un male da combattere e
- 13:35nel nostro caso il modo migliore per
- 13:37farlo sarebbe stato quello di ritornare
- 13:39a quella disciplina fiscale che in
- 13:41alcuni momenti eravamo stati molto bravi
- 13:43a fare. La politica però non era
- 13:45particolarmente d'accordo e la voglia di
- 13:47spendere per regali elettorali e
- 13:49politiche troppo generose non sembrava
- 13:51volersi fermare. Questa voglia in realtà
- 13:53era giustificata perché la percezione
- 13:56era quella di poterlo fare senza grandi
- 13:58conseguenze. L'Italia avrebbe infatti
- 14:00potuto spendere perché tanto il debito
- 14:02pubblico sarebbe rimasto fermo perché
- 14:04c'era inflazione e perché tanto c'era la
- 14:06Banca d'Italia che lo comprava stampando
- 14:08nuova moneta. Il problema, però è che
- 14:10questo giochino, come dicevamo, generava
- 14:12inflazione, che aveva come vittima
- 14:14preferita le persone normali e il loro
- 14:16tenore di vita. La decisione per
- 14:18bloccare l'inflazione fu quindi quella
- 14:20di togliere da sotto i piedi le
- 14:21fondamenta di questo giochino, facendo
- 14:23divorziare il Ministero del Tesoro e
- 14:25Banca d'Italia. La decisione che vide al
- 14:27centro il ministro Andreatta e il
- 14:28governatore Ciampi portava con sé la
- 14:31conseguenza che Banca d'Italia non
- 14:32sarebbe più stata obbligata ad
- 14:34acquistare i titoli di stato invenduti.
- 14:36>> Nel febbraio 81 si stavoliva di abbilire
- 14:38il meccanismo automatico di acquisto dei
- 14:40bot da parte della Banca d'Italia, ma
- 14:43con quella decisione avevamo posto la
- 14:45prima pietra per costruire quella
- 14:47cultura della stabilità che poi negli
- 14:49anni avrebbe consentito all'Italia di
- 14:51partecipare fin dall'inizio alla moneta
- 14:53unica Europea. Per quanto secondo
- 14:55qualcuno questo sia stato l'inizio della
- 14:57fine, in realtà la base aveva una logica
- 14:59molto razionale e cioè di non permettere
- 15:02più alla politica di spendere senza
- 15:04freni, causando un'inflazione al 15% che
- 15:07colpiva tutta la classe media. A ricordi
- 15:09logica questo avrebbe dovuto mettere in
- 15:11testa alla politica che era il momento
- 15:12di mettere un freno alle spese
- 15:14spregiudicate, ma la realtà è che negli
- 15:16anni 80 di voglia di frenare gli eccessi
- 15:18ce n'era poca. E visto che dopo il
- 15:20divorzio non c'era più Banca d'Italia a
- 15:22salvare i conti a scapito
- 15:23dell'inflazione della classe media, il
- 15:25risultato fu un aumento spropositato del
- 15:27debito pubblico che arrivò al 94% del
- 15:30PIL alla fine del 1989. Nel solo
- 15:33decennio della Milano da bere e del
- 15:35mondiale vinto in Spagna, l'Italia si
- 15:37era trasformata da paese del boom
- 15:39economico al paese che spendeva troppo e
- 15:41che ora stava vedendo i suoi conti
- 15:43pubblici peggiorare sempre di più.
- 15:50I nodi creati negli anni 70 prima e
- 15:52negli anni 80 poi vengono al pettine
- 15:55nell'estate del 1992. La nostra economia
- 15:58vacilla, la lira non ha più la fiducia
- 15:59dei mercati internazionali e le aste dei
- 16:01nostri titoli di stato vanno deserte. Il
- 16:04sistema politico crolla con lo scopio di
- 16:05Tangentopoli e l'attacco alla lira da
- 16:07parte di George Soros, di cui abbiamo
- 16:09parlato anche in questo video, ci mette
- 16:11ancor di più in ginocchio. Nell'arco di
- 16:13un solo anno l'Italia paga le colpe
- 16:15politiche ed economiche dei precedenti
- 16:1720 anni, motivo per cui inizia a
- 16:19diffondersi l'idea che se l'Italia vuole
- 16:21riuscire a trovare un equilibrio e
- 16:23crescere è necessario un vincolo esterno
- 16:26che metta sotto controllo i conti
- 16:28pubblici italiani. Così si arriva al
- 16:29trattato di Mastrict nel 1992, quando
- 16:32l'Italia si impegna a partecipare alla
- 16:34futura moneta unica che ci richiede di
- 16:36avere un debito PIL non superiore al 60%
- 16:39e un deficit annuo sotto al 3%. Per
- 16:42l'Italia del tempo quelli sembravano
- 16:44obiettivi impossibili, visto che nel
- 16:461994 il nostro debito arriva a toccare
- 16:49il 120% del PIL. Eppure, nei successivi
- 16:524 anni mettiamo in campo sforzi di
- 16:54risanamento senza precedenti. I vari
- 16:56governi Amato, Campi, Dini e Prodi
- 16:59realizzano manovre drastiche di taglia
- 17:01alla spesa, aumento delle tasse e
- 17:02privatizzazioni che alla fine portano i
- 17:05risultati sperati. L'Italia segna nel
- 17:061997 un avanzo primario del 6,5%. e cioè
- 17:10una differenza positiva tra entrate e
- 17:13uscite dello Stato senza considerare le
- 17:14spese per interessi. Prima della fine
- 17:16del millennio, l'Italia, nonostante
- 17:18abbia un debito ancora superiore al 110%
- 17:20del PIL, è uno dei paesi più virtuosi al
- 17:23mondo nella gestione delle finanze
- 17:24pubbliche, fattore che ci permette di
- 17:26entrare nell'euro come membro fondatore.
- 17:28Debito che continua a scendere fino al
- 17:302007, anno in cui arriva al 104% del
- 17:33PIL. Proprio quando tutto sembrava
- 17:35essere indirizzato per il meglio, una
- 17:37nuova crisi arriva a scompigliare le
- 17:39carte in tavola. Nel settembre 2008 il
- 17:41fallimento di Lemon Brothers scatena una
- 17:43crisi finanziaria globale e il PIL
- 17:45italiano crolla del 5% in un solo anno
- 17:47con il rapporto debito PIL che fa un
- 17:49balzo di 10 punti arrivando al 116% del
- 17:52PIL nel 2009. Nel novembre 2011 arriva
- 17:55però la vera tempesta. La crisi greca
- 17:57scatena il panico sui mercati e il
- 17:59dubbio sulla sostenibilità del debito
- 18:01italiano inizia a girare. Lo spread sale
- 18:03fino a 574 punti e i tassi sui titoli di
- 18:06stato decennali schizzano al 6,5%.
- 18:09Mettendo seriamente a rischio la tenuta
- 18:11del nostro debito. L'allora premier
- 18:12Silvio Berlusconi è costretto alle
- 18:14dimissioni.
- 18:15>> Ho rassegnato le dimissioni da
- 18:17presidente del consiglio
- 18:19>> e a sostituirlo arriva un governo
- 18:20tecnico guidato da Mario Monti a cui è
- 18:22chiesto di agire con manovre, lacrime e
- 18:24sangue per salvare i conti pubblici. Nel
- 18:26luglio 2012 a calmare le acque ci pensa
- 18:29Mario Draghi che con il suo famoso
- 18:30Whatever It Takes segnala che la BCE
- 18:32farà di tutto per tutelare l'economia
- 18:34del continente.
- 18:42>> 31 anni dopo il divorzio tra Banca
- 18:43d'Italia e Tesoro, la BCE di Draghi si
- 18:46ripromette di essere l'acquirente di
- 18:48ultima istanza del debito pubblico
- 18:49italiano [musica] e negli anni a venire
- 18:51la BCE arriverà a possedere un quarto
- 18:53del nostro debito pubblico. L'aiuto è
- 18:55gigantesco. placa i mercati e abbassa i
- 18:57tassi di interesse, ma la realtà è che
- 18:59per ridurre il rapporto debito PIL in
- 19:01modo sostanziale, l'Italia ha bisogno di
- 19:03crescita economica che però non arriva.
- 19:05Negli anni successivi alla crisi del
- 19:072011 l'economia è con il freno a mano
- 19:09tirato e la conseguenza è che il debito
- 19:11continua a salire, raggiungendo il 135%
- 19:14del PIL nel 2014. La situazione non
- 19:16migliora negli anni a venire, visto che
- 19:18l'economia non cresce ed inflazione che
- 19:20eroda al debito non ce ne traccia. Il
- 19:22debito si assesta a livelli superiori al
- 19:24130% del PIL, fino a poi tornare a
- 19:27peggiorare con lo scoppio della pandemia
- 19:29nel febbraio 2020, quando schizza oltre
- 19:31al 150% del PIL. Negli ultimi anni le
- 19:34cose non sono migliorate granché.
- 19:36Qualche favore ce l'ha fatto
- 19:37l'inflazione del 2022 e del 2023, ma
- 19:40questo favore si è compensato dai vari
- 19:42deficit che abbiamo dovuto fare per
- 19:44sostenere famiglie e imprese in questi
- 19:46periodi. La realtà odierna è quella di
- 19:48un debito che ha superato i 3.000
- 19:50miliardi di euro, il secondo più alto
- 19:52dell'eurozona in rapporto al PIL. La
- 19:54cosa però più problematica è che ogni
- 19:56anno siamo costretti a trovare circa 400
- 19:59miliardi per rifinanziare il debito in
- 20:01scadenza e a tirarne fuori altri 100 da
- 20:04pagare in interessi sul debito pubblico.
- 20:06Miliardi che non possiamo utilizzare per
- 20:08la scuola, per la sanità e per investire
- 20:10sul futuro del nostro paese. La realtà è
- 20:12che oggi siamo di fronte a un debito
- 20:14importante che però rappresenta un
- 20:15problema solo perché il nostro paese non
- 20:18cresce e rimane fermo. Tutto questo ci
- 20:20rende fragili ed esposti alla prossima
- 20:22crisi che potrebbe mandarci per
- 20:24l'ennesima volta in grande difficoltà,
- 20:27visto che con un macigno così grande il
- 20:29pericolo è sempre dietro l'angolo. Le
- 20:30soluzioni ci sono, ma l'Italia ha
- 20:32bisogno di un cambio di rotta
- 20:34importante. Servono investimenti
- 20:36produttivi che creino i presupposti per
- 20:38una crescita duratura, riforme
- 20:40strutturali che modernizzino l'economia
- 20:42e un sistema fiscale ripensato, ma
- 20:45soprattutto una visione
- 20:46politico-industriale di lungo termine
- 20:48che vada oltre le prossime elezioni,
- 20:50perché quello che deve fare l'Italia non
- 20:52è solo ridurre il debito pubblico, ma
- 20:54consegnare nelle mani delle future
- 20:56generazioni un paese con più opportunità
- 20:59e meno peso sulle spalle.
- 21:05>> [musica]
- 21:09>> In Italia non facciamo più figli e la
- 21:11nostra popolazione sta invecchiando
- 21:13sempre di più. Nel 2024 in Italia sono
- 21:15nati meno di 370.000 bambini, il numero
- 21:18più basso mai registrato dall'unità
- 21:21d'Italia. In soli 15 anni, dal 2008 ad
- 21:24oggi, le nascite sono diminuite del 30%.
- 21:27E se un calo così drastico continuasse
- 21:29con questo ritmo, potrebbe portare il
- 21:31nostro paese a dimezzare la sua
- 21:33popolazione entro il cosa grave è che
- 21:36non siamo nemmeno i soli, visto che
- 21:39tanti altri paesi rischiano lo stesso
- 21:41destino. Ma perché in Italia non si
- 21:43fanno più figli? Quali sono le ragioni
- 21:45dietro a questo declino apparentemente
- 21:47inarrestabile? [musica] E soprattutto
- 21:49c'è qualcosa che possiamo fare per
- 21:51invertire questa rotta?
- 22:12Per capire la gravità della situazione
- 22:14demografica italiana dobbiamo partire
- 22:16dai numeri. Secondo l'Istat, nel 2024
- 22:18sono nati meno di 370.000 bambini,
- 22:21registrando il minimo storico dal 1861.
- 22:25Per darvi un'idea, negli anni 60,
- 22:27durante il boom economico, le nascite
- 22:28arrivavano al milione l'anno. Ciò che
- 22:30però rende questi numeri ancora più
- 22:32allarmanti non è tanto la cifra in sé,
- 22:35quanto la velocità con cui stanno
- 22:36diminuendo. Dal 2008 ad oggi, infatti,
- 22:39in soli 15 anni, le nascite sono calate
- 22:41del 30%, da quasi 600.000 bambini agli
- 22:44attuali 370.000. Un altro dato
- 22:47fondamentale è il tasso di fertilità,
- 22:49cioè il numero medio di figli per donna
- 22:51in età fertile. In Italia nel 2024 dato
- 22:54è crollato a 1,18 figli per donna, ben
- 22:58lontano dal 2,1 necessario per mantenere
- 23:00stabile la popolazione. 2,1 che abbiamo
- 23:03raggiunto l'ultima volta, pensate, nel
- 23:051976, quasi 50 anni fa. E non si tratta
- 23:08solo di quanti figli nascono, ma anche
- 23:11di quando. L'età media delle madri
- 23:12italiane al primo figlio è infatti di
- 23:1431,8 anni. la più alta in Europa, dove
- 23:17la media è di 29,8 anni. Per fare un
- 23:20paragone, in Francia si diventa madre in
- 23:22media a 29,1 anni, in Germania a 29,8 e
- 23:26in Belgio a 29,5. e al numero basso di
- 23:29figli per donna e all'età media a cui si
- 23:31diventa madri sempre più alta. Si somma
- 23:33poi un altro grande trend che è
- 23:35l'invecchiamento della popolazione.
- 23:37L'età media degli italiani è infatti ora
- 23:38di 48,7
- 23:40anni, che in pratica vuol dire che in
- 23:42Europa siamo secondi solo al principato
- 23:44di Monaco e tra i paesi a livello
- 23:46mondiale siamo dietro solo al Giappone
- 23:48che ha un'età media di 49,8 anni. E
- 23:51mentre nel 1951 in Italia si contava
- 23:54meno di un anziano over 65 per ogni
- 23:56bambino, oggi per ogni bambino si
- 23:58contano quasi sei anziani. È come se
- 24:01tutto questo non bastasse, se al grafico
- 24:03delle nascite aggiungiamo il numero di
- 24:05decessi, scopriamo che ogni anno nascono
- 24:07meno bambini rispetto alle persone che
- 24:09muoiono. Che poi, nel concreto, vuol
- 24:11dire che se 20 anni fa la nostra
- 24:13popolazione cresceva, oggi di fatto il
- 24:15nostro saldo naturale è negativo.
- 24:17Insomma, i numeri parlano chiaro e
- 24:19capite bene che il problema c'è ed è
- 24:21grosso e non riguarda nemmeno solo
- 24:23l'Italia, visto che la stessa dinamica
- 24:25possiamo osservarle in molti dei grandi
- 24:27paesi europei e mondiali. Ma se
- 24:28guardiamo specificatamente al nostro
- 24:30paese, perché in Italia non si fanno più
- 24:32figli?
- 24:35[musica]
- 24:42Ma perché in Italia non si fanno più
- 24:43figli? Beh, le ragioni sono molteplici e
- 24:46interconnesse e possiamo dividerle in
- 24:48tre grandi categorie: ragioni
- 24:49economiche, ragioni sociali e ragioni
- 24:52culturali. Partiamo da quelle economiche
- 24:54che spesso sono le più immediate. Qui ce
- 24:56ne sono diverse. La prima è
- 24:58l'instabilità lavorativa. Dopo la crisi
- 25:00del 2008, l'Italia infatti ha
- 25:01attraversato periodi di grande
- 25:03precarietà economica con alti tassi di
- 25:05disoccupazione, specialmente tra i
- 25:07giovani. Pensate che ancora oggi il
- 25:09tasso di disoccupazione giovanile in
- 25:10Italia arriva quasi al 20%. uno dei più
- 25:14alti in tutta Europa. Questa incertezza
- 25:16lavorativa, di conseguenze ne ha
- 25:18parecchie, anche solo perché rende
- 25:19difficile per le giovani coppie
- 25:21pianificare una famiglia, ottenere un
- 25:23mutuo o avere la tranquillità mentale
- 25:25per pensare alla procreazione.
- 25:27D'altronde, come si può pensare di avere
- 25:28un figlio se non si sa nemmeno se tra 6
- 25:31mesi si avrà ancora un lavoro? A questo
- 25:32si aggiunge la difficoltà nell'acquisto
- 25:34di una casa. In proporzione agli
- 25:35stipendi, i prezzi degli affitti sono
- 25:37infatti alle stelle, soprattutto nei
- 25:40centri delle grandi città, dove spesso
- 25:42molti giovani sono costretti ad andare
- 25:43per cercare lavoro. Per non parlarle poi
- 25:45dell'acquisto di una casa che in città
- 25:47come Roma o Milano supera i €5.000 000
- 25:49al metro quadro e considerando che gli
- 25:51stipendi non crescono e la precarietà
- 25:53del lavoro è sempre alta, comprare casa
- 25:55rappresenta ormai un sogno sempre più
- 25:57distante per i più giovani. Oltre
- 25:59all'instabilità e l'accesso ad una casa,
- 26:00c'è poi anche il costo di crescere un
- 26:03figlio. Secondo Banca d'Italia, crescere
- 26:04un figlio in Italia costa in media
- 26:06€70.000 dalla nascita fino ai 18 anni,
- 26:09cifra che può arrivare fino a €170.000
- 26:11€1000 per le famiglie più abienti,
- 26:13senza, tra l'altro considerare che
- 26:15spesso e volentieri, visto che i giovani
- 26:17studiano per più tempo, i genitori li
- 26:18devono mantenere anche durante gli anni
- 26:21universitari con i costi che a questo
- 26:23punto possono salire di altre decine di
- 26:25migliaia di euro. Cifre che nel migliore
- 26:27dei casi, anche rimanendo molto bassi,
- 26:29sono pari a €400 al mese per più di 20
- 26:32anni, che rappresentano una fetta
- 26:33importante del reddito di una famiglia,
- 26:36ancor di più se a lavorare non sono
- 26:38entrambi i partner. A queste ragioni
- 26:39economiche si aggiungono poi quelle
- 26:41sociali. Tra queste c'è il fatto che in
- 26:43Italia i servizi di supporto alle
- 26:44famiglie sono insufficienti. Pensate che
- 26:46solo il 25% dei bambini sotto i 3 anni
- 26:49ha accesso a un asilo nido contro una
- 26:51media europea del 35%, è una percentuale
- 26:54che arriva al 70% in paesi come la
- 26:56Danimarca o la Svezia. Come se questo
- 26:58non bastasse, c'è poi il fatto che anche
- 27:00la conciliazione tra lavoro e famiglia è
- 27:03un problema enorme. Il 20% delle donne
- 27:05italiane, infatti, lascia il lavoro dopo
- 27:07la nascita del primo figlio, spesso per
- 27:09l'impossibilità di bilanciare gli
- 27:10impegni professionali con quelli
- 27:12familiari. E poi altro problema sociale
- 27:14è che oggi i giovani rimangono più a
- 27:16lungo nella famiglia d'origine. L'età
- 27:17media di uscita dalla casa dei genitori
- 27:19in Italia è infatti superiore ai 30 anni
- 27:22contro una media europea di 26 e
- 27:24ovviamente questo ritardo
- 27:26nell'indipendenza porta inevitabilmente
- 27:28a posticipare anche la formazione di una
- 27:30famiglia. Non per ultimo ad impattare
- 27:32sulla natalità ci sono poi anche ragioni
- 27:34culturali. Negli ultimi decenni,
- 27:36infatti, le aspirazioni personali sono
- 27:38cambiate. Sia uomini che donne danno
- 27:41maggiore priorità alla carriera, ai
- 27:42viaggi e alla realizzazione personale.
- 27:45Capiamoci, non è che queste cose siano
- 27:46incompatibili con l'avere figli, ma in
- 27:48un contesto sociale che non supporta
- 27:50adeguatamente le famiglie, spesso la
- 27:52scelta ricade su un o uno o l'altro. Di
- 27:55fatto, nell'ultimo periodo, abbiamo
- 27:57assistito a una vera e propria
- 27:58trasformazione nei valori e nei modelli
- 28:00di vita. Oggi avere un figlio non è più
- 28:02percepito come un passaggio naturale,
- 28:04quasi scontato dell'età adulta, ma come
- 28:06una scelta personale ponderata e che
- 28:08molti decidono semplicemente di non
- 28:10fare. E questo vale soprattutto per chi
- 28:12decide di avere zero figli, che non lo
- 28:15fa solo ed esclusivamente per ragioni
- 28:16economiche che sicuramente hanno un
- 28:18impatto, ma anche per motivazioni legate
- 28:20a valori, stili di vita e
- 28:21rappresentazioni sociali. visto che a
- 28:23diventare prioritario rispetto all'idea
- 28:25di costruire una famiglia sono arrivati
- 28:27il desiderio di realizzazione personale,
- 28:29di libertà, di indipendenza e di cura di
- 28:31sé. Ed è proprio per questo che, come
- 28:33suggeriscono molti demografi, la vera
- 28:35frattura culturale non è tra chi fa uno
- 28:37o due figli, ma tra chi ne fa almeno uno
- 28:39e chi nessuno, dove chi ne fa zero è più
- 28:42influenzato da motivazioni culturali e
- 28:43chi ne fa solo uno da ragioni economiche
- 28:46che spesso sono un ostacolo a creare
- 28:48famiglie più numerose. Di questa idea
- 28:50era anche lo scrittore Pierpaolo
- 28:52Pasolini che negli anni 60 sosteneva che
- 28:54la società dei consumi stava sì portando
- 28:56benessere, ma stava anche generando una
- 28:58mutazione antropologica profonda che
- 29:01portava le persone sempre più vicine
- 29:02all'individualismo e alla ricerca
- 29:04dell'autorealizzazione personale e
- 29:06sempre più lontane dai vincoli
- 29:07familiari. E questo ha contribuito a
- 29:09creare un clima culturale dove la
- 29:11genitorialità è assente o trattata come
- 29:14un problema, dove sempre meno persone
- 29:15fanno figli e dove quindi si alimenta
- 29:17sempre di più l'idea che farli sia un
- 29:19sacrificio insensato. E il problema è
- 29:21che sempre più persone scelgono di non
- 29:23avere figli, mentre chi li vorrebbe si
- 29:25ferma spesso al primo, bloccato da
- 29:27ostacoli economici, servizi
- 29:29insufficienti e carichi familiari
- 29:31sbilanciati. Insomma, il calo della
- 29:33natalità a cui stiamo assistendo in
- 29:34tutto l'occidente è la conseguenza
- 29:36visibile di una trasformazione profonda
- 29:38dei nostri valori e dei nostri modi di
- 29:40vivere, a cui poi si aggiungono
- 29:42l'incertezza sul futuro, un mondo del
- 29:44lavoro precario e difficoltà economiche
- 29:46che lasciano poco spazio alle famiglie.
- 29:48Al netto però dei numeri, perché
- 29:50dovremmo preoccuparci di questo calo
- 29:51demografico e e quali saranno le
- 29:53conseguenze se non invertiremo la rotta?
- 29:57[musica]
- 30:04Tutti i numeri che abbiamo sottolineato
- 30:06finora danno l'idea di quanto grave sia
- 30:08il problema demografico italiano.
- 30:10Concretamente tutto questo vuol dire che
- 30:11nel 2050 saremo 55 milioni di italiani
- 30:15in netto calo rispetto ai 59 attuali e
- 30:18di questi 55 una persona su tre sarà
- 30:20over 65. Ora, prima di vedere tutte le
- 30:23conseguenze, voglio anticipare una
- 30:25domanda che forse in molti potrebbero
- 30:27avere e cioè "Ma chi l'ha detto che un
- 30:29paese deve per forza crescere? Cioè, non
- 30:31potremmo semplicemente accettare di
- 30:33essere di meno e costruire una società
- 30:34più sostenibile?" Beh, in realtà è una
- 30:36domanda super legittima e anzi è in
- 30:38parte anche giusta. Ma il punto è che il
- 30:40vero problema non è quanti saremo, ma
- 30:43chi saremo. Non è infatti una questione
- 30:45solo di essere 40 milioni o 60 milioni,
- 30:47ma del fatto che rischiamo di essere un
- 30:49paese con tantissimi anziani e
- 30:51pochissimi giovani. E una società può
- 30:52anche reggere con meno persone, ma
- 30:54nessuna può funzionare con una piramide
- 30:56anagrafica rovesciata, dove mancano
- 30:58energie, competenze, innovazione e
- 31:01capacità di prendersi cura dei più
- 31:03fragili. E ad oggi non esiste alcun caso
- 31:05al mondo in cui un paese abbia avuto un
- 31:07calo demografico strutturale e allo
- 31:09stesso tempo sia avanzato
- 31:11economicamente, socialmente e
- 31:13politicamente. Quindi non si tratta di
- 31:15fare allarmismo o porci problemi che non
- 31:17ci dovremmo porre, ma di essere
- 31:19realistici rispetto alle dinamiche che
- 31:20stiamo vivendo. Tornando a noi, il calo
- 31:22demografico di conseguenze ne ha
- 31:24diverse. La prima grande conseguenza è
- 31:26sul piano sociale e politico e qui il
- 31:29tema è semplice. Se ci sono sempre più
- 31:31anziani rispetto ai giovani, allora
- 31:32l'attenzione della politica sarà sempre
- 31:34più rivolta a quella fetta di
- 31:36popolazione che pesa di più a livello
- 31:37elettorale, che poi, nel concreto, vuol
- 31:39dire più proposte dedicate agli over 50
- 31:42rispetto a proposte dedicate agli under
- 31:4440 con tutte le conseguenze che questo
- 31:46comporta. E se ci pensate, la cosa è già
- 31:48oggi così e visto il trend demografico,
- 31:50per certi versi non potrà far altro che
- 31:53peggiorare. Il risultato sarà che le
- 31:54risorse pubbliche verranno sempre più
- 31:56indirizzate verso servizi e bisogni
- 31:58degli anziani, mentre temi legati
- 32:00all'entrata nel mondo del lavoro, alla
- 32:02crisi abitativa e agli investimenti in
- 32:04istruzione andranno sempre più in
- 32:05secondo piano. E non a caso, già oggi in
- 32:08Italia spendiamo più per le pensioni che
- 32:10per la sanità e l'istruzione messe
- 32:11insieme. E sempre per rimanere in tema,
- 32:13non è nemmeno un caso che slogan
- 32:15politici come alzare le pensioni minime
- 32:17a €1000 abbiano sempre tirato molto di
- 32:19più rispetto ad altri legati
- 32:21maggiormente alle esigenze degli under
- 32:2340. Oltre alle conseguenze
- 32:24politico-sociali, l'invecchiamento della
- 32:26popolazione ha anche conseguenze dal
- 32:28punto di vista industriale e aziendale.
- 32:31E anche qui il motivo è semplice. Avere
- 32:33sempre meno giovani nella forza lavoro
- 32:35porta meno capacità innovativa, meno
- 32:37propensione al rischio e minor capacità
- 32:38di adattarsi ai cambiamenti tecnologici
- 32:40e culturali con tutte le conseguenze del
- 32:42caso in termini di produttività e
- 32:44crescita aziendale della serie Il mondo
- 32:46correloce e le nostre aziende rischiano
- 32:48di essere lasciate indietro, tema di
- 32:50cui, tra l'altro avevamo parlato meglio
- 32:52anche in questo video, per cui se volete
- 32:54lo trovate sul canale. Tra tutte le
- 32:55conseguenze economiche dell'andamento
- 32:57demografico, però forse quella che
- 32:59rischia di creare il problema più grande
- 33:01riguarda il nostro sistema
- 33:02pensionistico. Con meno persone in età
- 33:04lavorativa andremo incontro infatti a
- 33:06una riduzione della forza lavoro
- 33:08disponibile. E questa cosa qui è un
- 33:10problema perché il nostro sistema
- 33:11pensionistico ha un funzionamento tale
- 33:13per cui le pensioni di chi è in pensione
- 33:15oggi vengono pagate dai contributi di
- 33:18chi sta lavorando oggi, nella speranza
- 33:19che qualcuno in futuro poi ritorni il
- 33:22favore in una sorta di vero e proprio
- 33:24patto intergenerazionale. Ora capite
- 33:26bene che perché questo Ambaradan
- 33:28funzioni è necessario che ci siano più
- 33:30persone che lavorano rispetto a quelle
- 33:32che sono in pensione e in particolare è
- 33:34necessario che ci siano almeno 1,5
- 33:36lavoratori per ogni pensionato. Ad oggi
- 33:39in Italia ci sono circa 16 milioni di
- 33:41pensionati e 24 milioni di lavoratori,
- 33:43per cui il rapporto è tutto sommato in
- 33:45equilibrio. Il problema però è che dati
- 33:47alla mano già oggi il sistema è in parte
- 33:50scricchiolante. Se guardiamo infatti ai
- 33:51numeri dell'INPS, scopriamo che nel 2024
- 33:54questo è incassato circa 284 miliardi di
- 33:57euro dai lavoratori come contributi, ma
- 33:59ha dovuto versare circa 320 miliardi per
- 34:02le pensioni e questo significa che in un
- 34:04solo anno per pagare le pensioni abbiamo
- 34:06speso parecchi miliardi in più di quello
- 34:08che avremmo potuto con il buco che è
- 34:10stato di fatto coperto dalla fiscalità
- 34:12generale, cioè dalle tasse di tutti noi.
- 34:14Il vero problema, però, è che questa
- 34:16situazione è destinata a peggiorare
- 34:18proprio a causa del trend demografico
- 34:19che dicevamo prima. Nei prossimi anni,
- 34:21infatti, perderemo persone in età
- 34:23lavorativa, mentre il numero dei
- 34:25pensionati continuerà ad aumentare,
- 34:26anche perché proprio in questi anni sta
- 34:28entrando nell'età pensionabile l'enorme
- 34:30generazione dei baby boomer. Le stime
- 34:32più credibili ci dicono che senza
- 34:34interventi nel 2050 il rapporto tra
- 34:37lavoratori e pensionati arriverà vicino
- 34:39a uno a uno, cioè un lavoratore per ogni
- 34:42pensionato e questo significa che ogni
- 34:44lavoratore dovrà sostenere con i propri
- 34:46contributi un intero pensionato che
- 34:48visto tutto ciò che abbiamo detto finora
- 34:50capite bene quanto poco sia sostenibile.
- 34:52Poi, attenzione, questo non vuol dire
- 34:54che al 2050 l'INPS collasserà e tutti i
- 34:57pensionati si ritroveranno con le gambe
- 34:58all'aria, ma semplicemente che questi
- 35:00soldi che mancano dovranno essere tirati
- 35:02fuori dalla fiscalità generale, quindi
- 35:04dalle imposte che paghiamo tutti noi
- 35:06ogni singolo anno. E come se tutto
- 35:07questo non bastasse, l'impatto del trend
- 35:10demografico arriverà anche sul sistema
- 35:12sanitario che ovviamente sarà costretto
- 35:14a dover gestire una mole sempre più
- 35:16rilevante di persone nella terza età.
- 35:18Ora, detto tutto questo e capito che è
- 35:19un problema e perché è un problema, la
- 35:22domanda che qualcuno potrebbe farsi è:
- 35:23"Ma quindi esistono soluzioni efficaci?"
- 35:26>> [musica]
- 35:34[musica]
- 35:34>> La verità è che il calo demografico è un
- 35:36problema per cui non esiste una
- 35:38bacchetta magica ed è un qualcosa che
- 35:40tutti i paesi sviluppati, chi più e chi
- 35:42meno, stanno affrontando. Detto questo,
- 35:44guardando ai paesi che lo stanno
- 35:45affrontando meglio, qualcosa possiamo
- 35:47sicuramente farlo. Magari non
- 35:49invertiremo il trend, ma con qualche
- 35:51intervento potremmo sicuramente
- 35:53rallentarlo. Il primo step è agire
- 35:55sull'aspetto economico. Come abbiamo
- 35:57visto, la questione economica non è
- 35:59l'unica ragione per cui le persone fanno
- 36:01meno figli, ma è sicuramente la più
- 36:03immediata su cui agire. Una soluzione
- 36:05che alcuni economisti propongono è
- 36:06cercare di rendere più facile
- 36:08economicamente avere figli e farlo
- 36:10agendo su due fronti, sia attraverso
- 36:13sussidi e bonus economici diretti, sia
- 36:15attraverso misure a supporto della
- 36:17genitorialità, come l'estensione dei
- 36:19congedi parentali o il finanziare
- 36:20strutture come gli asili nido. Per
- 36:22quanto riguarda i sussidi, non si tratta
- 36:24di bonus, una tantum che da soli
- 36:25risolveranno il problema, ma di aiuti
- 36:27concreti e duraturi alle giovani coppie
- 36:29che vogliono avere un figlio. aiuti che
- 36:31magari possono essere più sostanziosi
- 36:33rispetto a quelli già presenti.
- 36:34Dall'altra parte però la cosa che ancora
- 36:36di più serve è la presenza più capillare
- 36:39di strutture di supporto come asili
- 36:41nido, scuole dell'infanzia e doposcuola
- 36:43che rendano concretamente sostenibile
- 36:45crescere un figlio senza dover
- 36:46sacrificare metà dello stipendio intate.
- 36:49In Francia, per esempio, è proprio
- 36:50questo mix di trasferimenti monetari e
- 36:52servizi pubblici accessibili ad aver
- 36:54permesso di mantenere un tasso di
- 36:56natalità più alto rispetto al resto
- 36:58d'Europa. Il secondo aspetto su cui
- 37:00agire è il mercato del lavoro. Come
- 37:01dicevamo prima, più precario è il
- 37:03lavoro, più è difficile costruire una
- 37:05famiglia e qui parliamo sia della
- 37:07stabilità lavorativa, sia della
- 37:09conciliazione tra vita privata e
- 37:11professionale. Agire su questo punto
- 37:13vuol dire, per esempio, continuare a
- 37:14puntare sul rendere più conveniente per
- 37:16le aziende assumere a tempo
- 37:18indeterminato under 35, ma anche
- 37:20favorire flessibilità lavorativa come lo
- 37:22smart working che si concilia meglio con
- 37:24l'avere una famiglia. A questo si
- 37:26aggiungono poi congedi parentali che
- 37:27devono essere estesi anche per i padri.
- 37:30In Italia oggi il congedo di paternità è
- 37:32uno dei più bassi d'Europa con solo 10
- 37:34giorni retribuiti al 100%, decisamente
- 37:37meno dei 28 giorni francesi o dei 112
- 37:40giorni spagnoli. Il terzo aspetto su cui
- 37:42agire è il fattore immigrazione. Qui non
- 37:44parliamo di immigrazione irregolare o
- 37:46cose di questo tipo, ma è innegabile che
- 37:48senza flussi migratori il nostro sistema
- 37:51demografico collasserebbe molto prima.
- 37:53In questo caso serve agire costruendo
- 37:54politiche intelligenti di integrazione,
- 37:56cittadinanza e inclusione, lavorando
- 37:58anche per attrarre cervelli ad alto
- 38:01valore aggiunto verso il nostro paese e
- 38:03cercando di invertire il trend che vede
- 38:04sempre più giovani italiani andare
- 38:06all'estero per cercare migliori
- 38:07opportunità. Il quarto aspetto su cui
- 38:09agire è la riforma del sistema
- 38:11pensionistico. Come abbiamo visto, già
- 38:12oggi spendiamo di più di quanto
- 38:14incassiamo e con il rapporto lavoratori
- 38:16pensionati che peggiorerà nei prossimi
- 38:18decenni, servono riforme strutturali che
- 38:20aumentino l'età pensionabile tenendo
- 38:22conto dell'aspettativa di vita e
- 38:24cerchino di rendere il welfare più
- 38:26equilibrato tra generazioni, evitando
- 38:28che i costi dell'invecchiamento ricadano
- 38:29sempre e solo su chi oggi ha 20 o 30
- 38:32anni. Ora, al netto dei numeri, dei
- 38:34problemi e delle possibili soluzioni,
- 38:36c'è una cosa che non possiamo non
- 38:38sottolineare quando si parla di natalità
- 38:40e cioè che avere figli è una scelta
- 38:43personale ed è buona cosa evitare
- 38:45retoriche per cui fare figli è un dovere
- 38:47civico o fare figli è fondamentale per
- 38:50salvare il sistema. La verità è che la
- 38:52natalità non può essere affrontata come
- 38:54una questione contabile o di bilancio
- 38:56pubblico e fare un figlio non è e non
- 38:58deve diventare un gesto per il bene
- 39:00collettivo, come qualcuno lo definisce.
- 39:02È una scelta profondamente personale che
- 39:05nessun paese dovrebbe cercare di
- 39:06influenzare per qualche sorta di bene
- 39:08comune. Ciò che però un paese deve
- 39:10assolutamente fare è mettere chi un
- 39:13figlio lo desidera nelle condizioni di
- 39:15poterlo fare e chi ne vuole più di uno
- 39:17nelle condizioni di poterli mantenere e
- 39:19far crescere in un contesto che la
- 39:21genitorialità non la obbliga ma la
- 39:24supporta. Che poi la crisi demografica
- 39:26abbia impatti a 360° sull'economia
- 39:28pubblica è fuor dubbio e in questo video
- 39:30ne abbiamo parlato. Ma ciò non vuol dire
- 39:32che la soluzione sia spingere le persone
- 39:34a fare i figli se questi figli non li
- 39:36vogliono, quanto appunto permettere a
- 39:38chi li vuole di poterlo fare
- 39:40serenamente. Perché alla fine la vera
- 39:42responsabilità di un paese moderno
- 39:44dovrebbe essere questa: non obbligare,
- 39:46non giudicare, non pressare, ma rendere
- 39:48possibile, evitando che certi giovani si
- 39:50trovino nella condizione di volere
- 39:52figli, ma non poterselo permettere.
- 40:05In Italia non facciamo più figli e la
- 40:08nostra popolazione sta invecchiando
- 40:10sempre di più. I giovani che ci sono
- 40:11scappano all'estero e nel 2050 più di un
- 40:14italiano su tre sarà in pensione.
- 40:16[musica] Tutto questo sta mettendo a
- 40:18serio rischio il nostro sistema
- 40:20pensionistico che da qui a qualche
- 40:21decennio potrebbe collassare. Ma se
- 40:23questi sono i problemi, perché non
- 40:25stiamo facendo nulla per risolverli?
- 40:30>> [musica]
- 40:42>> Ormai lo sentiamo spesso, l'Italia ha un
- 40:45grosso problema demografico, talmente
- 40:47grosso che rischiamo ci scoppi tra le
- 40:49mani. Questo problema ha due facce,
- 40:51entrambe preoccupanti. Da un lato
- 40:53abbiamo il drammatico calo delle
- 40:55nascite, dall'altro un progressivo
- 40:57invecchiamento della popolazione.
- 40:59Guardiamo però qualche numero che ci
- 41:00spiega bene questo concetto. Questo
- 41:02grafico mostra il numero di nascite
- 41:04negli ultimi 20 anni. Nel 2005 nascevano
- 41:07circa 550.000 bambini all'anno. Nel 2023
- 41:11invece ne sono nati solo 379.000, che
- 41:14per capirci è il numero più basso dai
- 41:16tempi dell'Unità d'Italia. La cosa
- 41:18preoccupante però sapete qual è? che se
- 41:20a questo grafico aggiungiamo il numero
- 41:21di decessi scopriamo che ogni anno
- 41:24nascono meno bambini rispetto alle
- 41:25persone che muoiono. Che poi nel
- 41:27concreto vuol dire che se 20 anni fa la
- 41:29nostra popolazione cresceva oggi di
- 41:31fatto diminuisce ogni singolo anno. Come
- 41:34se questo non bastasse, al fatto che
- 41:35nascono pochi bambini si unisce
- 41:37l'aspettativa di vita che continua ad
- 41:39aumentare, che vuol dire che le persone
- 41:41vivono più a lungo. Capiamoci, questa
- 41:42cosa qui è una roba positiva, nel senso
- 41:44che ben venga che le persone vivano più
- 41:46a lungo, ma se a livello demografico
- 41:47abbiamo una popolazione sempre più
- 41:49anziana che vive sempre più a lungo, a
- 41:51fronte di una popolazione giovane che è
- 41:53sempre meno pesante, beh, allora possono
- 41:55nascere una serie di problemi non
- 41:57[musica] indifferenti. Per farla breve,
- 41:58questa dinamica demografica ha
- 42:00conseguenze su tre livelli: quello
- 42:01sociale e politico, quello industriale e
- 42:04quello pensionistico. Guardiamole una
- 42:05alla volta.
- 42:09La prima grande conseguenza della crisi
- 42:11demografica e dell'invecchiamento della
- 42:13popolazione è quella sul piano sociale e
- 42:15politico. E qui in realtà il tema è
- 42:18super semplice. Se ci sono sempre più
- 42:20anziani rispetto ai giovani, allora
- 42:21l'attenzione della politica sarà sempre
- 42:23più rivolta a quella fetta di
- 42:25popolazione che pesa di più a livello
- 42:26elettorale. La cosa, se ci pensate, è
- 42:29già oggi così e visto il trend
- 42:30demografico, per certi versi non potrà
- 42:32far altro che peggiorare. Il risultato
- 42:34sarà che le risorse pubbliche verranno
- 42:36sempre più indirizzate verso servizi e
- 42:38bisogni degli anziani, mentre temi
- 42:40legati all'entrata nel mondo del lavoro,
- 42:41alla crisi abitativa e agli investimenti
- 42:43in istruzione prenderanno sempre più il
- 42:46secondo piano. E non a caso, già oggi in
- 42:47Italia spendiamo più per le pensioni che
- 42:49per sanità, istruzione e ricerca messe
- 42:51assieme, a riprova del fatto che
- 42:53l'importanza della popolazione giovane è
- 42:55sempre più relativa. E sempre per
- 42:57rimanere in tema, non è nemmeno un caso
- 42:59che slogan politici come alzare le
- 43:01pensioni minime a €1000 abbiano sempre
- 43:03tirato molto di più rispetto ad altri
- 43:05legati maggiormente agli under 40. Oltre
- 43:07alle conseguenze politiche sociali,
- 43:09l'invecchiamento della popolazione ha
- 43:11anche conseguenze dal punto di vista
- 43:13industriale e aziendale e anche qui il
- 43:15motivo è molto semplice. Avere sempre
- 43:17meno giovani nella forza lavoro porta
- 43:19meno capacità innovativa, meno
- 43:20propensione al rischio e minore capacità
- 43:22di adattarsi ai cambiamenti tecnologici
- 43:24e culturali. con tutte le conseguenze
- 43:26del caso in termini di produttività e
- 43:28crescita aziendale, della serie il mondo
- 43:30corre veloce e le nostre aziende
- 43:32rischiano di essere lasciati indietro.
- 43:33dell'impatto della perdita dei giovani
- 43:35sulle aziende e sul paese, ne avevamo
- 43:37parlato meglio anche in questo video,
- 43:38per cui se volete vi lascio il link qui
- 43:40sotto in descrizione. Tra tutte le
- 43:42conseguenze dell'andamento demografico,
- 43:44forse però quella che rischia di creare
- 43:46il problema più grande riguarda il
- 43:48nostro sistema pensionistico.
- 43:53Per capire come mai l'andamento
- 43:54demografico avrà un impatto devastante
- 43:56sul nostro sistema pensionistico,
- 43:58dobbiamo fare un passo indietro e capire
- 44:00come funziona il nostro sistema e come è
- 44:03cambiato nel tempo. La prima cosa da
- 44:04sapere è che il sistema pensionistico
- 44:06italiano non ha sempre funzionato come
- 44:08funziona oggi. Fino al 1945 funzionava
- 44:11con un sistema detto a capitalizzazione.
- 44:14In pratica chi lavorava versava dei
- 44:15contributi e questi contributi servivano
- 44:17per pagare la sua pensione una volta
- 44:19arrivato il momento. In sostanza, ogni
- 44:21lavoratore versava contributi che
- 44:23venivano investiti e generavano
- 44:25rendimenti che una volta raggiunta l'età
- 44:27pensionabile avrebbero generato una
- 44:28rendita basata proprio su quanto il
- 44:31lavoratore aveva effettivamente versato
- 44:33durante la sua carriera lavorativa. Nel
- 44:35dopoguerra però il sistema
- 44:36capitalizzazione venne sostituito da un
- 44:38altro sistema che è quello tuttora in
- 44:40vigore e cioè il sistema a ripartizione.
- 44:42Qui la differenza è sostanziale perché
- 44:45chi lavora oggi non paga i contributi
- 44:47per se stesso quando andrà in pensione,
- 44:49ma i suoi contributi di oggi servono per
- 44:51pagare le pensioni di chi è in pensione
- 44:53ci è già, instaurandosi così quello che
- 44:55è un vero e proprio patto
- 44:57intergenerazionale dove i pensionati di
- 44:59oggi dipendono completamente da chi è
- 45:01nel mondo del lavoro in questo momento,
- 45:03del tipo che io pago le pensioni di chi
- 45:05è venuto prima di me nella speranza che
- 45:07chi verrà dopo pagherà la mia. E
- 45:09giustamente qualcuno di voi potrebbe
- 45:10dirmi, "Ma scusa, ma che gli è venuto in
- 45:12mente nel dopoguerra per passare da un
- 45:14sistema all'altro?" Cioè, non era più
- 45:15semplice restare col sistema
- 45:17capitalizzazione dove ognuno pagava il
- 45:19suo? In realtà il motivo per passare da
- 45:20un sistema a un altro c'è e per certi
- 45:23versi era anche molto sensato. Durante
- 45:25la guerra, infatti, si era arrivati alla
- 45:27situazione paradossale in cui
- 45:29l'inflazione aveva superato il 300%. E a
- 45:32causa di questo i contributi versati
- 45:34anni prima da chi era poi andato in
- 45:35pensione negli anni 40 e50 si erano
- 45:38completamente svalutati. Di fatto ai
- 45:40pensionati di quel tempo rischiava di
- 45:41rimanere il cerino in mano, per cui la
- 45:43politica decise di fare un passo nella
- 45:45loro direzione e cambiare il sistema.
- 45:47Come dicevamo prima, però, questo
- 45:49cambiamento di sistema implicava la
- 45:51necessità che ci fosse gente che lavora
- 45:53per pagare le pensioni di chi è in
- 45:55pensione oggi. E questo nuovo sistema
- 45:57non ha solo questa necessità, ma ha
- 45:58proprio bisogno di un rapporto tra
- 46:00queste persone. Cioè, in sostanza,
- 46:02perché il sistema resti in piedi, serve
- 46:04un dato rapporto di numero di persone
- 46:07tra quelli che lavorano e quelli che
- 46:09sono in pensione, perché altrimenti i
- 46:10soldi per pagare le pensioni
- 46:12semplicemente non ci sono. rapporto che
- 46:14conti alla mano corrisponde a 1,5
- 46:16lavoratori per ogni pensionato. Ora
- 46:18capite bene che finché nascono tanti
- 46:20bambini e negli anni la forza lavoro si
- 46:22rinnova ad un ritmo sufficiente a tenere
- 46:24questo rapporto, siamo tutti contenti.
- 46:26Ma se per qualsiasi ragione la dinamica
- 46:28demografica dovesse cambiare, magari con
- 46:30meno bambini che nascono e anziani che
- 46:32vivono sempre più a lungo e quindi
- 46:34percepiscono pensioni per più tempo,
- 46:36beh, allora questo castello di carta
- 46:38rischierebbe di crollare. Ecco,
- 46:40purtroppo questa è la situazione di
- 46:42fronte alla quale ci troviamo oggi.
- 46:44[musica]
- 46:46Ma quindi a fronte di tutto quello che
- 46:48abbiamo detto, il sistema pensionistico
- 46:49italiano è a rischio oppure no? Vediamo
- 46:52qualche numero. Attualmente i pensionati
- 46:54in Italia sono 16 milioni, mentre i
- 46:56lavoratori sono circa 24 milioni, per
- 46:58cui il rapporto è in equilibrio a 1,5
- 47:01lavoratori per ogni pensionato. Ma dati
- 47:03alla mano già oggi il sistema è in parte
- 47:05scricchiolante. Se guardiamo i numeri
- 47:07dell'INS scopriamo infatti che nel 2023
- 47:10questa ha incassato circa 269 miliardi
- 47:13di euro dai lavoratori come contributi,
- 47:15ma ha dovuto versare circa 300 miliardi
- 47:18per le pensioni. Questo significa che in
- 47:20un solo anno per pagare le pensioni
- 47:22abbiamo speso 30 miliardi in più di
- 47:24quello che avremmo potuto con il buco
- 47:26che è stato di fatto coperto dalla
- 47:27fiscalità generale, cioè dalle tasse di
- 47:29tutti noi. Ma lo sapete qual è il vero
- 47:32problema? Che questa situazione è
- 47:34destinata a peggiorare e il motivo è il
- 47:36trend demografico che dicevamo prima.
- 47:38Nei prossimi anni, infatti, perderemo
- 47:41persone in età lavorativa, mentre il
- 47:43numero di pensionati continuerà ad
- 47:44aumentare, anche perché proprio in
- 47:46questi anni sta entrando nell'età
- 47:48pensionabile l'enorme generazione dei
- 47:50baby boomer. Le stime più credibili
- 47:52dicono che senza interventi nel 2050 il
- 47:55rapporto tra lavoratori e pensionati
- 47:58arriverà vicino a uno a uno, cioè un
- 48:00lavoratore per ogni pensionato. Questo
- 48:02significa che ogni lavoratore dovrà
- 48:04sostenere con i propri contributi un
- 48:06intero pensionato che visto tutto ciò
- 48:08che abbiamo detto finora capite bene
- 48:10quanto poco sia sostenibile. Poi,
- 48:12attenzione, questo non vuol dire che al
- 48:142050 l'INPS collasserà e tutti i
- 48:17pensionati si troveranno con le gambe
- 48:19all'aria, ma semplicemente che questi
- 48:21soldi che mancano dovranno essere tirati
- 48:23fuori dalla fiscalità generale, quindi
- 48:25dalle imposte che paghiamo tutti noi
- 48:26ogni singolo anno. Detto ciò, qualcuno
- 48:28di voi giustamente potrebbe dirmi "Ma
- 48:30scusa, ma questi problemi mica li
- 48:32scopriamo oggi? Cioè, com'è che non è
- 48:34mai stato fatto nulla a riguardo?"
- 48:38In realtà qualcosa per migliorare le
- 48:40cose è stato fatto, anche se spesso si
- 48:43tratta di scelte che sono state recepite
- 48:45come molto impopolari dalle persone,
- 48:47visto che sono andate a intaccare
- 48:49direttamente i loro portafogli. La prima
- 48:51è stata la riforma dini del 1995 che ha
- 48:54portato ad un cambiamento all'interno
- 48:56del sistema ripartizione. Prima della
- 48:58riforma, infatti, era in vigore un
- 49:00sistema ripartizione retributivo dove
- 49:02fondamentalmente l'importo delle
- 49:04pensioni era calcolato come una media
- 49:06degli ultimi stipendi prima di andare in
- 49:08pensione. Con la riforma si è invece
- 49:09passati nel tempo ad un sistema
- 49:12ripartizione contributivo dove l'importo
- 49:14delle pensioni era calcolato non sugli
- 49:16ultimi stipendi, ma sui contributi
- 49:18effettivamente versati nella vita del
- 49:20lavoratore. E attenzione, questo
- 49:22indipendentemente dal fatto che poi non
- 49:24si usassero quei soldi versati per
- 49:26pagare quella pensione. Il motivo di
- 49:28questo passaggio è stato che il sistema
- 49:30retributivo era di fatto un'anomalia
- 49:32insostenibile perché generava pensioni
- 49:34sproporzionate rispetto ai contributi
- 49:36versati. Un'altra riforma, forse ancor
- 49:38più impopolare, è stata la riforma
- 49:40Fornero nel 2011, che da una parte ha
- 49:43allungato l'età pensionabile e
- 49:44dall'altra ha accelerato il passaggio al
- 49:46sistema contributivo, rendendo, seppur
- 49:49nelle sue varie imperfezioni, più
- 49:51sostenibile nel lungo periodo l'intero
- 49:52castello di carta. Detto questo, alla
- 49:54politica si sa, guardare avanti nel
- 49:56tempo non è che piaccia poi così tanto e
- 49:59la tentazione di promettere sempre di
- 50:00più, piuttosto che di meno, l'ha portata
- 50:02a lanciare iniziative che hanno quasi
- 50:04completamente annacquato il bene fatto
- 50:07dalla riforma Dini e dalla riforma
- 50:09Fornero. E di questi annacquamenti,
- 50:10negli ultimi anni, ne abbiamo visti
- 50:12parecchi, non per ultimi le varie quota
- 50:14100, quota 102 e quota 103 per i
- 50:16pensionamenti anticipati che sono stati
- 50:18esempi perfetti di veri e propri regali
- 50:21elettorali che hanno messo ulteriore
- 50:23debito sulle spalle delle generazioni
- 50:25più giovani.
- 50:27[musica]
- 50:29Ok, che ci sia un problema è chiaro, ma
- 50:31capito questo cosa possiamo fare? Cioè,
- 50:33esiste un modo per evitare che questo
- 50:35treno deragli e magari far sì che anche
- 50:38noi giovani un giorno potremmo godere di
- 50:40una pensione decente? [risate] La
- 50:42risposta è che di soluzioni ce ne sono,
- 50:45ma la verità è che nessuna di queste è
- 50:47una soluzione semplice, semplificando,
- 50:49le strade sono essenzialmente due. Da
- 50:51una parte si deve agire cercando di
- 50:53aumentare il numero di lavoratori e
- 50:55dall'altra agire per cercare di ridurre
- 50:57la spesa pensionistica. Per aumentare il
- 50:59numero di lavoratori si può agire su tre
- 51:00fronti. Nell'immediato serve trovare un
- 51:02modo per attivare chi ha i margini del
- 51:05mercato del lavoro. L'Italia è oggi il
- 51:06paese con uno dei tassi di occupazione
- 51:08femminile più bassi d'Europa e uno dei
- 51:10paesi con il più alto numero di NIT e
- 51:12quindi di giovani che non studiano né
- 51:14lavorano. Trovare il modo di migliorare
- 51:16questi numeri è complesso, ma
- 51:17rappresenta una carta che dobbiamo
- 51:19trovare il modo di giocarci. Nel medio
- 51:21termine serve agire per fermare
- 51:23l'emorragia di talenti. Ogni anno
- 51:25migliaia di giovani cervelli lasciano
- 51:27l'Italia e se ne vanno all'estero alla
- 51:28ricerca di salari più competitivi e
- 51:30opportunità di carriera migliori.
- 51:32Cercare di prevenire la fuoca di
- 51:33cervelli, come dicevamo anche in questo
- 51:35video, è cruciale perché altrimenti è
- 51:37come se stessimo cercando di raccogliere
- 51:39dell'acqua con un secchiello bucato. Nel
- 51:40lungo termine l'Italia, così come tanti
- 51:43altri paesi nel mondo, deve cercare di
- 51:45invertire il trend demografico e
- 51:46aumentare le nascite. E capiamoci,
- 51:48questo non vuol dire dare bonus bebè e
- 51:50cose simili che lasciano il tempo che
- 51:52trovano, ma anche qui agire sul mercato
- 51:54del lavoro per creare le condizioni
- 51:56economiche per i giovani tali per cui
- 51:58fare un figlio non diventa una cosa
- 52:00impossibile, ma una possibilità per chi
- 52:02vuole perseguirla. A questo si
- 52:04dovrebbero aggiungere un welfare più
- 52:05efficiente e migliori servizi
- 52:07all'infanzia, come ad esempio più posti
- 52:09negli asilini do pubblici per le coppie
- 52:11che lavorano. Dall'altra parte serve
- 52:12anche agire per ridurre la spesa
- 52:14pensionistica. Questo è forse ancora più
- 52:16complesso perché le pensioni sono da
- 52:18sempre un tema molto sensibile a livello
- 52:20politico [musica] e nessun partito vuole
- 52:22scontentare buona parte del suo
- 52:24elettorato. È però inevitabile che
- 52:26qualcosa debba essere fatto per salvare
- 52:28il sistema e questo non significa
- 52:30tagliare le pensioni minime o colpire
- 52:32che è più vulnerabile, ma si tratta di
- 52:33far pace col cervello e capire che se
- 52:35l'aspettativa di vita cresce, l'età
- 52:37pensionabile deve crescere di
- 52:39conseguenza e che tutti i privilegi e le
- 52:41distorsioni del passato non possono
- 52:43esistere per sempre. La situazione è
- 52:45complicata, ma le soluzioni ci sono. Che
- 52:47poi queste vogliono essere perseguite
- 52:48dalla politica è un altro discorso, ma
- 52:51se non ci rendiamo conto al più presto
- 52:53che qui si sta giocando il futuro del
- 52:55nostro paese, allora il rischio è che
- 52:57quando il treno chiamato pensioni
- 52:58arriverà in stazione, potrebbe non
- 53:01esserci posto per tutti.
- 53:06[musica]
- 53:12Dal 1990 ad oggi gli stipendi in Italia
- 53:16sono fermi. Il nostro è l'unico paese in
- 53:19tutta Europa in cui la situazione è così
- 53:21grave e gli effetti sulle nostre tasche
- 53:23si stanno già facendo sentire. Ma com'è
- 53:26possibile che i nostri stipendi siano
- 53:27fermi da 30 anni a questa parte? La
- 53:29risposta a questa domanda si cela dietro
- 53:32a 12 lettere, ad una singola parola che
- 53:35nasconde la chiave per comprendere e
- 53:38potenzialmente risolvere tutti i nostri
- 53:41problemi. Quella parola, quelle 12
- 53:43lettere sono produttività.
- 53:50Partiamo dai fatti. Secondo i dati Oxe,
- 53:52negli ultimi 30 anni, quindi dal 1993 al
- 53:552023, i salari reali in Italia sono
- 53:58addirittura diminuiti dell'1,8%.
- 54:01Praticamente vuol dire che in 30 anni
- 54:03quello che ci possiamo permettere di
- 54:05comprare con i nostri stipendi è sceso.
- 54:07Per darvi un'idea, nello stesso periodo
- 54:09la media dei paesi Oxe ha visto un
- 54:11aumento dei salari reali del 29,5%.
- 54:14Se poi al posto che guardare agli ultimi
- 54:1630 anni, guardiamo all'ultimo periodo,
- 54:18quindi dal 2019 al 2024, l'Italia è il
- 54:21paese che ha registrato il maggior calo,
- 54:23la maggior riduzione dei salari reali
- 54:26tra le maggiori economie dell'Oxe.E. In
- 54:28realtà, se guardiamo solo a questi
- 54:29ultimi 5 anni, il motivo di questa cosa
- 54:32lo conosciamo già, visto che sono stati
- 54:34anni di alta inflazione in cui il potere
- 54:36d'acquisto dei nostri salari si è
- 54:38parecchio ridotto. Prima di andare
- 54:40avanti dobbiamo però fare un appunto in
- 54:42questo video, quando parliamo di salari
- 54:44parliamo sempre di salari reali e la
- 54:47parola reali in questo caso è
- 54:49fondamentale perché indica i salari ma
- 54:51tenendo già conto dell'inflazione.
- 54:53Quindi, quando diciamo che i salari
- 54:55reali sono rimasti fermi negli ultimi 30
- 54:57anni, non vuol dire che se 30 anni fa il
- 54:59vostro stipendio era l'equivalente di
- 55:01€1500, oggi quella cifra è ancora
- 55:05esattamente €1500. Magari il numero oggi
- 55:08è un pelino più alto, che ne so, è
- 55:10diventato €1700,
- 55:12ma se consideriamo il costo della vita,
- 55:14ecco, questi 1700 di oggi sono pari ai
- 55:17€1500 di 30 anni fa, quindi il vostro
- 55:20salario reale e la parolina chiave è
- 55:22reale, eh, quindi [musica] quello che vi
- 55:24potete permettere di comprare con il
- 55:25vostro stipendio, è rimasto di fatto
- 55:27fermo. E questa differenza, quando si
- 55:29parla di numeri, di salari e di
- 55:31stipendi, è fondamentale perché se non
- 55:33la capiamo possiamo tranquillamente
- 55:36finire per malinterpretare i vari titoli
- 55:39di giornale a riguardo. Per capirci,
- 55:41guardate per esempio questi numeri.
- 55:42Ecco, secondo l'ISTAT, tra il 2019 e il
- 55:462023, quindi in soli 4 anni, le
- 55:48retribuzioni contrattuali, quindi
- 55:50semplificando un po' i nostri salari,
- 55:52sono aumentati del 5,4%.
- 55:55Bello, direte voi, no? è peccato che
- 55:57nello stesso periodo l'inflazione è
- 55:59aumentata del 16,2%.
- 56:01Per cui il risultato è che ci troviamo
- 56:03con meno potere d'acquisto di primo, per
- 56:05cui i salari reali sono diminuiti,
- 56:07nonostante magari il numerino in busta
- 56:10paga sia cresciuto.
- 56:15Ora la domanda che sorge spontanea è
- 56:17perché siamo in questa situazione? Ecco,
- 56:20qui entra in gioco quella parolina che
- 56:23vi dicevo prima, la produttività. Per
- 56:25capire di cosa stiamo parlando, pensate
- 56:27alla produttività come al motore
- 56:29dell'economia. In pratica misura quanto
- 56:31riusciamo a produrre con le risorse che
- 56:33abbiamo a disposizione. Più è potente,
- 56:36fra virgolette, questo motore, più il
- 56:38paese cresce, crea lavoro e si sviluppa.
- 56:40Nel concreto la produttività non è altro
- 56:43che quanto siamo in grado di produrre
- 56:44rispetto a quello che utilizziamo per
- 56:47produrre, dove le cose che utilizziamo
- 56:49per produrre in un paese
- 56:51industrializzato com'è il nostro di
- 56:53fatto, com'è l'Italia sono il capitale,
- 56:55quindi le macchine, gli edifici, le
- 56:57tecnologie e il lavoro, quindi le ore
- 56:59lavorate di tutti noi. Ecco, la
- 57:01produttività è quanto riusciamo a
- 57:03produrre considerando il capitale che
- 57:05utilizziamo e le ore che lavoriamo. Ora
- 57:07io lo so che magari tutta sta roba vi
- 57:09sembra un po' astratta, ma proviamo a
- 57:11fare un esempio concreto, giusto per
- 57:13capirci. Immaginate due panetterie. Da
- 57:15una parte la panetteria antica e
- 57:17dall'altra la panetteria moderna.
- 57:18Entrambe hanno cinque dipendenti, ognuno
- 57:21dei quali lavora 8 ore al giorno. Fin
- 57:23qui tutto ok, ma la panetteria moderna
- 57:25ha investito in un forno super
- 57:27efficiente, mentre la panetteria antica
- 57:28ne ha uno vecchio di 25 anni fa. Dati
- 57:31alla mano, il risultato è che la
- 57:32panetteria antica produce 500 pagnotte
- 57:35al giorno, mentre la panetteria moderna
- 57:37ne produce 800 di pagnotte al giorno.
- 57:40Quindi possiamo dire che quella moderna
- 57:42è decisamente più produttiva di quella
- 57:45antica. Ecco, quando parliamo di
- 57:46produttività e lo facciamo a livello
- 57:48nazionale, è come se stessimo
- 57:50confrontando l'efficienza, fra
- 57:51virgolette, di tutte le panetterie del
- 57:54paese e purtroppo per noi, per l'Italia,
- 57:56è come se gli altri paesi avessero un
- 57:58sacco di panetterie moderne, mentre noi
- 58:01siamo pieni di panetterie antiche. E so
- 58:03che questo è un esempio quasi banale, ma
- 58:05rende l'idea di quello che è lo
- 58:06squilibrio che c'è tra noi e l'estero.
- 58:08Squilibrio che ha conseguenze concrete
- 58:11sulla nostra economia. Cioè, pensateci,
- 58:13se la maggior parte delle nostre aziende
- 58:15sono come la panetteria antica, vuol
- 58:17dire che producono meno con le stesse
- 58:19risorse, quindi guadagnano di meno e
- 58:21hanno meno margine per aumentare
- 58:23stipendi, per innovare, comprare nuovi
- 58:25forni o per espandersi e aprire nuove
- 58:28panetterie in giro per il mondo. E tutto
- 58:30questo cosa comporta? Comporta che si
- 58:31innesta un circolo vizioso dove la bassa
- 58:34produttività frena gli aumenti di
- 58:36stipendio. Gli stipendi fermi fanno
- 58:38stagnare anche i consumi delle persone
- 58:40perché l'inflazione comunque esiste e
- 58:42quindi con sempre gli stessi soldi in
- 58:43tasca si finisce per comprare di meno e
- 58:46con i consumi che non crescono granché
- 58:47le aziende si ritrovano in media ad
- 58:49avere ancora meno incentivi ad innovare
- 58:51e quindi la produttività rimane ferma.
- 58:53Cioè è un po' come se l'intero sistema
- 58:55economico italiano girasse al minimo un
- 58:57po' incapace di ingranare la marcia
- 58:59giusta per accelerare. E qui arriviamo
- 59:01al nocciolo della questione. In Italia
- 59:04negli ultimi 20 anni la produttività è
- 59:06stata praticamente ferma. Cioè, in
- 59:08pratica, negli ultimi 20 anni il nostro
- 59:10motore economico è rimasto ingolfato e
- 59:13le conseguenze di tutto questo si sono
- 59:15poi scagliate sui nostri stipendi.
- 59:21Quindi, se dovessimo un po' riassumere
- 59:23semplificando, possiamo dire che i
- 59:25salari non crescono se la produttività
- 59:27rimane ferma. Ed effettivamente, se
- 59:29guardiamo ai dati, per esempio, di
- 59:30questo grafico qui, negli ultimi 20
- 59:32anni, quindi dal 2000 al 2023, la
- 59:34produttività in Italia è stata
- 59:36praticamente ferma, cioè è cresciuta di
- 59:38un misero 2%. E il problema è che nel
- 59:41confronto diretto con noi altri paesi ci
- 59:43hanno più che doppiato con Francia,
- 59:45Germania e Spagna che hanno tutte
- 59:47segnato tassi di crescita in doppia
- 59:49cifra e pensate addirittura anche la
- 59:51Grecia ha fatto meglio di noi, segnando
- 59:52un + 4,4%.
- 59:55Insomma, noi siamo rimasti praticamente
- 59:57fermi mentre gli altri hanno continuato
- 59:59a correre. Ora, tutto ciò che abbiamo
- 1:00:00detto fin qui è vero, ma c'è un aspetto
- 1:00:03che dobbiamo sottolineare per essere del
- 1:00:05tutto completi e cioè che il problema
- 1:00:07della bassa produttività non è uniforme
- 1:00:09in tutta Italia, nel senso che ci sono
- 1:00:11alcuni settori che se la cavano meglio e
- 1:00:14alcuni settori che invece se la cavano
- 1:00:15decisamente peggio. Il settore del
- 1:00:17commercio o quello della riparazione dei
- 1:00:19veicoli, ad esempio, ha visto un aumento
- 1:00:21della produttività di circa il 57% in 20
- 1:00:24anni. il settore informatico del 38%,
- 1:00:27quello manifatturiero del 22%, le
- 1:00:29attività finanziarie assicurative del
- 1:00:3115%, quindi molto molto bene. D'altro
- 1:00:34canto ci sono tutti quei settori che
- 1:00:35hanno invece visto la loro produttività
- 1:00:37scendere come il settore estrattivo che
- 1:00:39è addirittura crollato del 41%, quello
- 1:00:42della fornitura di elettricità e gas che
- 1:00:44è crollato del 34%, oppure ancora il
- 1:00:47settore della ristorazione degli alloggi
- 1:00:49o quello delle costruzioni che hanno
- 1:00:51segnato rispettivamente cali del 28% e
- 1:00:54del 13%. Insomma, il problema riguarda
- 1:00:57un po' tutta la nostra economia, ma il
- 1:00:59dito non lo possiamo puntare verso tutti
- 1:01:02i settori e le aziende allo stesso modo
- 1:01:04e questo ce lo dobbiamo ricordare bene.
- 1:01:10Quindi che abbiamo un problema di
- 1:01:12produttività, è chiaro. Che questo
- 1:01:14impatta sui nostri stipendi che sono
- 1:01:16fermi è chiaro. Ma quello che non è
- 1:01:18ancora chiaro è il perché, cioè perché
- 1:01:20abbiamo un problema di produttività?
- 1:01:22Quali sono le cause alla base di questa
- 1:01:25stagnazione? I motivi sono tanti, ma
- 1:01:27possiamo identificarne sicuramente tre
- 1:01:30che sono alla base di tutto questo. Il
- 1:01:32primo è legato alla nostra struttura
- 1:01:34produttiva, ovvero al fatto che in
- 1:01:36Italia il 95% delle imprese sono
- 1:01:39microimprese, quindi aziende con meno di
- 1:01:41nove dipendenti. Per capirci, parliamo
- 1:01:43di circa 4 milioni di aziende che danno
- 1:01:45lavoro a 7 milioni di persone, quindi
- 1:01:48circa un occupato su tre. E uno potrebbe
- 1:01:50dirmi, "Ma Nicola, ma che c'entra avere
- 1:01:52tante microimprese col fatto di essere
- 1:01:54poco produttivi?" Beh, c'entra perché le
- 1:01:56microimprese tendono notoriamente ad
- 1:01:58essere meno produttive rispetto alle
- 1:02:01grandi imprese e il motivo è di solito
- 1:02:03che le microimprese hanno processi meno
- 1:02:05strutturati, tendono ad investire meno
- 1:02:08in macchinaria, innovazione perché hanno
- 1:02:09meno soldi banalmente e hanno
- 1:02:11generalmente un management con un
- 1:02:13livello di istruzione in media più
- 1:02:15basso, che sono questi qui tutti i
- 1:02:17fattori che nel complesso vanno ad
- 1:02:18incidere negativamente sulla loro
- 1:02:20produttività. Per citarvi un dato,
- 1:02:22consideriamo 100 la produttività delle
- 1:02:25grandi imprese. Ecco, quella delle
- 1:02:26microimprese, a seconda del settore, è
- 1:02:29tra il 30 e il 50, quindi meno della
- 1:02:31metà. Però questo è fisiologico perché
- 1:02:33vale per l'Italia così come per
- 1:02:35l'estero. Certo, il vero problema è che
- 1:02:36per noi vale un po' di più che per
- 1:02:38l'estero, quindi noi siamo comunque un
- 1:02:40po' meno produttivi che la Germania, la
- 1:02:42Francia o la Spagna e ovviamente noi che
- 1:02:44di microimprese ne abbiamo tante, tutto
- 1:02:46questo scotto lo paghiamo parecchio.
- 1:02:47Prima di passare al secondo problema
- 1:02:49aggiungo una considerazione che potrebbe
- 1:02:51sfatare un pochino un falso mito che
- 1:02:53esiste. Qualcuno sostiene che il motivo
- 1:02:55per cui siamo meno produttivi è legato
- 1:02:57al fatto che noi rispetto all'estero
- 1:02:59abbiamo molte più tipologie di aziende
- 1:03:01come bar o ristoranti che in generale
- 1:03:03sono di per sé meno produttive e che
- 1:03:06buona parte quindi del nostro gap di
- 1:03:08produttività con gli altri paesi sia
- 1:03:09dovuto a questo. Ecco, le cose in realtà
- 1:03:12non sono proprio così e non possiamo
- 1:03:14nasconderci dietro a questo falso mito.
- 1:03:16E questa cosa qui ce la dice proprio
- 1:03:18Banca d'Italia che in un paper che ha
- 1:03:20rilasciato lo scorso anno analizza
- 1:03:22proprio il problema della produttività
- 1:03:24in Italia e cerca di capire se questo
- 1:03:27gap che abbiamo con gli altri paesi sia
- 1:03:29dovuto alla nostra composizione
- 1:03:30settoriale oppure no. Per farvela breve
- 1:03:32e mi rendo conto per i più tecnici che
- 1:03:34sto semplificando un po', Banca d'Italia
- 1:03:37ci dice che in realtà solo una piccola
- 1:03:39parte del gap è spiegato da questo
- 1:03:41fattore, mentre invece la maggioranza è
- 1:03:43spiegata dal fatto che per ogni singolo
- 1:03:45settore noi tendiamo ad essere meno
- 1:03:48produttivi dell'estero. Non si tratta
- 1:03:50solo quindi di avere tanti ristoranti,
- 1:03:52ad esempio, ma che i nostri ristoranti
- 1:03:54sono comunque meno produttivi che quelli
- 1:03:56in Germania o quelli in Francia, così
- 1:03:58come sono meno produttive le nostre
- 1:03:59aziende di costruzioni e le nostre
- 1:04:01industrie. Insomma, non si può dire che
- 1:04:04siamo meno produttivi solo perché il
- 1:04:06nostro sistema economico è composto da
- 1:04:08settori che tendono in generale ad
- 1:04:10essere un pochino meno produttivi di
- 1:04:12altri e quindi il nostro gap di
- 1:04:14produttività è dovuto ad altro. A questo
- 1:04:16primo tema, cioè che abbiamo tantissime
- 1:04:18microimprese, si aggiunge poi il secondo
- 1:04:20che ovviamente in parte dipende un
- 1:04:22pochettino dal primo, però che in
- 1:04:23generale riguarda tutta la nostra
- 1:04:25economia, ovvero il fatto che investiamo
- 1:04:27troppo poco in ricerca e innovazione.
- 1:04:30Facciamo una premessa, alla base della
- 1:04:31crescita della produttività c'è infatti
- 1:04:33l'applicazione di tecnologie innovative
- 1:04:36che riescono a rendere il lavoro più
- 1:04:38produttivo, in generale più efficiente.
- 1:04:40Il nostro problema è che in queste
- 1:04:41tecnologie investiamo troppo poco.
- 1:04:43Quanto poco? Beh, considerate che senza
- 1:04:46complicare troppo l'analisi, se
- 1:04:47prendiamo i dati sulla spesa in ricerca
- 1:04:49e sviluppo in Italia in percentuale al
- 1:04:52PIL, noi investiamo solo l'1,4% contro
- 1:04:55una media europea del 2,1 e una media
- 1:04:58Oxe del 2,7. E di tutti questi mancati
- 1:05:01investimenti poi ne paghiamo le
- 1:05:03conseguenze perché per esempio ci
- 1:05:05troviamo quartultimi in Europa in
- 1:05:06classifiche come l'indice di
- 1:05:08digitalizzazione dell'economia e della
- 1:05:10società che non sono altro che proxy per
- 1:05:13come siamo messi a innovazione e
- 1:05:15ricerca. È poi ovvio che eh se
- 1:05:17investiamo poco in innovazione, le
- 1:05:18nostre aziende magari non adottano le
- 1:05:20tecnologie più innovative che rendono il
- 1:05:22processo lavorativo più veloce, più
- 1:05:24efficiente, più rapido e più produttivo
- 1:05:26e quindi di conseguenza i nostri dati di
- 1:05:28produttività continuano a migliorare.
- 1:05:30Ovviamente perché le innovazioni entrino
- 1:05:32in azienda c'è bisogno di due cose. Da
- 1:05:34una parte soldi per investimenti e
- 1:05:37dall'altra persone che nelle aziende
- 1:05:39portino questi cambiamenti e queste
- 1:05:40innovazioni. Per quanto riguarda i
- 1:05:42soldi, torniamo al problema delle
- 1:05:43microimprese, perché è chiaro che
- 1:05:45aziende più piccole sono meno propense a
- 1:05:47investire in digitalizzazione, processi
- 1:05:49innovativi, intelligenza artificiale,
- 1:05:52macchinari avanzati e in tutte quelle
- 1:05:54cose che sulla produttività potrebbero
- 1:05:56avere un grosso impatto. Ma non è che
- 1:05:58sono meno propense a farlo perché non
- 1:05:59c'hanno voglia, sono meno propense
- 1:06:00perché magari si tratta di cose
- 1:06:02complesse e un po' perché semplicemente
- 1:06:04sono troppo costose e non c'è davvero un
- 1:06:06incentivo per fare un passo che magari
- 1:06:09per molte piccole imprese rischia di
- 1:06:10rivelarsi troppo grande. D'altro canto,
- 1:06:12facciamo che magari i soldi ci siano
- 1:06:14pure. A quel punto c'è bisogno di
- 1:06:16persone, persone che all'interno delle
- 1:06:18aziende portino questi cambiamenti e
- 1:06:20queste innovazioni. E qui ci scontriamo
- 1:06:22con il fatto che molte microimprese
- 1:06:24hanno dirigenze composte da persone
- 1:06:26sicuramente competenti, ma che non hanno
- 1:06:28in media un livello di istruzione e
- 1:06:30formazione particolarmente elevato. E
- 1:06:32questo incide non tanto perché serve una
- 1:06:35laurea per fare impresa, ma perché in
- 1:06:37media questo si traduce in una minor
- 1:06:39managerializzazione delle imprese che
- 1:06:41poi concretamente le rende meno
- 1:06:43strutturate, quindi meno efficienti e
- 1:06:46quindi di fatto meno produttive. A
- 1:06:48quest'ultimo punto dell'avere poche
- 1:06:49persone che portano innovazioni in
- 1:06:51azienda si lega l'altro grande tema che
- 1:06:53da una parte è causa e dall'altra è
- 1:06:56conseguenza della scarsa produttività
- 1:06:58vista la situazione degli stipendi,
- 1:07:00ovvero il fatto che molti giovani
- 1:07:02talenti decidono di fuggire dall'Italia
- 1:07:04per andare all'estero. Questo esodo di
- 1:07:06massa è una vera e propria fuga di
- 1:07:08cervelli che purtroppo sulla nostra
- 1:07:10economia pesa parecchio, considerando
- 1:07:13che i giovani laureati che se ne vanno,
- 1:07:15che magari hanno una formazione in
- 1:07:16materie scientifiche o ingegneristiche,
- 1:07:19sono quelli che più di tutti sarebbero
- 1:07:21in grado di portare innovazione
- 1:07:23all'interno delle aziende. Certo, a un
- 1:07:25giovane talento vien da dire: "Ma perché
- 1:07:26mai io mi dovrei accollare lo stare in
- 1:07:28Italia con uno stipendio più basso?
- 1:07:30quando posso andare all'estero, prendere
- 1:07:32di più e fare pure la differenza perché
- 1:07:34c'è più meritocrazia. Ecco, diciamo che
- 1:07:36di storie di questo tipo se ne sentono
- 1:07:38parecchie perché il tema della fuga di
- 1:07:41cervelli è una grande emorragia a cui
- 1:07:44come paese non stiamo ancora rispondendo
- 1:07:46adeguatamente. Sulla fuga di cervelli,
- 1:07:48tra l'altro, ci sarebbe parecchio da
- 1:07:49dire, per cui se volete un video a
- 1:07:51riguardo fatecelo sapere nei commenti.
- 1:07:53In generale la fuga di cervelli però
- 1:07:55limita parecchio le nostre capacità di
- 1:07:57innovare come paese e questo non fa
- 1:07:59altro che alimentare il circolo vizioso
- 1:08:01che tiene la nostra produttività e
- 1:08:03quindi i nostri stipendi fermi al punto
- 1:08:06in cui erano 30 anni fa. A queste tre
- 1:08:07cause, quindi la struttura produttiva
- 1:08:09fatta da microimprese, l'innovazione
- 1:08:11scarsa e la fuga di cervelli, potremmo
- 1:08:13aggiungerne tante altre che incidono
- 1:08:15sulla nostra produttività, dalla
- 1:08:17certezza del diritto che è rivedibile
- 1:08:20con leggi che cambiano di anno in anno
- 1:08:22al grande tema delle differenze tra Nord
- 1:08:24e Sud Italia fino all'invecchiamento
- 1:08:26della popolazione, passando ovviamente
- 1:08:28per i sempre attuali problemi legati
- 1:08:30alla burocrazia, alla pressione fiscale
- 1:08:33e all'evasione. tutti i fattori che chi
- 1:08:35più o chi meno influiscono sulla
- 1:08:37crescita zero della nostra produttività.
- 1:08:44Ok? Quindi ora sappiamo che gli stipendi
- 1:08:46non crescono perché la produttività è
- 1:08:48ferma e che la produttività è ferma
- 1:08:50perché siamo pieni di microimprese, non
- 1:08:52innoviamo e perdiamo i nostri talenti
- 1:08:54che scappano all'estero. La domanda che
- 1:08:56però viene spontanea è: "Ok, ma sti
- 1:08:58problemi come cavolo li risolviamo?" La
- 1:09:00risposta, non vogliatemene, è molto
- 1:09:02complessa, ma l'idea di questo video è
- 1:09:04di darvi qualche spunto di riflessione
- 1:09:06su quello che si potrebbe potenzialmente
- 1:09:09fare. Si può pensare di affrontare il
- 1:09:10problema su tre livelli, quello
- 1:09:12aziendale, quello statale e quello
- 1:09:13europeo. Il primo livello, quello
- 1:09:15aziendale, è una conseguenza ed è una
- 1:09:17conseguenza di ciò che si fa a livello
- 1:09:18statale e a livello europeo. Quindi
- 1:09:20partiamo dagli altri due perché poi
- 1:09:22quello che si definisce come policy si
- 1:09:24riversa a cascata sulle aziende. a
- 1:09:27livello europeo di cose da fare ce ne
- 1:09:28sarebbero davvero tante, partendo da
- 1:09:30politiche industriali coordinate
- 1:09:33soprattutto per i settori che stanno
- 1:09:34perdendo competitività, ma che sono alla
- 1:09:36base delle nostre economie, come ad
- 1:09:38esempio l'automotive oppure il settore
- 1:09:40siderurgico. Entrambi aspetti di cui,
- 1:09:42tra l'altro, vi abbiamo parlato in
- 1:09:44alcuni post di cui vi lascio il link
- 1:09:47anche qui in descrizione. Sempre a
- 1:09:48livello europeo si potrebbe poi agire
- 1:09:50verso un'armonizzazione fiscale che
- 1:09:52potrebbe solo che fare bene forse e
- 1:09:54soprattutto ad un paese come il nostro,
- 1:09:56come l'Italia. C'è poi il livello
- 1:09:58statale e anche qui si possono fare
- 1:10:00davvero tante cose. Le più ovvie che vi
- 1:10:02menziono giusto per essere completi sono
- 1:10:05lavorare per ridurre il carico
- 1:10:06burocratico per le aziende, cercare di
- 1:10:08ridurre il costo del lavoro per le
- 1:10:10aziende e favorire la certezza delle
- 1:10:13norme per il fare impresa, soprattutto
- 1:10:15per far sì che le cose non continuino a
- 1:10:17cambiare di anno in anno. Al netto di
- 1:10:19queste, che possiamo considerare per
- 1:10:20certi versi delle ovvietà, forse le due
- 1:10:23cose più importanti che si dovrebbero
- 1:10:24fare sono da una parte strutturare un
- 1:10:27piano industriale a medio termine, piano
- 1:10:29che potrebbe, oltre a favorire gli
- 1:10:31investimenti in ricerca sviluppo e
- 1:10:33digitalizzazione andare a favorire la
- 1:10:35fusione tra le PMI con magari
- 1:10:37agevolazioni fiscali o crediti di
- 1:10:39imposta piuttosto che incentivare forme
- 1:10:42di ricerca applicata per spingere
- 1:10:44l'innovazione, finanziando, ad esempio,
- 1:10:46i dottorati industriali, quindi quindi i
- 1:10:48progetti di ricerca direttamente in
- 1:10:51azienda, magari con finanziamenti in
- 1:10:53percentuali più alte nel caso di
- 1:10:55progetti di ricerca applicata svolti
- 1:10:57proprio nelle piccole o medie imprese.
- 1:10:59D'altra parte, la seconda cosa più
- 1:11:01importante che si potrebbe fare è
- 1:11:02cercare di disincentivare la fuga di
- 1:11:05cervelli, cercando concretamente di
- 1:11:07mantenere i nostri talenti in Italia,
- 1:11:10magari incentivandoli con deduzioni
- 1:11:12fiscali importanti qualora decidessero
- 1:11:15di rimanere in Italia dopo la laurea per
- 1:11:17almeno 5 anni. che è una cosa diversa da
- 1:11:19quella che c'è attualmente, dove invece
- 1:11:21si incentiva il rientro dei cervelli,
- 1:11:23che è sì importante ma quasi spinge i
- 1:11:26giovani che si laureano ad andarsene per
- 1:11:28poi tornare. A dirla tutta, qualcosa sul
- 1:11:30tema di incentivazione agli investimenti
- 1:11:32è stato fatto con il piano Industria 4.0
- 1:11:35prima e quello Industria 5.0 che è ora
- 1:11:38in atto. Qualcosa di buono tutto questo
- 1:11:40lo ha fatto, anche se gli impatti sul
- 1:11:42PIL sono stati ad oggi un po' meno
- 1:11:44importanti delle speranze. Al neto di
- 1:11:46tutte queste potenziali soluzioni, se
- 1:11:48così vogliamo chiamarle, che sono solo
- 1:11:50alcune idee sparse, la cosa più di tutti
- 1:11:52che dovremmo portarci a casa è che la
- 1:11:54politica dovrebbe spendere meno tempo a
- 1:11:56litigare e più tempo a ragionare sui
- 1:11:59problemi che abbiamo e sulle cause che
- 1:12:01sono alla base di questi problemi.
- 1:12:03Perché se non iniziamo ora passo passo a
- 1:12:06cercare di risolvere questi problemi,
- 1:12:08non faremo altro che continuare su
- 1:12:10questa strada che purtroppo ci vede
- 1:12:12indirizzati verso un lungo, inesorabile
- 1:12:15e doloroso declino.
- 1:12:19[musica]
- 1:12:25Negli ultimi 10 anni 1,3 milioni di
- 1:12:28giovani italiani hanno lasciato il
- 1:12:30nostro paese alla ricerca di stipendi
- 1:12:31più alti e migliori opportunità di
- 1:12:33carriera. Un esodo che sta mettendo a
- 1:12:36rischio il futuro del nostro paese. Una
- 1:12:38fuga che ogni anno ci costa miliardi di
- 1:12:41euro e mette in pericolo il futuro della
- 1:12:43nostra economia e dell'Italia che
- 1:12:45conosciamo. Ma cosa sta alla base di
- 1:12:46tutto questo? Perché i nostri giovani se
- 1:12:49ne vanno e soprattutto cosa possiamo
- 1:12:51fare per fermarli?
- 1:12:55Partiamo dai numeri perché sono davvero
- 1:12:56[musica]
- 1:12:57impressionanti. Tra il 2011 e il 2021,
- 1:13:00quindi in soli 10 anni, 1,3 milioni di
- 1:13:03giovani italiani tra i 18 e i 34 anni
- 1:13:06hanno lasciato il nostro paese. E badate
- 1:13:08bene, questo è quello che ci dicono i
- 1:13:09numeri ufficiali perché realisticamente
- 1:13:12il dato potrebbe essere molto più alto.
- 1:13:14Il problema però non è solo
- 1:13:15quantitativo, perché i giovani che se ne
- 1:13:17vanno sono giovani ad altissimo
- 1:13:19potenziale e parecchio brillanti.
- 1:13:21Parliamo di ricercatori, ingegneri,
- 1:13:23medici e in generale laureati, proprio
- 1:13:25quelle figure di [musica] cui il nostro
- 1:13:27paese avrebbe più bisogno per riprendere
- 1:13:29a crescere. Una parentesi prima di
- 1:13:31continuare. Quando parliamo di fuga di
- 1:13:33cervelli, non ci riferiamo all'andare
- 1:13:34all'estero [musica] per 6 mesi a fare
- 1:13:36l'Erasmus o lo stage, ma di quel
- 1:13:38fenomeno di emigrazione definitiva che
- 1:13:40si ha quando un nostro giovane prende un
- 1:13:42biglietto di sola andata e se ne va
- 1:13:44senza una prospettiva di rientro. Prima
- 1:13:46di capire le cause alla base del
- 1:13:48problema della fuga di cervelli, che son
- 1:13:50parecchie, c'è però un altro punto da
- 1:13:52sottolineare. [musica]
- 1:13:53Oltre a perdere i nostri talenti che se
- 1:13:55ne vanno all'estero, il nostro paese fa
- 1:13:57infatti anche un sacco di fatica ad
- 1:13:59attrarre giovani stranieri perché
- 1:14:00vengano qui da noi a lavorare e
- 1:14:02purtroppo anche su questo i numeri
- 1:14:04parlano chiaro. Pensate che l'Italia
- 1:14:06attrae solo il 6% dei giovani europei
- 1:14:09qualificati che si spostano per lavoro
- 1:14:12contro il 43% della Svizzera e il 32%
- 1:14:15della Spagna. E pensate, sembra
- 1:14:17addirittura che per ogni giovane
- 1:14:19straniero qualificato che sceglie
- 1:14:20l'Italia, ben 17,5 italiani decido di
- 1:14:24andarsene all'estero. Cioè, nonostante
- 1:14:26la pizza, le spiagge, il bel tempo,
- 1:14:28l'Italia è all'ultimo posto come meta
- 1:14:30scelta dai giovani europei per andare a
- 1:14:32lavorare. È la serie I giovani in Italia
- 1:14:34vogliono venirci in vacanza, ma non a
- 1:14:36lavorare. E questo ci dice nemmeno
- 1:14:38troppo tra le righe, quanto i problemi
- 1:14:40strutturali della nostra economia e del
- 1:14:43nostro mercato del lavoro superino di
- 1:14:45gran lunga i vantaggi naturali e
- 1:14:47culturali del vivere in Italia.
- 1:14:52Per capire perché i giovani se ne vanno
- 1:14:53dall'Italia, dobbiamo capire meglio il
- 1:14:55nostro mercato del lavoro che di
- 1:14:57problemi ne ha parecchi, molti dei quali
- 1:14:59sono proprio alla base della fuga di
- 1:15:01cervelli. Tra tutti i problemi, quello
- 1:15:03principale riguarda la bassa dinamicità
- 1:15:06del mercato del lavoro, che in soldoni
- 1:15:08significa che il sistema ha difficoltà a
- 1:15:10cambiare e adattarsi. Questa cosa qui,
- 1:15:12nel concreto, implica due altre cose.
- 1:15:14Dal punto di vista delle aziende, queste
- 1:15:16tendono ad essere molto poco propense ad
- 1:15:18assumere nuovo personale e preferiscono
- 1:15:20mantenere gli stessi dipendenti per
- 1:15:22molti anni. E questo anche perché
- 1:15:24licenziare quando le cose non vanno bene
- 1:15:26è molto difficile e la conseguenza di
- 1:15:28questa cosa qui è che molte aziende
- 1:15:30faticano ad adattarsi rapidamente alle
- 1:15:32nuove esigenze di mercato e quindi anche
- 1:15:35offrire opportunità di carriere
- 1:15:36interessanti per i propri dipendenti.
- 1:15:38D'altro canto, dal punto di vista dei
- 1:15:40lavoratori, questo contesto implica che
- 1:15:42cambieranno lavoro raramente, anche
- 1:15:44quando sono insoddisfatti e non
- 1:15:46cambiando lavoro si troveranno anche ad
- 1:15:48avere poche opportunità di crescita
- 1:15:50professionale e aumenti salariali che
- 1:15:52spesso sono poco significativi. Quindi
- 1:15:54il mercato del lavoro è poco dinamico,
- 1:15:56ha tutte queste caratteristiche e questo
- 1:15:58è vero e interessante, ma la cosa che
- 1:16:00forse ci interessa di più sono le
- 1:16:02conseguenze di questa bassa dinamicità
- 1:16:04che sono alla base del problema della
- 1:16:06fuga di cervelli e di conseguenze ce ne
- 1:16:08sono di fatto quattro: la precarietà, la
- 1:16:11poca meritocrazia, la disoccupazione
- 1:16:13giovanile e ovviamente gli stipendi
- 1:16:16bassi. Guardiamoli uno per uno.
- 1:16:20La prima conseguenza del basso dinamismo
- 1:16:22e quindi causa del perché i giovani se
- 1:16:24ne vanno all'estero sono le poche
- 1:16:25opportunità di trovare lavoro. Un
- 1:16:27mercato del lavoro poco dinamico,
- 1:16:28infatti, rende difficile ai giovani
- 1:16:30l'ingresso in questo mondo del lavoro,
- 1:16:32un po' perché le loro posizioni sono già
- 1:16:34occupate da figure più senior che non si
- 1:16:36spostano facilmente e un po' perché le
- 1:16:38aziende sono più restie ad assumere e
- 1:16:40formare nuovi talenti, anche perché poi
- 1:16:42rischiano di far fatica a lasciarli a
- 1:16:44casa se le cose non dovessero andare
- 1:16:46bene. E quindi questo cosa comporta?
- 1:16:48Beh, comporta che sempre più realtà
- 1:16:49facciano ricorso a contratti di lavoro
- 1:16:51precari che vincolano meno le aziende,
- 1:16:54ma che allo stesso tempo danno gran poca
- 1:16:56sicurezza ai giovani a cui vengono
- 1:16:58proposti. E da questo punto di vista in
- 1:17:00Italia il problema è bello grosso.
- 1:17:02Pensate che nel 2022 su tutti i nuovi
- 1:17:05contratti di lavoro firmati in Italia e
- 1:17:07parliamo di più di 8 milioni di
- 1:17:08contratti solo il 17% era a tempo
- 1:17:12indeterminato, che in sostanza vuol dire
- 1:17:14che più di 8 contratti su 10 erano
- 1:17:17precari. Numeri che poi si manifestano
- 1:17:19in contratti a tempo determinato,
- 1:17:20rinnovati di 6 mesi in 6 mesi o ancora
- 1:17:22peggio in tirocini extracurricolari che
- 1:17:25troppo spesso diventano solo un modo per
- 1:17:28avere manodopera sottopagata. E queste
- 1:17:30cose, se ci pensate, hanno ovviamente
- 1:17:32enormi conseguenze sulla vita delle
- 1:17:33persone. Banalmente se hai un contratto
- 1:17:35precario è difficile che qualche banca
- 1:17:38ti conceda un mutuo, no? E in quel
- 1:17:39contesto come fai a progettare una
- 1:17:41famiglia? Come fai a costruirti un
- 1:17:43futuro? Ora, prima di continuare, fatemi
- 1:17:45fare giusto un appunto. Il fine di
- 1:17:47questo video non è dire che le aziende
- 1:17:49sono brutte cattive perché non assumono
- 1:17:50i giovani e se li assumono li pagano
- 1:17:52poco, perché la realtà è molto più
- 1:17:54complessa di così, anche perché dal loro
- 1:17:56lato le aziende si trovano a dover
- 1:17:58subire un costo del lavoro che è
- 1:18:00incredibilmente alto, con situazioni
- 1:18:02dove uno stipendio netto di €1500 al
- 1:18:04mese arriva a costare più di €3000 al
- 1:18:07mese all'azienda, che per tante realtà
- 1:18:09sono veramente parecchi soldi. Il tema
- 1:18:11del costo del lavoro è molto ampio ed è
- 1:18:13anche questo una delle grandi cause
- 1:18:15dietro ai problemi del nostro paese. Per
- 1:18:17cui se volete un video a riguardo
- 1:18:18fatecelo sapere qui sotto nei commenti.
- 1:18:20Tornando però a noi, come se il
- 1:18:21precariato non bastasse, anche se un
- 1:18:24giovane un lavoro stabile lo riesce a
- 1:18:25trovare, non è detto che poi in questo
- 1:18:27lavoro le sue competenze siano
- 1:18:29valorizzate e gli sia permesso di
- 1:18:31emergere. E questo perché spesso le
- 1:18:33aziende italiane faticano a garantire
- 1:18:34percorsi di carriera davvero
- 1:18:36meritocratici, proprio perché al loro
- 1:18:38apice ci sono figure senior che
- 1:18:40difficilmente vogliono crearsi una
- 1:18:42competizione interna, per così dire. E
- 1:18:44la somma di tutte queste cose non fa
- 1:18:46altro che alimentare un dato di
- 1:18:48disoccupazione giovanile tra i più alti
- 1:18:50d'Europa che pensate oggi nel nostro
- 1:18:52paese tocca il 18% a livello nazionale.
- 1:18:55E tutti questi fattori, quindi
- 1:18:56precariato, poca meritocrazia e
- 1:18:58disoccupazione giovanile, non fanno che
- 1:19:01aggiungersi a forse il più grande motivo
- 1:19:03per cui i giovani se ne vanno, gli
- 1:19:05stipendi bassi.
- 1:19:08Immaginate di studiare per 5 anni
- 1:19:10all'università, vi siete fatti il mazzo,
- 1:19:12avete fatto sacrifici, magari con i
- 1:19:14vostri genitori che vi hanno sostenuto
- 1:19:15economicamente, vi laureate e iniziate a
- 1:19:18mandare curriculum da tutte le parti.
- 1:19:20trovate un'azienda che per fortuna non
- 1:19:23vi propone uno staggio, un contratto di
- 1:19:246 mesi, ma direttamente un contratto a
- 1:19:27tempo indeterminato. Tutto bellissimo.
- 1:19:29Peccato però che quando ricevete
- 1:19:31finalmente l'offerta da firmare scoprite
- 1:19:34che il vostro stipendio è più basso di
- 1:19:35oltre il 40% rispetto a quello del
- 1:19:38vostro amico dell'università che ha
- 1:19:40deciso di trasferirsi in Belgio.
- 1:19:41[musica] Sembra una storiella, ma
- 1:19:43purtroppo è proprio quello che succede
- 1:19:45nel concreto. Un laureato di secondo
- 1:19:47livello che si trasferisce all'estero
- 1:19:49guadagna a un anno dal conseguimento
- 1:19:51della laurea uno stipendio netto mensile
- 1:19:53di 19963
- 1:19:55in media, che è il 42% in più rispetto
- 1:19:59ai €1384
- 1:20:01che percepirebbe se rimanesse in Italia.
- 1:20:03E come se questo non bastasse, il dato
- 1:20:05più sconvolgente è che in Italia
- 1:20:07studiare all'università rende molto meno
- 1:20:10che negli altri paesi, perché la
- 1:20:11differenza di stipendio tra un diplomato
- 1:20:14e un laureato da noi è infatti solo del
- 1:20:1630%, [musica]
- 1:20:17mentre la media europea è del 48%. che
- 1:20:20in pratica vuol dire che in Italia
- 1:20:22studiare e formarsi è premiato molto
- 1:20:25meno che all'estero. E a questo si
- 1:20:27aggiunge il fatto che il nostro paese è
- 1:20:28il peggiore dell'area euro per crescita
- 1:20:31dei salari reali negli ultimi 30 anni,
- 1:20:33come avevamo approfondito in questo
- 1:20:35video che vi lascio qui sopra. Insomma,
- 1:20:36tra precariato, poca meritocrazia,
- 1:20:39disoccupazione giovanile e stipendi che
- 1:20:40non raggiungono le cifre che ci sono
- 1:20:42all'estero e nemmeno crescono, molti
- 1:20:44giovani decidono sempre di più di fare
- 1:20:46le valigie e salutare il nostro paese.
- 1:20:48Tutta questa roba qui è una roba molto
- 1:20:50concreta perché crea un perverso effetto
- 1:20:52domino dove i giovani più qualificati
- 1:20:55sono spinti ad andare all'estero e
- 1:20:57questo esodo rende il mercato del lavoro
- 1:20:59ancora meno dinamico e le aziende ancora
- 1:21:01meno capaci di innovare, visto che
- 1:21:02spesso e volentieri alla base della
- 1:21:04capacità innovativa aziendale ci sono
- 1:21:06proprio le giovani leve e questa roba
- 1:21:08qui non fa altro che rendere le aziende
- 1:21:09sempre meno produttive e meno
- 1:21:11competitive [musica]
- 1:21:12e come conseguenza lascia poco spazio
- 1:21:15agli stipendi per crescere perché le
- 1:21:17aziende non ce li hanno questi soldi.
- 1:21:18alimentando così un circolo vizioso che
- 1:21:21è veramente difficile [musica] da
- 1:21:23rompere.
- 1:21:25Tutti questi problemi hanno conseguenze
- 1:21:27concrete sulla nostra economia e ci
- 1:21:29costano francamente un sacco di soldi. È
- 1:21:32difficile stimare quanto effettivamente
- 1:21:34ci costi ogni anno la fuoca di cervelli,
- 1:21:36ma verosimilmente parliamo di una cifra
- 1:21:38tra i 5 e i 15 miliardi l'anno, dovuta
- 1:21:41principalmente a due cose. Da una parte
- 1:21:44ci sono i costi diretti che riguardano
- 1:21:46il fatto che questi giovani si sono
- 1:21:48formati nelle nostre aule e nelle nostre
- 1:21:50università, [musica] ma poi finiscono a
- 1:21:52lavorare e pagare le tasse all'estero.
- 1:21:53Dall'altra poi ci sono i costi indiretti
- 1:21:55che sono ben più difficili da stimare,
- 1:21:57ma forse sono anche più importanti
- 1:21:59[musica] e riguardano ad esempio il
- 1:22:00fatto che con meno giovani brillanti
- 1:22:02all'interno delle aziende la capacità
- 1:22:04innovativa delle nostre imprese scende e
- 1:22:06la possibilità che queste diventino più
- 1:22:08competitive pure. E come se tutto questo
- 1:22:10non bastasse, c'è poi anche un impatto
- 1:22:12demografico, perché queste persone qui
- 1:22:14che se ne vanno formeranno una famiglia
- 1:22:16all'estero e in un paese come il nostro,
- 1:22:18che sta già invecchiando rapidamente,
- 1:22:21perdere i giovani significa anche
- 1:22:23accelerare ancora di più il problema
- 1:22:25demografico. [musica]
- 1:22:29Purtroppo per noi non esiste una
- 1:22:31soluzione magica, una bacchetta che
- 1:22:33risolve tutto. Quello che serve sono
- 1:22:35interventi strutturali che agiscano su
- 1:22:37più fronti contemporaneamente. Qui di
- 1:22:39seguito vi riportiamo alcune possibili
- 1:22:41proposte che, ripeto, non hanno
- 1:22:43l'ambizione di risolvere le cose, ma
- 1:22:45possono essere un punto di partenza
- 1:22:46interessante. Punto numero uno è che
- 1:22:48serve ripensare gli incentivi fiscali
- 1:22:51per favorire il rientro. Negli anni
- 1:22:53passati vari governi italiani hanno
- 1:22:55adottato misure per far fronte alla fuga
- 1:22:57di cervelli e lo hanno fatto
- 1:22:59concentrandosi su sgravi fiscali ai
- 1:23:01laureati che sono andati all'estero e
- 1:23:03che volevano tornare in Italia. Ne sono
- 1:23:05degli esempi il decreto impatriati del
- 1:23:07governo Renzi che è stato poi modificato
- 1:23:09con il decreto crescita del governo
- 1:23:11Conte. Purtroppo però i numeri ci dicono
- 1:23:13chiaro e tondo che questi incentivi non
- 1:23:15sembrano aver funzionato granché.
- 1:23:17Pensate tra il 2013 e il 2017,
- 1:23:19nonostante tutti gli sconti fiscali che
- 1:23:21abbiamo messo in campo, il numero di
- 1:23:23laureati che ha fatto le valigie è
- 1:23:25aumentato del 42%, mentre i rientri sono
- 1:23:28rimasti praticamente fermi. E questo
- 1:23:30anche perché il sistema degli sgravi ha
- 1:23:32creato un altro grave problema, perché
- 1:23:34dare sgravi fiscali per rientrare in
- 1:23:36Italia a chi se n'è andato crea di fatto
- 1:23:39l'incentivo negativo per cui è più
- 1:23:41conveniente dopo la laurea andare subito
- 1:23:43all'estero, consapevoli che se poi si
- 1:23:45vorrà rientrare ci sarà uno sgravio
- 1:23:47fiscale per farlo. E questo crea anche
- 1:23:49una sorta di mercato del lavoro a due
- 1:23:51velocità, dove chi decide dopo la laurea
- 1:23:53di rimanere in Italia si ritrova come lo
- 1:23:55stupido che rimane qui pagato meno e con
- 1:23:57un lavoro magari meno stabile e deve
- 1:23:59pure pagare tutte le imposte perché non
- 1:24:01ha diritto ad alcuno sgravio. Per questo
- 1:24:03motivo, oltre a ripensare agli incentivi
- 1:24:05per il rientro, bisognerebbe pensare a
- 1:24:07degli incentivi per prevenire a priori
- 1:24:10la fuga di cervelli. E questo è il punto
- 1:24:12numero due. La logica qui potrebbe
- 1:24:14essere quella di garantire degli sgravi
- 1:24:16fiscali anche a quei giovani che
- 1:24:18decidono subito di rimanere in Italia a
- 1:24:19lavorare, dando quindi a loro un
- 1:24:21beneficio diretto per aver scelto di
- 1:24:23rimanere nel nostro paese. E in Europa
- 1:24:25c'è proprio un paese, il Portogallo, che
- 1:24:27questo approccio lo sta sposando, dove
- 1:24:29il governo di Luis Montenegro ha
- 1:24:31proposto un nuovo piano antifuga di
- 1:24:33cervelli che prevede proprio vantaggi
- 1:24:35fiscali per tutti i lavoratori fino a 35
- 1:24:37anni d'età. Per queste figure, pensate,
- 1:24:40è prevista un'esenzione fino a 10 anni
- 1:24:42da quando iniziano a lavorare, suddivisa
- 1:24:44in un'esenzione completa delle imposte
- 1:24:46per il primo anno di lavoro che poi
- 1:24:47scende al 75% dal secondo al quarto anno
- 1:24:51e poi continua ad esserci, ma sempre
- 1:24:53minore fino al decimo anno di lavoro. E
- 1:24:55la cosa interessante è che questi sconti
- 1:24:57non valgono solo per i portoghesi, ma
- 1:24:59anche per i giovani stranieri che
- 1:25:00decidono di trasferirsi in Portogallo.
- 1:25:03Cioè, pensate che beneficio porterebbe
- 1:25:04una politica del genere al nostro
- 1:25:06problema di fuga di cervelli? Non solo i
- 1:25:08nostri giovani avrebbero un motivo per
- 1:25:10restare, ma riusciremo finalmente ad
- 1:25:13attrarre talenti dall'estero e questo
- 1:25:15creerebbe un vero e proprio circolo
- 1:25:16virtuoso dove più cervelli arrivano, più
- 1:25:19il paese innova, più diventa attrattivo
- 1:25:21per altri talenti e via discorrendo.
- 1:25:23Oltre però ai punti per prevenire
- 1:25:25direttamente la fuga e incentivare il
- 1:25:26rientro, ci sarebbero poi tutte quelle
- 1:25:28politiche laterali che potrebbero
- 1:25:30indirettamente portare dei benefici da
- 1:25:33questo punto di vista. Tra queste c'è
- 1:25:34sicuramente il punto numero tre che è
- 1:25:36l'aumento dei fondi destinati al settore
- 1:25:38della ricerca. fondi che potrebbero
- 1:25:40riguardare l'aumento del numero e del
- 1:25:42valore delle borse di studio per i
- 1:25:44dottorandi, in modo da incentivare i
- 1:25:46tanti ricercatori che abbiamo a restare
- 1:25:48in Italia e non portare le loro
- 1:25:50competenze e gli effetti positivi delle
- 1:25:52loro ricerche all'estero. Oltre a
- 1:25:54questo, forse l'ultimo punto, il punto
- 1:25:56quattro su cui avrebbe senso ragionare
- 1:25:59riguarda tutti quei giovani che nella
- 1:26:01vita vogliono fare impresa. Diversi dei
- 1:26:03giovani che se ne vanno, infatti, lo
- 1:26:05fanno perché hanno idee brillanti e
- 1:26:07magari vorrebbero realizzarle qui in
- 1:26:08Italia, ma si scontrano con una
- 1:26:10burocrazia asfissiante e con gradi di
- 1:26:13difficoltà di accesso ai finanziamenti
- 1:26:15che li lascia per certi versi obbligati
- 1:26:17ad andarsene. Pensate che secondo una
- 1:26:19classifica dell'Oxe l'Italia si
- 1:26:21posiziona 3unesima su 34 paesi per
- 1:26:24facilità di fare impresa, quindi da noi
- 1:26:26è molto difficile farlo e lo è rispetto
- 1:26:28a criteri come la semplicità nel
- 1:26:30fondarla, nel ricevere i permessi per
- 1:26:32esempio per costruire o nell'ottenimento
- 1:26:34del credito. Ma uno potrebbe dire "Ma
- 1:26:35che senso ha incentivare il fare
- 1:26:37impresa?" Beh, ce l'ha, perché se
- 1:26:39abbiamo detto più volte che il problema
- 1:26:41più grande dell'Italia riguarda la
- 1:26:42nostra competitività e produttività, non
- 1:26:44c'è miglior modo di agire in questo
- 1:26:46senso che favorire la nascita di
- 1:26:48startup. E anche qui, oltre a favorirne
- 1:26:51la nascita bisognerebbe agire per
- 1:26:52favorirne lo sviluppo. Ad esempio, che
- 1:26:55so, permettendo alle startup che
- 1:26:56nonostante tutto aprono in Italia e
- 1:26:59magari fanno degli utili di reinvestirli
- 1:27:01nella crescita senza essere tassate fino
- 1:27:03al midollo. E questo, nel concreto,
- 1:27:05potrebbe manifestarsi, per esempio, in
- 1:27:07riduzioni dell'IRES per le aziende che
- 1:27:09realizzano utili, ma li reinvestono per
- 1:27:12assumere oppure per innovare. Insomma,
- 1:27:14di soluzioni ce ne sono. Quello che
- 1:27:16manca ad oggi è la volontà di metterla
- 1:27:19in pratica con una strategia di lungo
- 1:27:21periodo. E non è un'utopia, è una
- 1:27:23necessità, perché in un mondo sempre più
- 1:27:25competitivo non possiamo permetterci di
- 1:27:28continuare a formare talenti per poi
- 1:27:30regalarli all'estero.
- 1:27:34[musica]
- 1:27:38Da 23 mesi consecutivi l'industria
- 1:27:41italiana è in caduta libera e sta
- 1:27:43attraversando la crisi più grave dal
- 1:27:45periodo Covid. Solo nell'ultimo anno la
- 1:27:47produzione è calata del 3,5% rispetto al
- 1:27:502023 e dietro a questi numeri ci sono
- 1:27:53fabbriche che chiudono, lavoratori in
- 1:27:54cassa integrazione e un futuro sempre
- 1:27:57più incerto per quello che da sempre è
- 1:27:59uno dei pilastri della nostra economia.
- 1:28:01Ma come siamo arrivati a questo punto e
- 1:28:03soprattutto c'è una via d'uscita?
- 1:28:09>> [musica]
- 1:28:16[musica]
- 1:28:19>> Partiamo da un dato che ci aiuta a
- 1:28:21capire come mai questa crisi
- 1:28:22dell'industria italiana dovrebbe
- 1:28:24interessarci. Pensate che l'industria
- 1:28:25rappresenta circa il 20% del PIL del
- 1:28:28nostro paese ed è un settore che da solo
- 1:28:30vale circa 400 miliardi di euro all'anno
- 1:28:33ed impiega circa 5 milioni di persone,
- 1:28:35praticamente un lavoratore su cinque.
- 1:28:37Stiamo parlando del secondo settore più
- 1:28:39importante della nostra economia,
- 1:28:40superato solo dai servizi che valgono il
- 1:28:4370% del PIL. industria di cui spesso si
- 1:28:46parla poco, ma che è ben più rilevante
- 1:28:47di altri settori di cui invece si parla
- 1:28:49più spesso, come ad esempio il turismo
- 1:28:51che pesa l'11% del PIL, le costruzioni
- 1:28:54che pesano il 5% del PIL o l'agricoltura
- 1:28:56che pesa solo il 2% del PIL. E
- 1:28:59capiamoci, l'industria italiana non è
- 1:29:00solo importante per noi, ma in alcune
- 1:29:02sue parti è una vera e propria
- 1:29:04eccellenza nel mondo. Pensiamo ai
- 1:29:06settori della meccanica e della
- 1:29:07meatronica, dove siamo il secondo
- 1:29:09produttore europeo o alla moda e al
- 1:29:10tessile dove abbiamo marchi riconosciuti
- 1:29:12in tutto il mondo. Per non parlare poi
- 1:29:14della farmaceutica che esporta per oltre
- 1:29:1650 miliardi di euro all'anno. E poi c'è
- 1:29:18il settore dell'automotive che,
- 1:29:19nonostante ora sia in forte crisi, ha
- 1:29:21storicamente sempre avuto un ruolo
- 1:29:23fondamentale nello sviluppo economico
- 1:29:25del nostro paese e per certi versi
- 1:29:27continua ad averlo, soprattutto se
- 1:29:29pensiamo alla filiera della
- 1:29:30componentistica auto, che non è solo
- 1:29:32un'eccellenza, ma è letteralmente la
- 1:29:34spina dorsale di tanti gruppi
- 1:29:36automobilistici mondiali. Tutti questi
- 1:29:37settori che sono da sempre un nostro
- 1:29:39fiore all'occhiello, oggi però stanno
- 1:29:41attraversando un momento buio che
- 1:29:43rischia di trasformarsi in una tempesta
- 1:29:45perfetta che potrebbe travolgere la
- 1:29:47nostra economia. Come dicevamo prima, la
- 1:29:49produzione industriale è in calo da 23
- 1:29:51mesi consecutivi. Le difficoltà erano
- 1:29:53iniziate nel 2022 con la crisi
- 1:29:55energetica, sono proseguite nel 2023 e
- 1:29:57nel 2024 hanno raggiunto il loro livello
- 1:30:00più alto con la produzione industriale
- 1:30:02che a dicembre 2024 ha segnato un -7,1%
- 1:30:06rispetto a dicembre 2023. Insomma,
- 1:30:08peggio di così di recente abbiamo fatto
- 1:30:10solo durante il periodo Covid.
- 1:30:13Tra i settori più in difficoltà c'è
- 1:30:15sicuramente l'automotive, dove la
- 1:30:17produzione è crollata del 24% in un solo
- 1:30:20anno. Pensate che rispetto ai 750.000
- 1:30:22veicoli prodotti nel 2023, nel 2024
- 1:30:25siamo crollati a circa mezzo milione, il
- 1:30:27dato più basso dal 1957, che in un certo
- 1:30:30senso è come se l'industria
- 1:30:32automobilistica italiana fosse tornata
- 1:30:33indietro di 70 anni. Non a caso, nelle
- 1:30:35scorse settimane Stellanti è pure
- 1:30:37crollata in borsa dopo aver comunicato
- 1:30:39dei risultati per il 2024 tutt'altro che
- 1:30:42positivi, che hanno segnato, tra le
- 1:30:43altre cose, un crollo dell'utile del 70%
- 1:30:46e produzioni di auto in netto calo. Il
- 1:30:48problema è che l'industria
- 1:30:49automobilistica non è l'unica ad
- 1:30:51affrontare una situazione critica. A far
- 1:30:53fatica c'è anche il settore tessile e
- 1:30:54della moda che a dicembre 2024 ha
- 1:30:57segnato una produzione in calo del 18%,
- 1:30:59così come quello della metallurgia che
- 1:31:01ha segnato un -15% o ancora quello
- 1:31:04dell'industria dei macchinari e
- 1:31:05attrezzature e quello della legna e
- 1:31:07della carta, entrambi con cali della
- 1:31:09produzione industriale nell'ordine del
- 1:31:1110%. Quindi che la nostra industria sia
- 1:31:13in difficoltà è chiaro, ma la vera
- 1:31:15domanda è perché, cioè quali sono le
- 1:31:17ragioni alla base di questo momento
- 1:31:20nero?
- 1:31:23Possiamo distinguere due grandi
- 1:31:25tipologie di cause alla base della crisi
- 1:31:27industriale italiana. Da una parte ci
- 1:31:29sono i problemi strutturali che ormai ci
- 1:31:31trasciniamo da decenni e che hanno reso
- 1:31:33il nostro sistema industriale
- 1:31:35intrinsecamente fragile. Dall'altra ci
- 1:31:37sono le cause immediate, come gli shock
- 1:31:39esterni degli ultimi anni, tipo Covid e
- 1:31:41crisi energetica, che di fatto hanno
- 1:31:43colpito un organismo già indebolito.
- 1:31:45Partiamo dalle cause immediate che sono
- 1:31:47fondamentalmente tre: la crisi
- 1:31:48energetica, le difficoltà della Germania
- 1:31:51e del settore automotive e gli
- 1:31:53strascichi del post Covid. Guardiamoli
- 1:31:55un alla volta. Buona parte della crisi
- 1:31:56industriale italiana è legata al
- 1:31:58devastante shock energetico che ha
- 1:32:00colpito l'industria di tutta Europa con
- 1:32:02lo scoppio della guerra in Ucraina.
- 1:32:04L'invasione da parte della Russia
- 1:32:05dell'Ucraina ha infatti generato un
- 1:32:07effetto domino sui mercati energetici
- 1:32:09che durante tutto il 2022 ha provocato
- 1:32:11un'enorme impennata dei prezzi,
- 1:32:13soprattutto di quelli del gas, di cui
- 1:32:15l'Europa ne ha sempre importato a
- 1:32:17valanghe, soprattutto dalla Russia. La
- 1:32:19conseguenza l'abbiamo sentita tutti,
- 1:32:21soprattutto nella seconda parte del
- 1:32:232022, quando i prezzi del gas hanno
- 1:32:25toccato picchi di €300 al MWh e le
- 1:32:27bollette di famiglie e imprese sono
- 1:32:29duplicate e le conseguenze di questa
- 1:32:31impennata dei prezzi dell'energia si
- 1:32:33sono fatte sentire soprattutto sui
- 1:32:35settori più energivori come la
- 1:32:37meccanica, la metallurgia e la
- 1:32:38produzione di ceramica che da un mese
- 1:32:40all'altro hanno visto i loro margini
- 1:32:42erodersi proprio a causa dell'aumento
- 1:32:44dei costi energetici. che se è vero che
- 1:32:46ora sono tornati a livelli più gestibili
- 1:32:48rispetto ai picchi raggiunti nell'agosto
- 1:32:502022, restano anche oggi comunque più
- 1:32:53alti rispetto al periodo precrisi. Di
- 1:32:55fronte a questi aumenti, molte imprese
- 1:32:56si sono trovate davanti a un bivio
- 1:32:58continuare a produrre in perdita oppure
- 1:33:00fermare gli impianti con molte che hanno
- 1:33:02scelto la seconda opzione mettendo i
- 1:33:04lavoratori in cassa integrazione. A
- 1:33:06riprova di questo, in Italia le ore di
- 1:33:08cassa integrazione sono aumentate del
- 1:33:1030% nel 2024 con il settore meccanico e
- 1:33:13metallurgico che guidano la classifica
- 1:33:15degli aumenti delle ore in cassa con
- 1:33:17tutte le conseguenze del caso per i
- 1:33:19lavoratori del settore. Alla crisi
- 1:33:21energetica si è poi sommata la crisi
- 1:33:23della Germania di cui tra l'altro vi
- 1:33:24avevamo parlato meglio in questo video.
- 1:33:26crisi che per noi sta avendo conseguenze
- 1:33:29non banali perché la Germania è il
- 1:33:30nostro primo partner commerciale per
- 1:33:32distacco da cui pensate importiamo 90
- 1:33:35miliardi di euro e verso cui esportiamo
- 1:33:3875 miliardi di euro ogni anno. Non a
- 1:33:40caso l'onda d'urto del rallentamento
- 1:33:42tedesco l'hanno subita intere filiere
- 1:33:44produttive, dal chimico ai mezzi di
- 1:33:46trasporto, dai macchinari alla
- 1:33:48siderurgia, dall'elettronica alla gomma
- 1:33:50e plastica fino al tessile. Forse più di
- 1:33:52tutto il contraccolpo l'ha subito il
- 1:33:54settore automotive che con il
- 1:33:56rallentamento della Germania ha visto il
- 1:33:58proprio bagaglio di ordini crolle. E a
- 1:34:00dire la verità questo non è che dovrebbe
- 1:34:02stupirci più di tanto, visto che
- 1:34:03dall'industria dell'auto tedesca dipende
- 1:34:05un indotto di componentistica italiana
- 1:34:08enorme. Indotto che tra l'altro si è
- 1:34:09pure trovato in un fuoco incrociato con
- 1:34:11la crisi dell'auto tedesca da una parte
- 1:34:13e la crisi dell'auto italiana
- 1:34:15dall'altra. E questo lo dico perché
- 1:34:17oltre alle varie Volkswagen, BMW e
- 1:34:19Mercedes a far fatica c'è anche
- 1:34:21Stellantis che negli ultimi mesi ha
- 1:34:22drasticamente ridotto la produzione
- 1:34:25negli stabilimenti italiani con migliaia
- 1:34:27di persone che si sono trovate in cassa
- 1:34:28integrazione e migliaia di aziende
- 1:34:30fornitrici che hanno subito il
- 1:34:32contraccolpo. Ma al netto di tutto
- 1:34:34questo, sapete qual è la cosa ancor più
- 1:34:36problematica? che la crisi energetica e
- 1:34:37la crisi tedesca non è che sono arrivate
- 1:34:39dopo anni di prosperità, ma anzi si sono
- 1:34:42sommate ad un periodo che già di per sé
- 1:34:44era difficile, visto che tante delle
- 1:34:45nostre industrie avevano dovuto
- 1:34:47combattere da poco con le conseguenze
- 1:34:49delle chiusure del periodo Covid.
- 1:34:51chiusure che avevano generato grosse
- 1:34:52perdite per tantissime aziende, perdite
- 1:34:55che avevano dovuto coprire queste
- 1:34:56aziende qui indebitandosi e diventando
- 1:34:58però così più fragili dal [musica] punto
- 1:35:00di vista finanziario e patrimoniale.
- 1:35:02Fragilità che è stata poi peggiorata,
- 1:35:04per l'appunto, dalla crisi energetica
- 1:35:06prima e dalla crisi tedesca poi,
- 1:35:08generando così una tempesta perfetta che
- 1:35:10sta rischiando di spazzare via buona
- 1:35:12parte delle nostre aziende.
- 1:35:15[musica]
- 1:35:16Alle cause immediate della crisi che
- 1:35:18dicevamo prima si aggiungono poi le
- 1:35:20cause strutturali che sono dei veri e
- 1:35:22propri problemi evergreen che tartassano
- 1:35:24la nostra economia. Tra questi il primo
- 1:35:27e forse più importante è la bassa
- 1:35:28produttività. Pensate alla produttività
- 1:35:30come al motore dell'economia. In pratica
- 1:35:33misura quanto riusciamo a produrre con
- 1:35:34le risorse [musica] che abbiamo a
- 1:35:36disposizione. Per farla semplice, più è
- 1:35:38potente questo motore, più il paese
- 1:35:39cresce, crea lavoro e si sviluppa.
- 1:35:41Idealmente nel tempo questo motore
- 1:35:43dovrebbe diventare più potente, ma la
- 1:35:45realtà è che il nostro si è
- 1:35:47fondamentalmente inceppato. Pensate che
- 1:35:49dal 2000 ad oggi la produttività in
- 1:35:51Italia è cresciuta di un misero 2%.
- 1:35:54Contro un 15% in Francia, un 22%
- 1:35:56[musica] in Germania e addirittura un 4%
- 1:35:59in Grecia. E giustamente voi potreste
- 1:36:01dirmi, "Ma com'è che se negli altri
- 1:36:02paesi la produttività aumentava da noi
- 1:36:04rimaneva ferma?" Ah, per rispondere a
- 1:36:07questa domanda dobbiamo legarci al
- 1:36:08secondo grande problema strutturale che
- 1:36:10rende estremamente fragili le nostre
- 1:36:12imprese e cioè il nanismo industriale.
- 1:36:15Pensate che in Italia il 95% delle
- 1:36:17imprese sono microimprese e cioè aziende
- 1:36:20con meno di nove dipendenti che per via
- 1:36:22delle loro dimensioni faticano a fare un
- 1:36:23sacco di cose come investire in
- 1:36:25innovazione, tecnologia e fare tutte
- 1:36:27quelle cose che potrebbero renderle più
- 1:36:29competitive e meno fragili a shock come
- 1:36:31quelli energetici che vi dicevo prima.
- 1:36:33In un mondo sempre più globalizzato,
- 1:36:35piccolo non è più tanto bello e questo
- 1:36:37perché imprese piccole faticano sempre
- 1:36:39di più a competere, a innovare, a
- 1:36:41investire e ad attrarre talenti e questo
- 1:36:43a lungo andare le rende sempre più
- 1:36:45fragili a problemi che poi potrebbero
- 1:36:47colpirle in qualsiasi momento. alla
- 1:36:49produttività che non cresce e al nanismo
- 1:36:51industriale si legano poi altri problemi
- 1:36:53strutturali, come ad esempio l'enorme
- 1:36:55burocrazia che grava sulle nostre
- 1:36:56aziende e la presenza di un sistema
- 1:36:58finanziario che non garantisce grandi
- 1:37:00capitali [musica] alle nostre aziende. E
- 1:37:02giustamente potreste dirmi "Ma scusa, ma
- 1:37:04che c'entra sta roba con la crisi
- 1:37:05recente?" Beh, c'entra perché tutte
- 1:37:07queste fragilità strutturali hanno fatto
- 1:37:09sì che l'industria italiana si trovasse
- 1:37:11estremamente vulnerabile quando sono
- 1:37:13arrivati shock come il Covid prima e la
- 1:37:16crisi energetica poi che hanno
- 1:37:17peggiorato una situazione che già di per
- 1:37:19sé non era rosea. Giusto una parentesi,
- 1:37:22qui ne ho parlato velocemente, ma tutti
- 1:37:23questi problemi strutturali li abbiamo
- 1:37:25approfonditi in questo video qui di cui
- 1:37:27trovate il link anche qui sotto in
- 1:37:29descrizione.
- 1:37:33Ma di fronte a questa crisi che sembra
- 1:37:35così inarrestabile e problematica, si
- 1:37:37può fare qualcosa?
- 1:37:39>> [musica]
- 1:37:40>> La verità è che sì, si può fare
- 1:37:42qualcosa, ma le soluzioni in questo caso
- 1:37:44sono tutt'altro che immediate e forse
- 1:37:46dovrebbero essere articolate non solo a
- 1:37:48livello italiano, ma anche a livello
- 1:37:49europeo. A livello europeo si dovrebbe
- 1:37:51ragionare a politiche industriali
- 1:37:53coordinate, soprattutto per i settori
- 1:37:55strategici come l'automotive, la
- 1:37:57siderurgia e l'energia, magari andando a
- 1:38:00limare la strategia legata alla
- 1:38:02transizione ecologica che è sicuramente
- 1:38:04importante, ma che non può arrivare
- 1:38:06affossando completamente industrie che
- 1:38:08danno lavoro a milioni di persone. Come
- 1:38:10ha detto anche Mario Draghi nel suo
- 1:38:11documento per il rilancio della
- 1:38:13competitività europea, l'Europa per
- 1:38:15competere nel mondo deve ragionare come
- 1:38:17forza comune da cui non solo devono
- 1:38:19partire investimenti massicci, per
- 1:38:21esempio in innovazione, ma da cui devono
- 1:38:23anche arrivare indirizzi di politica
- 1:38:25industriale davvero a lungo termine.
- 1:38:27Oltre a questo, sempre secondo Draghi,
- 1:38:28servirebbe creare un vero mercato unico
- 1:38:31dei capitali europeo, superando
- 1:38:32l'attuale frammentazione nazionale e
- 1:38:35creando un sistema dove raccogliere
- 1:38:36capitali per le aziende sia tanto facile
- 1:38:39quanto lo è negli Stati Uniti. E poi,
- 1:38:42forse più di tutto, è necessaria una
- 1:38:44svolta dal punto di vista energetico che
- 1:38:46eviti all'Europa una situazione di
- 1:38:47scacco come quella vissuta nel 2022 dopo
- 1:38:50l'invasione dell'Ucraina. Qui la
- 1:38:51soluzione migliore è quella di evitare
- 1:38:53di dipendere energeticamente da un
- 1:38:55singolo paese e creare una situazione di
- 1:38:57autonomia energetica che faccia
- 1:38:59affidamento ad un mix di rinnovabili da
- 1:39:01una parte e altre fonti pulite come il
- 1:39:03nucleare dall'altra. Tema del nucleare
- 1:39:05di cui tra l'altro faremo un video a
- 1:39:07breve, per cui se non volete perdervelo
- 1:39:09ricordatevi di iscrivervi al canale. A
- 1:39:10livello europeo le priorità sono queste
- 1:39:12che abbiamo detto, ma a livello statale
- 1:39:14l'Italia di cose da fare ne avrebbe
- 1:39:15comunque parecchie. Al netto delle
- 1:39:17classiche, ma sempre necessarie,
- 1:39:19politiche per ridurre la burocrazia,
- 1:39:21servirebbe anche qui una visione
- 1:39:22politica industriale di 10, 15 o 20
- 1:39:24anni, che non solo preveda norme certe
- 1:39:26che non cambiano di anno in anno, ma che
- 1:39:28metta sul piatto iniziative che, per
- 1:39:30esempio, incentivino la fusione e
- 1:39:32l'aggregazione tra PMI, magari con
- 1:39:34agevolazioni fiscali o crediti di
- 1:39:36imposta, in modo da iniziare piano piano
- 1:39:38a superare quel nanismo industriale che
- 1:39:40tanto ci contraddistingue. Insomma,
- 1:39:42l'Italia si trova di fronte a una crisi
- 1:39:44industriale seria, con radici profonde e
- 1:39:47problematiche recenti che hanno tutte le
- 1:39:49carte in regola per mettere in
- 1:39:50difficoltà il nostro paese. I problemi
- 1:39:52non sono insormontabili, ma se c'è una
- 1:39:54cosa che gli ultimi anni ci stanno
- 1:39:56insegnando è che in un mondo sempre più
- 1:39:58incerto e globalizzato l'Italia non può
- 1:40:00più permettersi di fare da sé e il passo
- 1:40:02per cambiare le cose deve in buona parte
- 1:40:05venire da una visione industriale
- 1:40:06europea, perché altrimenti il rischio
- 1:40:08per noi e le nostre aziende è quello di
- 1:40:11rimanere schiacciati tra i giganti.
- 1:40:16>> [musica]
- 1:40:22>> Ormai non c'è più niente di italiano.
- 1:40:25Negli ultimi anni questa frase l'avrai
- 1:40:27sicuramente sentita dire e per certi
- 1:40:29versi potrebbe sembrare un'esagerazione,
- 1:40:32ma in realtà forse nasconde una verità
- 1:40:35sempre più evidente. Pensiamoci un
- 1:40:36attimo. Bialetti, simbolo italiano della
- 1:40:39moca, è appena stata venduta ad un
- 1:40:41gruppo cinese. Lamborghini educati,
- 1:40:43orgogli italiani della Motor Valley sono
- 1:40:45ormai da tempo parte del gruppo tedesco
- 1:40:47Volkswagen. Gucci, Bulgari e Fendy,
- 1:40:49sinonimi di Italia in tutto il mondo,
- 1:40:51sono in mano francese. La prima comprata
- 1:40:53da Caring e le altre due da LvMh.
- 1:40:56Valentino è da anni di proprietà catari.
- 1:40:58I cioccolati per Nigotti sono in mano
- 1:41:00turche, Pirelli è in parte di proprietà
- 1:41:02cinese. Italcementi è in mano tedesca,
- 1:41:05Buitoni è in mano svizzera, Peroni in
- 1:41:07mano giapponese, Galbani in mano
- 1:41:09francese e davvero potrei andare avanti
- 1:41:11con questa lista per ore. Ma com'è
- 1:41:13possibile che queste aziende, questi
- 1:41:15pezzi di storia del made in Italy che
- 1:41:17nel mondo ci hanno sempre invidiato
- 1:41:19d'italiano oggi abbiano quasi solo il
- 1:41:21nome? Come siamo arrivati a questo punto
- 1:41:23e soprattutto, come mai l'Italia ha
- 1:41:25avuto bisogno di vendere così tante
- 1:41:27delle [musica] sue eccellenze?
- 1:41:40>> [musica]
- 1:41:47[musica]
- 1:41:48>> Per capire bene come mai così tante
- 1:41:50aziende italiane sono state vendute ad
- 1:41:52aziende estere, dobbiamo fare un passo
- 1:41:55indietro e guardare alla storia del made
- 1:41:57in Italy. Anzitutto, il termine made in
- 1:41:59Italy non è sempre esistito come lo
- 1:42:01conosciamo oggi. nasce negli anni 50 e
- 1:42:0360, quando l'Italia vive quello che
- 1:42:05passerà la storia come il miracolo
- 1:42:07economico italiano. L'Italia del Boom
- 1:42:09Economico è un'Italia con un PIL che
- 1:42:10cresce del 6% all'anno. È l'Italia
- 1:42:12dell'autostrada del Sole, della Vespa e
- 1:42:14dei frigoriferi delle lavatrici che
- 1:42:16entrano nelle case delle persone
- 1:42:18[musica] normali. Insomma, l'Italia di
- 1:42:19quegli anni è un'Italia in cui le cose
- 1:42:21vanno bene e in cui piano piano iniziano
- 1:42:23a nascere e consolidarsi i grandi gruppi
- 1:42:25industriali italiani. Ci sono la FIA
- 1:42:27degli Agnelli che inizia a dominare il
- 1:42:29settore automobilistico europeo,
- 1:42:30l'Ovetti che rivoluziona il mondo degli
- 1:42:32uffici con le sue macchine da scrivere,
- 1:42:34la Piaggio che con la Vespa conquista le
- 1:42:36strade di tutto il mondo, la Ferrero che
- 1:42:38rende pane e Nutella lo sfizio preferito
- 1:42:40di giovani adulti, la Barilla che
- 1:42:42diventa leader nella pasta e la
- 1:42:43luxottica di Del Vecchio che inizia a
- 1:42:45creare gli occhiali che in pochi anni
- 1:42:47diventeranno oggetto di culto da Pechino
- 1:42:49fino a Los Angeles. Insomma, sono gli
- 1:42:51anni in cui quello che chiamiamo oggi
- 1:42:53Made in Italy inizia a diventare anche
- 1:42:55fuori dall'Italia sinonimo di qualità,
- 1:42:57stile e innovazione in settori che vanno
- 1:42:59dalla moda alla meccanica, dal design
- 1:43:01all'alimentare. [musica]
- 1:43:02Il tutto per un'Italia che a quel punto
- 1:43:04non è più solo la culla della cultura,
- 1:43:06dell'arte e della dolce vita, ma che
- 1:43:08diventa un vero e proprio centro di
- 1:43:10eccellenza produttiva e creativa. Tutto
- 1:43:12molto bello se non fosse che le cose
- 1:43:14belle non possono durare per sempre. E
- 1:43:16con il rallentamento italiano prima e la
- 1:43:18globalizzazione poi si cominciano a
- 1:43:20vedere i primi segnali di un'Italia poco
- 1:43:22pronta ad affrontare il cambiamento,
- 1:43:24fattore che causerà nei decenni a venire
- 1:43:26un vero e proprio esodo di aziende
- 1:43:28italiane verso proprietà straniere.
- 1:43:36>> [musica]
- 1:43:37>> Il punto di svolta simbolico per la
- 1:43:39storia del nostro Made in Italy arriva
- 1:43:41forse negli anni 90 e riguarda
- 1:43:43l'emblematico caso di Gucci che,
- 1:43:45fidatevi, ha senso approfondire un
- 1:43:47secondo. Nel 1993 Gucci era sull'orlo
- 1:43:50della banca rotta dopo anni di gestione
- 1:43:51familiare piuttosto problematica. In
- 1:43:53quel momento di difficoltà entra in
- 1:43:55gioco Investorp, il fondo di
- 1:43:57investimento del Bahrain che di Gucci
- 1:43:59acquista la maggioranza nominando
- 1:44:01Domenico De Sole come CEO e confermando
- 1:44:03Tom Ford come direttore creativo. Dopo
- 1:44:05l'acquisizione Gucci rinasce grazie alla
- 1:44:07guida di De Sole e all'estero di Tom
- 1:44:09Ford e questa combinazione di fattori
- 1:44:11riporta Gucci in profitto in soli 3 anni
- 1:44:13con la volontà che a quel punto diventa
- 1:44:15quella di espandersi all'estero. Per
- 1:44:17farlo Gucci si quota in borsa New York e
- 1:44:19riutilizza la liquidità ottenuta proprio
- 1:44:21per crescere anche al di fuori
- 1:44:23dell'Italia. Questa rinascita è talmente
- 1:44:25incredibile che a prendere appunti sono
- 1:44:26i grandi gruppi del lusso, tra cui
- 1:44:28Bernard Arnaud, il capo del colosso
- 1:44:30LVMh. Arnaon vede in Gucci una
- 1:44:33potenziale preda di quelle acquisizioni
- 1:44:35aggressive che lo renderanno uno degli
- 1:44:36uomini più ricchi del mondo, motivo per
- 1:44:38cui nel gennaio 1999 inizia ad
- 1:44:41acquistare silenziosamente azioni di
- 1:44:43Gucci sul mercato, arrivando a detenere
- 1:44:45il 34,4%
- 1:44:47del capitale. L'idea di Arnault era
- 1:44:48quella di acquisire una posizione di
- 1:44:49controllo di Gucci senza però lanciare
- 1:44:52una, quindi senza dover pagare al
- 1:44:53mercato il premio per comprarsi
- 1:44:55l'interazienda. Quando la notizia
- 1:44:57diventa pubblica, De sole e il consiglio
- 1:44:59di amministrazione si trovano di fronte
- 1:45:01a un bivio o accettare di essere stati
- 1:45:03conquistati con la forza da LVMH ed
- 1:45:05essere quindi sotto il loro controllo
- 1:45:07dal punto di vista creativo e
- 1:45:08manageriale, oppure fare le spalle
- 1:45:10grosse e trovare il modo di rispondere.
- 1:45:12La risposta di De Sole in realtà non si
- 1:45:14fa attendere ed è tutt'altro che una
- 1:45:16resa. La mossa difensiva è quella di
- 1:45:18emettere nuove azioni destinate ai
- 1:45:20dipendenti, andando così a diluire la
- 1:45:22quota di LVMH dal 34,4%
- 1:45:25al 20%. Arnaud però non ci sta, parla di
- 1:45:28una mossa scorretta e porta Gucci in
- 1:45:30tribunale. Nel mentre però entra in
- 1:45:32scena l'arcinemico di Bernard Arna,
- 1:45:34ovvero Francois Pinot, fondatore di PPR
- 1:45:37che è l'attuale gruppo Cing, l'altro
- 1:45:39colosso francese del lusso. Pinot
- 1:45:41avvicina al management di Gucci e lo
- 1:45:43convince che l'unico modo di uscire
- 1:45:45dalle grinfie di LvMH è quello di
- 1:45:47allearsi proprio con lui. Nel marzo del
- 1:45:4999 Gucci e PPR annunciano quindi un
- 1:45:52accordo, per cui PPR acquista il 40% di
- 1:45:55Gucci per $75 adzione, con la promessa
- 1:45:58che Gucci avrebbe mantenuto
- 1:45:59l'indipendenza operativa e creativa. La
- 1:46:01battaglia legale con LvMH però non si
- 1:46:04ferma e va avanti addirittura 3 anni
- 1:46:06fino al settembre 2001 quando le parti
- 1:46:08trovano un accordo. I due rivali, Arnaud
- 1:46:10e Pinot, si mettono infatti al tavolo e
- 1:46:12LVMH vende a PPR la sua quota di Gucci
- 1:46:15per $94 adzione con l'impegno di
- 1:46:18lanciare un'offerta pubblica di acquisto
- 1:46:19e delistare la società che da quel
- 1:46:21momento, dopo essere stata per decenni
- 1:46:23un simbolo della moda italiana, diventa
- 1:46:25di fatto completamente francese. Ora
- 1:46:27qualcuno si starà chiedendo "Ma a me che
- 1:46:29mi frega della storia di Gucci e delle
- 1:46:31peripezie legali per il suo controllo?"
- 1:46:33Beh, ci interessa perché la vendita di
- 1:46:34Gucci ha rappresentato un vero e proprio
- 1:46:37punto di svolta per il made in Italy,
- 1:46:38perché ha mostrato a tutto il mondo come
- 1:46:40un'azienda italiana prima in difficoltà
- 1:46:42che però si era rialzata, comunque alla
- 1:46:44fine non abbia trovato in Italia un
- 1:46:46supporto e un ecosistema tale da
- 1:46:48permetterle di restare indipendente e
- 1:46:50abbia dovuto cedere a gruppi stranieri
- 1:46:52con maggiori capacità finanziarie. E
- 1:46:54questa storia qui ha fatto da prepista
- 1:46:56ed è diventata di fatto il modello di
- 1:46:59quanto sarebbe accaduto a molti altri
- 1:47:01marchi italiani negli anni successivi.
- 1:47:03Sia chiaro, Gucci non è stata la prima
- 1:47:04azienda italiana a passare in mano
- 1:47:06straniera. Lamborghini, ad esempio, dopo
- 1:47:08l'uscita del fondatore Ferruccio, è
- 1:47:10passata più volte di mano per poi essere
- 1:47:12venduta all'attuale proprietaria Audi
- 1:47:14nel 1998, oppure allo stesso modo Ducati
- 1:47:17che prima viene venduta ad un fondo
- 1:47:19americano e poi passa in mano tedesca.
- 1:47:20Ciò nonostante il caso Gucci ha comunque
- 1:47:23una grande rilevanza simbolica perché è
- 1:47:25stato un vero e proprio segnale che
- 1:47:27anche i nostri marchi più iconici
- 1:47:29potevano essere comprati e non a caso,
- 1:47:31seguendo l'esempio di Gucci, tra la fine
- 1:47:33degli anni 90 e oggi di vendite ne
- 1:47:35abbiamo viste parecchie. Viene venduta
- 1:47:37per esempio l'acqua San Pellegrino che
- 1:47:39entra a far parte del gruppo svizzero
- 1:47:40Nestlé, Fendy che entra nel gruppo
- 1:47:42francese LVMH, Bottega Veneta che passa
- 1:47:44al gruppo Caring, Peroni che viene
- 1:47:46venduta prima ai belg di Aimbev, poi ai
- 1:47:49giapponesi di Asai, Bulgari e loro Piana
- 1:47:51che vengono comprate sempre dalle VMH,
- 1:47:54Valentino che diventa catari. I
- 1:47:55cioccolati per Nigotti che passano in
- 1:47:57manoturca, Edison che passa ai francesi
- 1:47:59di EDF, Pirelli che viene in parte
- 1:48:01ceduta ai cinesi di Sinoem e Italcementi
- 1:48:04che è stata comprata dai tedeschi di
- 1:48:06Heidelberg. [musica] Insomma, il
- 1:48:07messaggio direi che è abbastanza chiaro.
- 1:48:09Negli ultimi 30 anni panorama
- 1:48:10industriale italiano ha visto molte
- 1:48:12delle aziende che avevano fatto grande
- 1:48:14il made in Italy passare a mani che di
- 1:48:17italiano hanno ben poco. Ma perché è
- 1:48:19successo tutto questo? Quali sono le
- 1:48:21cause che hanno portato a questa
- 1:48:22emorragia di eccellenza italiane?
- 1:48:28>> [musica]
- 1:48:31>> Allora, premetto che il tema è
- 1:48:32complicato, anche perché ogni azienda
- 1:48:34italiana che vende ha una sua storia e
- 1:48:36una sua serie di motivazioni specifiche.
- 1:48:38In generale, però, possiamo identificare
- 1:48:40alcune ragioni comuni alla base di
- 1:48:42questo fenomeno che complessivamente
- 1:48:44hanno creato un contesto generale che ha
- 1:48:46portato molte aziende italiane a vendere
- 1:48:48all'estero. Il primo grande problema è
- 1:48:50legato al mercato dei capitali. Qui il
- 1:48:52tema è ampio, ma immaginate, per
- 1:48:54esempio, di essere un gioiellino
- 1:48:55italiano che magari vuole espandersi
- 1:48:57all'estero, continuare a crescere e
- 1:48:58conquistare altri mercati. Ecco, per
- 1:49:00fare sta roba servono soldi e uno dei
- 1:49:02modi per raccoglierli, per esempio, è
- 1:49:04quotarsi in borsa, quindi vendendo sul
- 1:49:06mercato un pezzo della nostra azienda,
- 1:49:08in cambio dei soldi necessari ad
- 1:49:10espanderci. Tutto molto bello sulla
- 1:49:11carta. Peccato però che in Italia il
- 1:49:13mercato borsistico è cronicamente
- 1:49:15sottosviluppato, che nella pratica vuol
- 1:49:17dire che ci sono poche aziende che si
- 1:49:19quotano, quelle che lo fanno non
- 1:49:21raccolgono così tanto e in generale
- 1:49:23nella nostra borsa non girano poi così
- 1:49:25tanti soldi. Per darvi un'idea, pensate
- 1:49:27che se prendiamo il totale di quanto
- 1:49:28vale la borsa italiana in percentuale al
- 1:49:30nostro PIL e paragoniamo questo dato con
- 1:49:33altri paesi e le loro borse valori, beh,
- 1:49:35scopriamo che la nostra borsa vale solo
- 1:49:37il 39% del PIL. contro il 106% del PIL
- 1:49:41nel caso della Francia e il 56% del PIL
- 1:49:44nel caso della Germania, che capite che
- 1:49:46è decisamente molto poco, segno che
- 1:49:48questo tipo di modo per raccogliere
- 1:49:50capitali in Italia funziona gran poco. E
- 1:49:52la conseguenza di questa cosa qui è che
- 1:49:54un'azienda che vuole espandersi
- 1:49:56l'opzione di quotarsi in Italia non ce
- 1:49:58l'ha davvero e i soldi deve quindi
- 1:49:59trovarli da un'altra parte. altra parte
- 1:50:01che potrebbe essere rappresentata dai
- 1:50:03fondi di private equity che però anche
- 1:50:05qui in Italia sono sottosviluppati e di
- 1:50:07molto rispetto all'estero. L'altra
- 1:50:09opzione è poi il sistema bancario che
- 1:50:11però è difficile che da solo riesca a
- 1:50:14sostenere tutte le necessità di
- 1:50:15capitale, soprattutto perché nel suo
- 1:50:17caso si tratta di debiti che vanno
- 1:50:18restituiti. E questo problema qui dal
- 1:50:20mercato dei capitali in altri paesi,
- 1:50:22come ad esempio la Francia, c'è di meno
- 1:50:25e questo vuol dire che è concettualmente
- 1:50:27più facile per un'azienda francese
- 1:50:29crescere e diventare tanto grande da
- 1:50:31essere un campione nazionale che magari
- 1:50:33poi supera i confini e va a comprarsi
- 1:50:35concorrenti di altri paesi, che se ci
- 1:50:37pensate è letteralmente quello che è
- 1:50:39successo proprio con i gruppi Caring e
- 1:50:41LVMH che sono cresciuti in Francia, ma
- 1:50:43sono poi diventati dei colossi con tutte
- 1:50:46le varie acquisizioni che hanno fatto
- 1:50:47nel tempo, tra cui quelle proprio di
- 1:50:50aziende italiane. Sul tema del mercato
- 1:50:51dei capitali e della nostra borsa c'è
- 1:50:53anche un altro appunto da fare, ovvero
- 1:50:55il fatto che la nostra borsa non è
- 1:50:57particolarmente efficiente e questa cosa
- 1:50:59qui come conseguenza ha che anche le
- 1:51:02poche imprese che sono quotate non sono
- 1:51:04valutate poi così tanto rispetto al loro
- 1:51:07reale valore e questo le rende a loro
- 1:51:09volta prede molto più facili di
- 1:51:11acquisizioni d' aziende estere che con
- 1:51:13esborsi tutto sommato piccoli possono
- 1:51:15prendersi degli autentici gioiellini.
- 1:51:18Quindi capite bene come questo mercato
- 1:51:20dei capitali poco sviluppato renda
- 1:51:22difficile creare grandi campioni
- 1:51:24nazionali e internazionali. Certo è però
- 1:51:26che non è l'unico motivo, magari è il
- 1:51:28principale, ma non è sicuramente
- 1:51:30l'unico. Oltre al tema dei soldi,
- 1:51:32infatti, c'è sicuramente anche il
- 1:51:34problema generazionale. L'Italia è
- 1:51:36infatti storicamente un paese di imprese
- 1:51:38familiari che a prima vista potrebbe
- 1:51:40anche sembrare un punto di forza, ma
- 1:51:41nella pratica questo spesso diventa un
- 1:51:44problema perché in parecchi casi quando
- 1:51:46la prima generazione deve passare il
- 1:51:48testimone, beh, le cose si complicano.
- 1:51:50Pensate che i dati ci dicono che solo il
- 1:51:5230% delle aziende familiari italiani
- 1:51:55sopravvive al passaggio dalla prima alla
- 1:51:57seconda generazione e appena il 13%
- 1:52:00arriva alla terza generazione, che in
- 1:52:02pratica vuol dire che molte aziende
- 1:52:03familiari non riescono a sopravvivere
- 1:52:05alla scomparsa della generazione che
- 1:52:07l'azienda l'ha fondata. E guarda caso,
- 1:52:10spesso e volentieri sono questi i
- 1:52:12momenti critici in cui molte aziende
- 1:52:14finiscono per essere vendute a gruppi
- 1:52:16stranieri. Anche qui il tema è ampio. Le
- 1:52:18ragioni possono spaziare dai figli che
- 1:52:20non sono interessati a continuare
- 1:52:22l'attività di famiglia a dinamiche di
- 1:52:24settore che si complicano proprio
- 1:52:25durante il cambio generazionale, al
- 1:52:27fatto che ancora una volta le ambizioni
- 1:52:29di crescita potrebbero non trovare
- 1:52:31sostegno finanziario e l'unica opzione
- 1:52:33diventa quella di vendere, anche perché
- 1:52:35spesso e volentieri i gruppi
- 1:52:36internazionali sono in grado di offrire
- 1:52:38valutazioni spesso molto attraenti per
- 1:52:40le famiglie proprietarie. Al problema
- 1:52:42dei capitali e a quello generazionale si
- 1:52:44aggiunge poi quello del contesto
- 1:52:45italiano. E qui non mi riferisco solo
- 1:52:47alle classiche cose tipo la tassazione
- 1:52:50alta, la burocrazia o il fare impresa
- 1:52:52che è più difficile che in altri paesi,
- 1:52:53ma mi riferisco, per esempio, alla
- 1:52:55mancanza di una politica industriale
- 1:52:57nazionale di lungo periodo per
- 1:52:58proteggere e per valorizzare il made in
- 1:53:01Italy. E su questo il nostro approccio è
- 1:53:03sempre stato molto libero, per così
- 1:53:04dire, nel senso che i governi che si
- 1:53:06sono susseguiti hanno spesso lasciato
- 1:53:09libertà al mercato di agire come voleva,
- 1:53:11utilizzando poche volte strumenti come
- 1:53:13il Golden Power per bloccare la vendita
- 1:53:15di aziende italiane strategiche
- 1:53:17all'estero, cosa che invece paesi come
- 1:53:19Francia o Germania non hanno mai avuto
- 1:53:22problemi a fare. Motivo per cui questi
- 1:53:23fattori tutti insieme uniti a tanti
- 1:53:26altri che è difficile approfondire in un
- 1:53:27solo video, hanno creato un terreno
- 1:53:29fertile per le acquisizioni straniere
- 1:53:31dei nostri gioiellini.
- 1:53:37Al netto di tutto quello che abbiamo
- 1:53:39detto finora, c'è da sottolineare una
- 1:53:41cosa. La vendita di aziende italiane
- 1:53:43all'estero non vuole sempre dire che le
- 1:53:45fabbriche vengono chiuse, la produzione
- 1:53:47portata via e le aziende smembrate
- 1:53:49velocemente. Anzi, qualche volta la
- 1:53:51venita gruppi esteri all'azienda può
- 1:53:53fare anche molto bene. Basti pensare
- 1:53:55all'esempio di Ducati che sotto Audi e
- 1:53:57il gruppo Volkswagen è cresciuta
- 1:53:59parecchio modernizzando sia gli impianti
- 1:54:01produttivi che i prodotti e tenendo
- 1:54:03nello stabilimento di Borgo Panigale a
- 1:54:05Bologna il cuore pulsante dell'azienda.
- 1:54:07Simile è il caso di Lamborghini che
- 1:54:09sotto la gestione Audi ha visto un
- 1:54:10rilancio straordinario con la casa di
- 1:54:13Sant'Agata bolognese che è passata da
- 1:54:15300 auto vendute all'anno a oltre 10.000
- 1:54:18mantenendo la produzione in Italia e
- 1:54:20sviluppando modelli innovativi proprio
- 1:54:22grazie al supporto tecnologico e
- 1:54:23finanziario del gruppo tedesco. O ancora
- 1:54:26Galbani che dopo l'acquisizione da parte
- 1:54:28della francese Lactalis nel 2006 ha
- 1:54:30mantenuto la produzione nei suoi
- 1:54:31stabilimenti storici e ha potuto
- 1:54:33espandersi [musica] in mercati
- 1:54:34internazionali dove prima faticava ad
- 1:54:36arrivare. Certo, non nascondiamoci, così
- 1:54:38come ci sono esempi positivi, ci sono
- 1:54:40anche esempi negativi e da questo punto
- 1:54:42di vista quello dei cioccolati per
- 1:54:43Nigotti è forse il caso più emblematico.
- 1:54:46Dopo l'acquisizione da parte del gruppo
- 1:54:47turco Toxots nel 2013, l'azienda ha
- 1:54:50infatti attraversato una crisi profonda
- 1:54:52che ha portato i turchi nel 2018 ad
- 1:54:55annunciare la volontà di chiudere lo
- 1:54:57storico stabilimento di Novi Ligure
- 1:54:58causando proteste e mobilitazioni.
- 1:55:01Acquisizione turca che per la Pernigotti
- 1:55:03non è mai decollata davvero, al punto
- 1:55:05che l'epilogo è arrivato nel 2022 quando
- 1:55:07Pernigotti è stata riacquistata da un
- 1:55:09fondo di JB Morgan. Altro esempio è
- 1:55:12l'acquisizione di initirpool
- 1:55:14nel 2014 che, nonostante le
- 1:55:16rassicurazioni iniziali, ha portato al
- 1:55:19progressivo ridimensionamento della
- 1:55:20presenza produttiva in Italia con la
- 1:55:23chiusura di alcuni stabilimenti e il
- 1:55:25trasferimento di linee di produzione
- 1:55:26all'estero con il relativo impatto sui
- 1:55:29posti di lavoro. Insomma, capite che di
- 1:55:31storie positive ce ne sono, ma ce ne
- 1:55:32sono anche di negative e soprattutto
- 1:55:34queste qui forse ci mostrano l'altro
- 1:55:37lato della medaglia e cioè che quando
- 1:55:39un'azienda passa in mani straniere, il
- 1:55:41suo destino dipende da decisioni prese
- 1:55:43altrove, in base a logiche che possono
- 1:55:45tranquillamente non tenere conto
- 1:55:48dell'interesse nazionale italiano e
- 1:55:49degli italiani. Cioè, oggi duati e
- 1:55:51Lamborghini prosperano sotto la
- 1:55:53proprietà tedesca, ma nulla garantisce
- 1:55:55che un domani le cose potrebbero non
- 1:55:57andare così bene. E allora in caso di
- 1:55:59crisi il rischio che ci siano
- 1:56:01ridimensionamenti o chiusure, magari
- 1:56:03proprio di parte degli stabilimenti
- 1:56:05italiani, beh, c'è [musica] come. Certo,
- 1:56:06questo sarebbe valso anche qualora
- 1:56:08fossero rimaste italiane, ma il tema qui
- 1:56:10è che il centro decisionale, i i
- 1:56:12cosiddetti piani alti, il cervello di
- 1:56:14queste aziende non è più in Italia con
- 1:56:16tutte le conseguenze che questa cosa qui
- 1:56:18può avere. conseguenze che spesso
- 1:56:20riguardano anche banalmente i profitti
- 1:56:22generati che fluiscono verso le case
- 1:56:24madri straniere oppure i talenti che
- 1:56:26finiscono per alimentare ecosistemi
- 1:56:28tecnologici esteri invece [musica] di
- 1:56:30contribuire a costruirne uno nazionale.
- 1:56:32Poi capiamoci, questo video non vuole
- 1:56:34passare il messaggio che dobbiamo
- 1:56:36chiuderci agli investimenti esteri e
- 1:56:38mandare a quel paese tutte le aziende
- 1:56:39estere che vengono ad investire in
- 1:56:41Italia, perché queste possono portare
- 1:56:42capitale, knowhow e opportunità di
- 1:56:44crescita. [musica] Quello che voglio
- 1:56:45invece dire è che dovremmo provare a
- 1:56:47creare le condizioni perché nascano e
- 1:56:50crescano [musica] in Italia aziende
- 1:56:51capaci di diventare a loro volta
- 1:56:53protagoniste globali e non solo, prede,
- 1:56:56ambite per le aziende di altri paesi. E
- 1:56:58questo lo dico perché l'Italia deve
- 1:56:59ripartire anche da riuscire a creare
- 1:57:02grandi campioni nazionali che mantengano
- 1:57:03in Italia le decisioni strategiche, gli
- 1:57:05investimenti e ricerca e la creazione di
- 1:57:07valore. Poi sia chiaro, di grandi
- 1:57:09campioni non è che non ne abbiamo, anzi
- 1:57:11[musica] ci sono tantissime bellissime
- 1:57:13aziende italiane che sono eccellenze in
- 1:57:15tutto il mondo. Ferrero, Barilla, La
- 1:57:17Vazza, Esilor, Luxottica, Campari,
- 1:57:20Prada, Tecnogim, Menarini e tantissime
- 1:57:22altre che non sono solo bellissime
- 1:57:24aziende, ma campioni che continuano a
- 1:57:26essere controllati da italiani e a
- 1:57:28espandersi a livello globale. tempi che
- 1:57:30per certi versi però dimostrano proprio
- 1:57:32che è possibile crescere mantenendo
- 1:57:34radici italiane e che proprio per questo
- 1:57:36dovrebbero spingerci a voler invertire
- 1:57:39questa tendenza e tornare a credere in
- 1:57:41un made in Italy che sia davvero
- 1:57:42italiano e non solo nel nome. Perché va
- 1:57:45bene tutto, ma l'Italia ha basato
- 1:57:47storicamente la sua fortuna su una
- 1:57:49fortissima presenza industriale che non
- 1:57:51dobbiamo solo tutelare e proteggere, ma
- 1:57:53che dobbiamo mettere nelle condizioni di
- 1:57:55pianificare, crescere ed espandersi,
- 1:57:58perché anche da questo passa la spinta
- 1:58:00di cui ha bisogno il nostro paese per
- 1:58:02cambiare marcia e tornare a crescere.
- 1:58:09>> [musica]
- 1:58:14>> In Italia ogni anno spariscono nel nulla
- 1:58:16più di 80 miliardi di euro. Non vengono
- 1:58:19rubati e non vengono nemmeno persi,
- 1:58:21semplicemente non vengono dichiarati al
- 1:58:23fisco. 80 miliardi che al posto di
- 1:58:26entrare nelle casse dello Stato ed
- 1:58:28essere utilizzati per far crescere il
- 1:58:29nostro paese rimangono nelle tasche
- 1:58:31degli evasori e sono soldi che
- 1:58:33potrebbero altrimenti [musica] essere
- 1:58:35usati, per esempio, per ridurre le
- 1:58:37stesse tasse che molte persone vadono.
- 1:58:40Ma com'è possibile che succeda tutto
- 1:58:41questo? Quali sono le conseguenze per il
- 1:58:44[musica] nostro paese e soprattutto cosa
- 1:58:46stiamo facendo per migliorare le cose?
- 1:58:50>> [musica]
- 1:58:51>> Partiamo dalla cosa più importante, cioè
- 1:58:53di quanti soldi stiamo parlando. Ecco,
- 1:58:55ogni anno in Italia vengono evasi circa
- 1:58:5782,4 miliardi di euro, che per capirci è
- 1:59:0182 seguito da 9 zeri. Insomma, so soldi.
- 1:59:04E non è che questo numero ce lo siamo
- 1:59:06inventati noi di sana pianta, ma ce lo
- 1:59:08comunica direttamente il Ministero
- 1:59:10dell'Economia nella sua relazione
- 1:59:11annuale sull'economia non osservata, in
- 1:59:13cui il Ministero ci dice diverse cose
- 1:59:16interessanti. La prima cosa è quali sono
- 1:59:18le imposte che in Italia vengono evase
- 1:59:20di più. degli 82,4 miliardi che sono
- 1:59:23stati evasi nel 2021, che è l'anno
- 1:59:25[musica] più recente di cui abbiamo i
- 1:59:26dati, quasi il 90% si riferisce a
- 1:59:29evasione tributaria, [musica]
- 1:59:31mentre il restante 10% è evasione
- 1:59:33contributiva. Ora, senza entrare in
- 1:59:35tecnicismi, l'evasione tributaria è
- 1:59:37l'evasione che si riferisce a tutti quei
- 1:59:39tributi, tipo l'imposta sui redditi,
- 1:59:41l'IVA, l'IMU, il canone Rai, quindi
- 1:59:43tutti quei tributi che servono a
- 1:59:44finanziare i servizi pubblici tipo
- 1:59:46sanità, scuola, trasporti e queste
- 1:59:48[musica] robe qui. L'evasione
- 1:59:49contributiva invece si riferisce
- 1:59:51all'evasione dei contributi che sono
- 1:59:53quelli che il datore di lavoro e i
- 1:59:54dipendenti [musica] dovrebbero versare
- 1:59:56allo Stato per garantire le pensioni, la
- 1:59:58disoccupazione, la malattia e tutti gli
- 2:00:01altri ammortizzatori sociali per il
- 2:00:02mondo del lavoro. Ora, in questo video
- 2:00:04ci concentreremo sull'evasione
- 2:00:06tributaria, ma di questa differenza ce
- 2:00:08ne frega comunque perché alla fine i
- 2:00:10temi sono tutti collegati. Pensate a un
- 2:00:12imprenditore che assume qualcuno in
- 2:00:13nero. Questa assunzione qui non solo
- 2:00:15porta a un'evasione delle imposte, per
- 2:00:17esempio, sui redditi, ma anche a una sui
- 2:00:20contributi del lavoratore, quindi un
- 2:00:22singolo comportamento negativo può avere
- 2:00:24impatti su tanti fronti. Per farla
- 2:00:26breve, le cose che vadiamo di più sono
- 2:00:28quattro: l'IRPEF, quindi l'imposta sui
- 2:00:30redditi delle persone fisiche che cuba
- 2:00:32il 42% dell'evasione totale per circa 34
- 2:00:35miliardi l'anno, l'IVA, quindi l'imposta
- 2:00:37sul valore aggiunto che conosciamo tutti
- 2:00:39che neanche a farlo apposta pesa per il
- 2:00:4222% sul totale dell'evasione, per circa
- 2:00:4418 miliardi l'anno. IRES e IRAP, che
- 2:00:46sono le imposte sulle aziende e le
- 2:00:48attività produttive che pesano più o
- 2:00:50meno il 15% del totale per quasi
- 2:00:52[musica] 13 miliardi l'anno. E poi l'IMU
- 2:00:54e la TASI che sono imposte comunali per
- 2:00:56la casa e per altri servizi che pesano
- 2:00:58il 6% del totale dell'evasione e vengono
- 2:01:00evase per circa 5 miliardi l'anno. Poi
- 2:01:03in realtà ci sono una serie di altre
- 2:01:05voci tipo il canone Rai, le accise e
- 2:01:07ovviamente i contributi di cui dicevamo
- 2:01:09prima, ma diciamo che il grosso arriva
- 2:01:11da queste quattro voci che vedete qui.
- 2:01:13Ora i dati sono molto interessanti da
- 2:01:15leggere e ok, ma da queste informazioni
- 2:01:17qui cosa ci possiamo portare a casa?
- 2:01:18Diciamo che ci sono tre cose parecchio
- 2:01:20interessanti. [musica]
- 2:01:21La prima riguarda l'IRPEF e soprattutto
- 2:01:24chi la evade. La seconda riguarda l'IVA
- 2:01:26e il fatto che la sua evasione si è
- 2:01:28dimezzata negli ultimi 5 anni e la terza
- 2:01:30riguarda quello che questi dati non ci
- 2:01:33dicono e cioè perché in Italia si evade
- 2:01:35così tanto.
- 2:01:38Il dato che ci interessa, lo dicevamo
- 2:01:39prima, e sono quei 34 miliardi di IRPEF
- 2:01:42che ogni anno vengono evasi. La domanda
- 2:01:44però che è giusto farsi è ma chi cavolo
- 2:01:46la evade tutta questa IRPEF? Ecco, la
- 2:01:48risposta purtroppo ci tira fuori
- 2:01:50un'amara verità e cioè che l'IRPEF non è
- 2:01:52evasa dalla maggior parte delle persone,
- 2:01:54cioè dai dipendenti, ma viene in
- 2:01:56larghissima parte dai lavoratori
- 2:01:58autonomi che lavorano in partita IVA. Se
- 2:02:00guardiamo ai dati, infatti, scopriamo
- 2:02:02che di quei 34 miliardi di euro evasi,
- 2:02:04solo il 12%, quindi 4 miliardi, viene
- 2:02:07evaso dai dipendenti, mentre ben 30
- 2:02:09miliardi sono evasi dai lavoratori
- 2:02:11autonomi in partita IVA. Ora, al netto
- 2:02:13di puntare il dito, c'è un motivo dietro
- 2:02:15a questi dati ed è un motivo legato a
- 2:02:17come è strutturato il nostro sistema
- 2:02:19fiscale, almeno per quanto riguarda
- 2:02:20l'IRPEF. Faccio un breve escursus, ma
- 2:02:22seguitemi perché è importante. Chi di
- 2:02:24voi già lavora come dipendente lo sa
- 2:02:26già, ma in pratica il nostro sistema
- 2:02:28fiscale per quanto riguarda l'IRPEF
- 2:02:30funziona che mese su mese in busta paga
- 2:02:33i dipendenti già pagano la loro IRPEF.
- 2:02:35Questo meccanismo qui ha un nome e si
- 2:02:37chiama ritenuta alla fonte, che in
- 2:02:39pratica vuol dire che c'è lo Stato che
- 2:02:40dice alle aziende "Sai cosa? a Nicola
- 2:02:42che è il tuo dipendente non dargli il
- 2:02:44suo stipendio lordo, ma trattienigli già
- 2:02:46in busta paga l'imposta sui redditi che
- 2:02:48altrimenti lui dovrebbe [musica]
- 2:02:49versarmi. Quindi fallo tu così non c'è
- 2:02:52rischio che non lo faccia. Della serie
- 2:02:54Portiamoci avanti che è meglio. Ecco, se
- 2:02:56ci pensate questa roba qui ha una sua
- 2:02:57logica e fa sì che fondamentalmente chi
- 2:03:00fa il dipendente di imposte sui redditi
- 2:03:02ne possa evadere gran poche. Certo, i
- 2:03:04più attenti di voi però potrebbero dirmi
- 2:03:06"Ma scusa, allora come fanno i
- 2:03:07dipendenti comunque a evadere 4 miliardi
- 2:03:10l'anno di IRPEF? Cioè, da dove arrivano
- 2:03:12sti soldi evasi? La risposta sta in tre
- 2:03:14cose che potrebbero succedere a te che
- 2:03:16lavori come dipendente. [musica]
- 2:03:17La prima situazione è se ti assumono a
- 2:03:19lavorare in nero. E in questo caso,
- 2:03:21visto che tu come lavoratore non risulti
- 2:03:23assunto, l'azienda non ti trattiene
- 2:03:24nulla e quindi c'è evasione. [musica] La
- 2:03:26seconda situazione è quella del lavoro
- 2:03:28grigio, quindi un'azienda ti assume, ma
- 2:03:30magari sulla carta scrive che è un
- 2:03:32contratto part-time e in busta paga
- 2:03:34viene pagato come lavoro part-time, ma
- 2:03:36poi nella realtà fai un lavoro full time
- 2:03:38e la restante parte dei soldi te la
- 2:03:39prendi fuori busta. E quindi qui capite
- 2:03:41bene che quell'IRPEF, almeno in parte,
- 2:03:43viene vasa. E poi c'è la terza
- 2:03:45situazione che è quella del fuoriba,
- 2:03:46quindi magari lavorate e siete assunti
- 2:03:48regolarmente, però qualcosa vi viene
- 2:03:50dato fuori dalla busta paga, tipo che ne
- 2:03:52so gli straordinari o altre cose simili
- 2:03:54e quindi qui si va a generare un
- 2:03:56pezzettino di evasione. In tutti questi
- 2:03:57casi quella parte di stipendio che viene
- 2:03:59pagata in nero sfugge al meccanismo
- 2:04:01della ritenuta alla fonte e quindi si va
- 2:04:03pezzo pezzo a creare quel buco da 4
- 2:04:05[musica] miliardi l'anno. Al netto però
- 2:04:06di questo buco, la vera voragine sta
- 2:04:09dall'altra parte, quindi dalla parte dei
- 2:04:11lavoratori autonomi, delle partite IVA
- 2:04:13che complessivamente evadono IRPEF per
- 2:04:1530 miliardi l'anno, che sono veramente
- 2:04:18un sacco di soldi. [musica] Il problema
- 2:04:19è che qui la situazione è molto
- 2:04:21difficile da gestire perché l'imposta
- 2:04:23sui redditi delle partite IVA viene
- 2:04:25calcolata sulla base di quello che le
- 2:04:27partite IVA dichiarano. Quindi non c'è
- 2:04:28qualcuno che alla fonte dice allo Stato
- 2:04:31quanto la partita IVA gli [musica] deve
- 2:04:32pagare, ma sta proprio alla partita IVA
- 2:04:34autonoma autodichiararsi e dire quello
- 2:04:37che deve pagare. Questo quindi porta ad
- 2:04:39una serie di comportamenti che sono,
- 2:04:40diciamo così, poco raccomandabili e che
- 2:04:43alla fine generano un sacco di soldi
- 2:04:44evasi. E qui passiamo dall'idraulico che
- 2:04:47non ti fa la fattura al professionista
- 2:04:49che ti dice €120 con fattura, ma se
- 2:04:51paghi i contanti facciamo €100, alle
- 2:04:53cose magari più sofisticate che sono un
- 2:04:55po' lì tra l'evasione [musica] e
- 2:04:56l'elusione, come il fatto che molti
- 2:04:58potrebbero decidere di smettere di
- 2:05:00fatturare quest'anno per non superare il
- 2:05:02limite della flat tax superato il quale
- 2:05:04finirebbero per pagare molte più
- 2:05:05imposte. [musica] Insomma, tanti modi
- 2:05:07diversi che però alla fine della fiera
- 2:05:09si riassumono in un dato e cioè che
- 2:05:11quasi il 90% dell'IRPEFF evasa è evasa
- 2:05:15dagli autonomi e questo è bene
- 2:05:16ricordarselo. Ok, quindi sull'IRPEF ci
- 2:05:19siamo. Ora però passiamo a parlare
- 2:05:21dell'IVA che zitta zitta qualche buona
- 2:05:23notizia negli ultimi anni ce l'ha data.
- 2:05:28Se è vero, infatti che il problema di
- 2:05:29evasione in Italia è enorme, negli
- 2:05:31ultimi anni qualche notizia positiva
- 2:05:33l'abbiamo avuta, appunto, se guardiamo
- 2:05:35soprattutto all'IVA. Guardate per
- 2:05:37esempio questo grafico. Dal 2017 al 2021
- 2:05:41l'evasione di IVA è passata da 35,5
- 2:05:43miliardi a 17,8 miliardi, che vuol dire
- 2:05:46praticamente che si è dimezzata in 5
- 2:05:48anni. E guardando questo grafico
- 2:05:50qualcuno potrebbe dirmi "Ma Nicola, ma
- 2:05:52che cavolo è successo? Cioè, in 5 anni
- 2:05:54una svagonata di gente ha deciso di
- 2:05:56smettere di evadere l'IVA così dalla
- 2:05:57sera alla mattina? In realtà la risposta
- 2:05:59purtroppo non è questa, ma riguarda una
- 2:06:02serie di interventi che abbiamo fatto
- 2:06:04negli ultimi anni che messi insieme
- 2:06:06hanno iniziato a dare i loro frutti.
- 2:06:08Possiamo individuarne tre di interventi
- 2:06:10che hanno influito positivamente sulla
- 2:06:11riduzione dell'evasione da IVA. Il primo
- 2:06:13intervento è del 2017, quando è stato
- 2:06:16allargato lo split payment. In parole
- 2:06:18povere, lo split payment funziona così.
- 2:06:20Immaginate di essere un'azienda che
- 2:06:22vende qualcosa a un ente pubblico. Prima
- 2:06:24l'ente pubblico vi pagava il totale che
- 2:06:26è fatto dal prezzo più l'IVA e poi
- 2:06:29spettava a voi come azienda versare
- 2:06:30l'IVA allo Stato. Con lo split payment
- 2:06:32invece ora l'ente pubblico paga il
- 2:06:35prezzo all'azienda e versa l'IVA
- 2:06:37direttamente allo Stato e così facendo
- 2:06:39in pratica si sposta l'onere del
- 2:06:41versamento sul soggetto considerato più
- 2:06:43affidabile che è proprio la pubblica
- 2:06:45amministrazione. [musica]
- 2:06:46E quindi capite bene che così diventa
- 2:06:47praticamente impossibile evadere Liva in
- 2:06:49queste transazioni. Il secondo
- 2:06:51intervento è stata l'estensione nel 2018
- 2:06:54del meccanismo del reverse charge. Anche
- 2:06:56qui facciamo un esempio pratico.
- 2:06:58Normalmente quando comprate qualcosa
- 2:07:00cosa fate? Pagate il prezzo più l'IVA e
- 2:07:02date il totale al venditore che poi a
- 2:07:05sua volta dovrà prendere l'IVA e
- 2:07:06versarla allo Stato. Questo però cosa
- 2:07:08implica? implica che se il venditore
- 2:07:10decide che magari una parte la vuole
- 2:07:12evadere, avrebbe teoricamente tutti i
- 2:07:14mezzi per farlo. E quindi qui interviene
- 2:07:16il reverse charge che quello che fa è
- 2:07:18togliere dalle mani del venditore anche
- 2:07:21solo la possibilità di evadere e lo fa
- 2:07:23defino
- 2:07:25avviene senza IVA e poi spetta
- 2:07:27all'azienda che compra e non a quella
- 2:07:29che vende [musica] l'onere di calcolare
- 2:07:31e versare l'IVA direttamente allo Stato.
- 2:07:33E questa cosa funziona particolarmente
- 2:07:35bene perché l'azienda acquirente non ha
- 2:07:37alcun incentivo ad evadere l'IVA perché
- 2:07:39rispetto a un editore può detrarla e
- 2:07:41compensarla. Il terzo intervento è stato
- 2:07:43nel 2019 quando è arrivata la
- 2:07:44fatturazione elettronica obbligatoria
- 2:07:46con cui in pratica tutte le fatture
- 2:07:48devono essere trasmesse elettronicamente
- 2:07:51al sistema di interscambio dell'Agenzia
- 2:07:53delle Entrate e questo ha aumentato
- 2:07:54enormemente la trasparenza riducendo lo
- 2:07:57spazio per l'evasione. Ok? Quindi che
- 2:07:59l'evasione soprattutto di IVA stia
- 2:08:00scendendo è chiaro. Ma al netto di
- 2:08:02questo bicchiere mezzo pieno la domanda
- 2:08:04resta, cioè perché in Italia evadiamo
- 2:08:07così tanto? Quali sono le ragioni?
- 2:08:12Tornando a noi è difficile trovare una
- 2:08:14singola risposta alla domanda del perché
- 2:08:17in Italia evadiamo così tanto. Possiamo
- 2:08:19però cercare di distinguere, diciamo,
- 2:08:21sei ragioni che tutto sommato ci danno
- 2:08:24una risposta iniziale a questa domanda.
- 2:08:26Il primo motivo è quello un po' più noto
- 2:08:28e popolare per certi versi e cioè che in
- 2:08:31Italia si evade tanto perché ci sono
- 2:08:33troppe tasse da pagare. Ora, evitando di
- 2:08:35scadere in pura chiacchiera da bar, da
- 2:08:37una parte questa cosa è assolutamente
- 2:08:39vera, nel senso che la pressione fiscale
- 2:08:41in Italia è davvero tra le più alte al
- 2:08:44mondo. Guardate per esempio questo
- 2:08:45grafico che ci mostra il totale delle
- 2:08:47tasse pagate come percentuale del
- 2:08:49[musica] PIL. Ecco, questo rapporto ci
- 2:08:51posiziona al terzo posto tra tutti i
- 2:08:53paesi Oxe, dietro solo alla Francia e
- 2:08:55alla Danimarca. con un dato pari al
- 2:08:5742,8%
- 2:08:59del PIL, che in altre parole vuol dire
- 2:09:00che per ogni euro che produciamo 43
- 2:09:03finiscono in imposte. Ovviamente a uno
- 2:09:05che vede questo dato gli potrebbe venire
- 2:09:07subito da dire "Eh, vedi, è chiaro che
- 2:09:10con tutte ste tasse la gente vada e in
- 2:09:12parte questo è vero, ma la pressione
- 2:09:14fiscale non è l'unica ragione. E il
- 2:09:16fatto che la pressione sia alta e
- 2:09:18l'evasione allo stesso tempo sia alta
- 2:09:19non implica che il motivo unico e
- 2:09:22principale sia la pressione fiscale. E
- 2:09:24questo ce lo conferma anche il fatto che
- 2:09:25l'Italia non è l'unico paese in cui la
- 2:09:27pressione fiscale è così alta, ma è per
- 2:09:29distacco il paese in cui si vade di più
- 2:09:32e questo, appunto, ci dice che ci sono
- 2:09:34altri fattori che giocano un ruolo
- 2:09:35cruciale. Tra questi altri motivi c'è il
- 2:09:37livello e la qualità percepita dei
- 2:09:40servizi pubblici. Pensateci, con i
- 2:09:41nostri tributi noi cosa finanziamo? Beh,
- 2:09:44finanziamo la sanità, la scuola, i
- 2:09:46trasporti pubblici e tantissime altre
- 2:09:47cose. Se però ci troviamo a pagare così
- 2:09:49tanti tributi a fronte di magari una
- 2:09:51sanità dove per una visita specialistica
- 2:09:53devi aspettare 200 giorni, un trasporto
- 2:09:55pubblico fatto di mezzi vecchi e sempre
- 2:09:57in ritardo e delle scuole che in certi
- 2:09:59posti cadono a pezzi, beh, allora capite
- 2:10:01bene che la percezione che i nostri
- 2:10:02soldi vadano a farsi benedire c'è come.
- 2:10:05Ecco, secondo molti studi una delle
- 2:10:07grandi motivazioni dell'evasione è
- 2:10:09questa qui, cioè che i cittadini sono
- 2:10:11disposti a pagare quando i loro soldi
- 2:10:13fanno funzionare le cose bene, ma quando
- 2:10:15queste cose non funzionano, allora la
- 2:10:18propensione ad evadere aumenta. Accanto
- 2:10:20alla pressione fiscale e a livello di
- 2:10:21servizi pubblici si lega poi il grande
- 2:10:23tema degli sprechi di stato. Anche qui
- 2:10:25la logica è semplice. una persona è
- 2:10:27tanto più disposta ad evadere quanto più
- 2:10:30pensa che i soldi che paga finiscano per
- 2:10:33essere sprecati o utilizzati male e in
- 2:10:36modo inefficiente. Ecco, sugli sprechi
- 2:10:37di stato ci sarebbe il mondo da dire,
- 2:10:39per cui se volete un video fatecelo
- 2:10:41sapere nei commenti. Faccio però solo un
- 2:10:43appunto perché su internet ci sono tante
- 2:10:46stime che parlano di quanto queste
- 2:10:48inefficienze ci costino. non per ultima
- 2:10:50quella della CGA di Mestre che parla di
- 2:10:52sprechi per 180 miliardi l'anno, che
- 2:10:54però fatemelo dire non è un numero molto
- 2:10:57attendibile visto che somma tra di loro
- 2:10:59tante cose che non andrebbero sommate.
- 2:11:01Quindi realisticamente gli sprechi di
- 2:11:02stato non ci costano così tanto, però
- 2:11:05esistono ed è bene tenerlo a mente. A
- 2:11:07tutto questo si aggiunge poi un altro
- 2:11:08grande motivo e cioè che se io anche i
- 2:11:11tributi li voglio pagare, farlo in
- 2:11:13Italia è dannatamente difficile. La
- 2:11:15complessità del sistema fiscale italiano
- 2:11:17è infatti uno dei deterrenti più grandi
- 2:11:20al pagarli sti tributi, perché le norme
- 2:11:22cambiano tutti gli anni e capirci
- 2:11:24qualcosa per una persona normale è
- 2:11:26francamente molto difficile. E legato a
- 2:11:28questo punto c'è il fatto che il sistema
- 2:11:30fiscale è complesso non solo per le
- 2:11:32persone, ma anche per lo Stato da
- 2:11:34gestire e controllare. E questo cosa
- 2:11:36implica? Implica che i controlli non
- 2:11:38siano così facili o così capillari su
- 2:11:40che evade e questo crea anche qui una
- 2:11:42percezione di impunibilità. per cui hai
- 2:11:45lo Stato che sì, vabbè, i controlli li
- 2:11:47fa, ma ne fa pochi e diventa quindi
- 2:11:49quasi conveniente rischiarsela evadendo.
- 2:11:52Come se non bastasse, al fatto che
- 2:11:54pagare le imposte sia difficile, si
- 2:11:55aggiunge poi il fatto che lo Stato quasi
- 2:11:58mi incentiva ad evadere, perché tanto
- 2:12:00c'è sempre la possibilità di mettermi in
- 2:12:02regola più tardi. Questo nel concreto si
- 2:12:04manifesta con i cosiddetti condoni
- 2:12:06fiscali che non sono altro che grandi
- 2:12:08paci fiscali in cui lo Stato in sostanza
- 2:12:11dice: "Ehi tu, so che in passato hai
- 2:12:13evaso un po' di robe, ma se vuoi
- 2:12:15facciamo pace, così tu mi dai una parte
- 2:12:16di questi soldi e io giuro che per sta
- 2:12:18roba qua non ti rompo più le scatole e
- 2:12:20siamo a posto così." E di paci fiscali
- 2:12:22veramente ce ne sono state una quantità
- 2:12:24industriale. Pensate, dall'unità
- 2:12:26d'Italia ad oggi parliamo di 82 condoni
- 2:12:29diversi, praticamente uno ogni 2 anni.
- 2:12:32Ora capite bene che se ogni 2 anni lo
- 2:12:34Stato ti dà una via per metterti a posto
- 2:12:36senza problemi dopo che hai evaso,
- 2:12:38perché mai allora qualcuno dovrebbe
- 2:12:40pagare le imposte subito? Cioè, si crea
- 2:12:41quasi la situazione per cui lo stupido è
- 2:12:44chi paga, non chi evade. A tutto questo
- 2:12:46si lega poi l'ultimo grande motivo per
- 2:12:48cui in Italia si evade e cioè che
- 2:12:50semplicemente l'evadere è socialmente
- 2:12:52accettato e lo è anche nelle cose più
- 2:12:54piccole come il non chiedere lo
- 2:12:55scontrino al bar quando non viene fatto,
- 2:12:57così come ovviamente in quelle più
- 2:12:59grandi, come quando si accetta di pagare
- 2:13:01in nero una ristrutturazione a casa o
- 2:13:03quando si assume personale in nero. E
- 2:13:05questo crea un circolo vizioso perché
- 2:13:07più l'evasione diventa pratica comune,
- 2:13:09più viene percepita come normale, quasi
- 2:13:12inevitabile e più quindi viene
- 2:13:14socialmente accettata come unico modo
- 2:13:16per fare le cose, diventando un enorme
- 2:13:18buco nero da cui uscire diventa
- 2:13:20praticamente impossibile. Insomma,
- 2:13:22l'evasione in Italia ha radici molto
- 2:13:24profonde e radicate e risolvere il
- 2:13:25problema è dannatamente difficile.
- 2:13:27Alcuni passi avanti sono stati fatti, ma
- 2:13:29su questo tema di soluzioni facili non
- 2:13:31ce ne sono davvero. L'unica cosa che si
- 2:13:33può fare è spingere per un sistema più
- 2:13:35semplice, più certo e che non cambia di
- 2:13:37anno in anno e dove soprattutto al
- 2:13:40cittadino è chiaro che i soldi che
- 2:13:42spende in imposte hanno un impatto
- 2:13:44diretto e positivo sulla sua vita e su
- 2:13:47quella di tutti gli altri e non entra in
- 2:13:49un mare magnium di risorse che vengono
- 2:13:51fondamentalmente sprecate, perché se la
- 2:13:53percezione rimane questa, beh, allora
- 2:13:55c'è gran poco che si può fare per
- 2:13:57migliorare le cose, anche perché poi
- 2:13:59inizia a diventare molto semplice per la
- 2:14:01politica. strizzare l'occhio a chi evade
- 2:14:03e continuare a fare gran poco per
- 2:14:05migliorare la situazione.
- 2:14:17Un lungo applauso accoglie il feretro.
- 2:14:19Poi qui nella cattedrale di Mazzara del
- 2:14:21Vallo entra tutta la città a salutare
- 2:14:24per l'ultima volta Maria Cristina Gallo.
- 2:14:26>> Divenuta suo malgrado figura simbolo di
- 2:14:28mala sanità e disperazione, ma anche di
- 2:14:30grandissimo coraggio.
- 2:14:32>> Maria Cristina ottenne l'esito
- 2:14:33dell'esame istologico a cui si era
- 2:14:35sottoposta 8 mesi dopo, ma il suo tumore
- 2:14:37era già al quarto stadio e aveva
- 2:14:38prodotto metastasi.
- 2:14:40>> La nostra Sicilia ha dei medici
- 2:14:41meravigliosi, infermieri meravigliosi,
- 2:14:43però si trovano strozzati da una sanità
- 2:14:46malata. Non si può giustificare quello
- 2:14:48che è accaduto. La sanità deve essere
- 2:14:51messa al primo posto perché la salute è
- 2:14:54il primo bene.
- 2:14:57Siamo nel dicembre 2023 a Mazara del
- 2:14:59Vallo in Sicilia. Maria Cristina Gallo,
- 2:15:02insegnante di 56 anni, si sottopone a un
- 2:15:04intervento di routine per rimuovere un
- 2:15:06fibroma all'utero. Durante l'operazione
- 2:15:08le viene prelevato un campione di
- 2:15:09tessuto per l'esame istologico, quello
- 2:15:11che serve a capire se c'è qualcosa di
- 2:15:13più serio, come un tumore. Il referto
- 2:15:15arriva in laboratorio il 15 di dicembre,
- 2:15:18ma alla paziente non arriva nulla,
- 2:15:20nessuna risposta e nessun esito. Maria
- 2:15:22Cristina chiama l'ospedale ogni
- 2:15:24settimana, si attiva con tutti i canali
- 2:15:26possibili per avere notizie sull'esame
- 2:15:27ed eventualmente iniziare la terapia.
- 2:15:30Alla fine l'esito arriva nell'agosto
- 2:15:322024, 8 mesi dopo, un tempo che in
- 2:15:35questi casi fa tutta la differenza del
- 2:15:37mondo. Nel frattempo Maria Cristina
- 2:15:39aveva fatto alcuni accertamenti per dei
- 2:15:41dolori sospetti e aveva scoperto di
- 2:15:42avere un tumore al quarto stadio con
- 2:15:44metastasi diffuse in tutto il corpo. La
- 2:15:46sua storia finisce su tutti i giornali,
- 2:15:48diventa un caso nazionale e presto viene
- 2:15:51fuori che il suo referto era fermo
- 2:15:53insieme ad altre migliaia mai consegnati
- 2:15:55all'ASL di Trapani. Purtroppo Maria
- 2:15:57Cristina Gallo è morta il 10 ottobre
- 2:16:002025 a 58 anni e la sua storia è
- 2:16:02diventata il simbolo della crisi della
- 2:16:04sanità pubblica italiana, una sanità
- 2:16:06dove i tempi di attesa sono sempre più
- 2:16:08lunghi, anche quando si tratta di vito
- 2:16:10di morte, dove servono in media 4 mesi
- 2:16:12per una visita vascolare urgente, 6 mesi
- 2:16:15per una visita urologica e quasi un anno
- 2:16:17per una cardiologica. Una sanità dove i
- 2:16:19pronti soccorso sono presi d'assalto,
- 2:16:21dove milioni di cittadini non hanno mai
- 2:16:23visto il loro medico di base, dove
- 2:16:24sempre più persone rinunciano alle cure
- 2:16:26e dove la spesa sanitaria privata ha
- 2:16:28raggiunto il record di 41 miliardi di
- 2:16:30euro l'anno. Ma come siamo arrivati a
- 2:16:32questo punto? È davvero solo una
- 2:16:34questione di soldi oppure il problema
- 2:16:36sanitario è qualcosa di più profondo e
- 2:16:38difficile da risolvere?
- 2:16:43[musica]
- 2:16:48>> [musica]
- 2:16:59>> Per capire cosa è andato storto nella
- 2:17:01sanità italiana, dobbiamo prima fare un
- 2:17:03passo indietro e capire perché oggi in
- 2:17:05Italia abbiamo questo sistema sanitario
- 2:17:07e non, ad esempio, il modello americano
- 2:17:09o quello tedesco. Di fatto nel mondo
- 2:17:11esistono tre modelli per organizzare la
- 2:17:13sanità che rispondono a filosofie
- 2:17:15diverse su cosa significhi garantire il
- 2:17:17diritto alla salute. Il primo è il
- 2:17:19modello degli Stati Uniti basato su
- 2:17:20assicurazioni private volontarie. Qui,
- 2:17:23semplificando molto, ognuno decide se e
- 2:17:25come pagare un'assicurazione sanitaria
- 2:17:27[musica] e chi si assicura ottiene
- 2:17:28copertura nei limiti del pacchetto
- 2:17:30scelto, mentre chi non lo fa paga
- 2:17:32direttamente le spese mediche che gli
- 2:17:34capitano. Sulla carta è la massima
- 2:17:36libertà di scelta, ma il prezzo da
- 2:17:37pagare è l'iniquità sociale, perché la
- 2:17:40copertura sanitaria dipende dalle
- 2:17:42disponibilità economiche. Oltre ad
- 2:17:43essere iniquo, questo sistema genera
- 2:17:45anche una grande inefficienza nel suo
- 2:17:47complesso, perché è frammentato, ogni
- 2:17:49assicurazione ha costi di gestione
- 2:17:51enormi, non c'è possibilità di fare
- 2:17:53economie di scala nell'acquisto di
- 2:17:54macchinari, farmaci e prestazioni e ogni
- 2:17:56ospedale è costretto a negoziare i
- 2:17:58prezzi da sé con i costi che quindi
- 2:18:00schizzano verso l'alto. In più anche chi
- 2:18:03è assicurato spesso ha franchigie alte,
- 2:18:05ticket e spese non coperte, per cui sia
- 2:18:07lo Stato che i privati cittadini
- 2:18:09finiscono per spendere molto di tasca
- 2:18:11loro. Per gli Stati Uniti il risultato
- 2:18:13di tutto questo è una spesa sanitaria
- 2:18:15procapite di oltre $12.000 000 all'anno,
- 2:18:17nettamente la più alta del mondo, più
- 2:18:19del doppio dei paesi sviluppati e più
- 2:18:21del triplo dell'Italia, nonostante
- 2:18:23un'aspettativa di vita e uno stato di
- 2:18:25salute della popolazione inferiore
- 2:18:27all'Europa. Oltre al modello
- 2:18:28statunitense c'è poi il modello Bismark
- 2:18:30dal nome del cancelliere tedesco che lo
- 2:18:32introdusse alla fine dell'O. è applicato
- 2:18:34in paesi come Germania, Francia, Belgio,
- 2:18:37Paesi Bassi, Austria e altri paesi
- 2:18:39centroeuropei. E qui i servizi sanitari
- 2:18:41sono finanziati da contributi
- 2:18:43obbligatori prelevati dalle buste paga
- 2:18:45dei lavoratori e versati in fondi
- 2:18:47assicurativi pubblici e privati che
- 2:18:49erogano le prestazioni. Qui la
- 2:18:50differenza fondamentale rispetto al
- 2:18:52sistema americano è che l'adesione non è
- 2:18:55volontaria, ma è obbligatoria per tutti
- 2:18:57i lavoratori, mentre per chi ha un basso
- 2:18:59reddito o è disoccupato il tutto è a
- 2:19:02carico dello Stato. Come per il modello
- 2:19:03USA, anche quello Bismarck si appoggia
- 2:19:06largamente sui privati [musica] e non a
- 2:19:08caso i paesi che lo adottano sono ai
- 2:19:09vertici della classifica Oxe per spesa
- 2:19:11sanitaria Procapite. Ciò detto è però
- 2:19:14più efficiente di quello americano
- 2:19:15grazie all'obbligatorietà
- 2:19:16dell'assicurazione che abbassa i costi
- 2:19:18complessivi e rende il sistema più
- 2:19:20competitivo. E poi c'è il terzo modello
- 2:19:23noto come modello beverage o modello
- 2:19:25universalistico che è utilizzato dal
- 2:19:26Regno Unito, dalla Spagna, dai paesi
- 2:19:28scandinavi e dall'Italia. E qui la
- 2:19:30copertura sanitaria è per tutti e non è
- 2:19:33legata al lavoro, al reddito o alla
- 2:19:35condizione di salute. In questo modello
- 2:19:37il centro di tutto è l'equità [musica]
- 2:19:39di accesso alle cure, per cui il
- 2:19:40finanziamento avviene attraverso la
- 2:19:42fiscalità generale che a sua volta
- 2:19:44dovrebbe essere progressiva e ispirata a
- 2:19:46principi di giustizia sociale. I
- 2:19:48vantaggi sono proprio l'equità e
- 2:19:49l'uguaglianza, [musica] per cui tutti,
- 2:19:51senza distinzione di classe o condizioni
- 2:19:53di salute, hanno accesso alle cure,
- 2:19:55visto che, come recita l'articolo 32
- 2:19:57della nostra Costituzione, la Repubblica
- 2:19:59tutela la salute come fondamentale
- 2:20:01diritto dell'individuo [musica]
- 2:20:02e interesse della collettività e
- 2:20:03garantisce cure gratuite agli indigenti.
- 2:20:06Ma oltre all'equità c'è anche un altro
- 2:20:08grande vantaggio del modello
- 2:20:09universalistico e cioè il fatto che è
- 2:20:11più efficiente e meno oneroso in termini
- 2:20:13di spesa [musica] sanitaria e lo è per
- 2:20:15due ragioni fondamentali. Primo perché
- 2:20:17riduce i costi di servizi personale e
- 2:20:20farmaci grazie all'economia di scala.
- 2:20:22Secondo, perché il controllo verticale
- 2:20:24dell'intera filiera dell'assistenza
- 2:20:26sanitaria consente allo Stato di
- 2:20:28organizzare al meglio il servizio,
- 2:20:30creare sinergie e tagliare
- 2:20:32sovrapposizioni. E non a caso sia
- 2:20:34l'Italia che il Regno Unito, pur avendo
- 2:20:36una spesa sanitaria procapite più bassa
- 2:20:38di Germania e Francia, hanno avuto e
- 2:20:40hanno ancora sistemi sanitari [musica]
- 2:20:41di alto livello, soprattutto nel
- 2:20:43trattare pazienti con patologie gravi e
- 2:20:46complesse. Ora, chiarito che i modelli
- 2:20:47sono questi tre: in Italia la sanità
- 2:20:49pubblica è sempre stata universale? In
- 2:20:51realtà no, perché l'istituzione del
- 2:20:53servizio sanitario nazionale è del 1978,
- 2:20:56quando il governo di unità nazionale
- 2:20:58guidato da Giulio Andreotti, mette fine
- 2:21:00al sistema mutualistico che l'Italia
- 2:21:02aveva ereditato fin dai tempi
- 2:21:03dell'Unità, sistema che di fatto era più
- 2:21:06o meno simile a quello tedesco, basato
- 2:21:08però su degli enti assicurativi
- 2:21:09obbligatori collegati alla categoria
- 2:21:11professionale, le famose casse mutue. i
- 2:21:13soldoni se lavoravi eri ricoperto, se
- 2:21:16non lavoravi nella maggior parte dei
- 2:21:18casi no, con la differenza però che
- 2:21:19appunto le mutue erano obbligatorie e
- 2:21:22non facoltative. Il problema però era
- 2:21:24che questo modello era frammentato e
- 2:21:26inefficiente perché ogni mutua era
- 2:21:28diversa, contrattava tariffe, servizi e
- 2:21:30rimborsi differenti e dava origine ad un
- 2:21:32sistema costoso, opaco e facilissimo da
- 2:21:35far esplodere a livello finanziario. Per
- 2:21:37questo motivo, nel 1978, il sistema
- 2:21:40cambia, la sanità diventa universale e
- 2:21:42la gestione passa in mano allo Stato e
- 2:21:45poi piano piano dal 1992 in mano alle
- 2:21:47regioni. I risultati di questo
- 2:21:49cambiamento sono straordinari e l'Italia
- 2:21:51diventa un caso di studio internazionale
- 2:21:53grazie a un sistema che con poche
- 2:21:55risorse ottiene risultati sulla salute
- 2:21:57complessiva da eccellenza mondiale. Per
- 2:21:59anni il servizio sanitario nazionale
- 2:22:01rimane un'eccellenza, gli indicatori
- 2:22:03continuano a premiare l'Italia e l'idea
- 2:22:05che il sistema funzioni si consolida. Il
- 2:22:07problema è che nel frattempo il mondo
- 2:22:09intorno cambia radicalmente, la
- 2:22:11popolazione invecchia, le cronicità
- 2:22:13esplodono e la medicina diventa sempre
- 2:22:15più complessa, costosa e frammentata.
- 2:22:18D'alro canto la sanità non cambia e la
- 2:22:20sua architettura resta sostanzialmente
- 2:22:22ferma con frammentazione regionale,
- 2:22:24taglia la spesa pubblica e
- 2:22:25disuguaglianze territoriali che non
- 2:22:27migliorano di certo la situazione e anzi
- 2:22:29amplificano le differenze tra il nord e
- 2:22:32il sud del paese e alimentano il
- 2:22:33fenomeno del turismo ospedaliero con
- 2:22:35molti cittadini del sud che si spostano
- 2:22:37al nord per ricevere cure migliori e più
- 2:22:39rapide. Nonostante questo, per parecchio
- 2:22:42tempo [musica] l'SSN regge l'urto dei
- 2:22:44cambiamenti senza dare l'impressione di
- 2:22:46cedere, ma in realtà al suo interno si
- 2:22:48sta logorando piano piano e in modo
- 2:22:50silenzioso e questo logorio avviene su
- 2:22:53più fronti contemporaneamente, ma in
- 2:22:55modo così graduale che quasi nessuno
- 2:22:57[musica] se ne accorge. I medici di
- 2:22:58famiglia, quelli che dovrebbero essere
- 2:23:00il primo punto di contatto dei cittadini
- 2:23:02con la sanità, iniziano a diminuire, ma
- 2:23:04siccome il calo è lento, sembra quasi un
- 2:23:06problema marginale. Nel frattempo sempre
- 2:23:08più persone che una volta sarebbero
- 2:23:10andate dal medico di base iniziano ad
- 2:23:12andare direttamente in pronto soccorso.
- 2:23:14Anche qui il cambiamento è graduale con
- 2:23:16qualche accesso in più all'anno e nulla
- 2:23:18che sembri un'emergenza. Allo stesso
- 2:23:20tempo iniziano ad allungarsi piano piano
- 2:23:23anche le liste d'attesa per visite ed
- 2:23:25esami, prima di qualche giorno, poi di
- 2:23:27qualche settimana e poi di qualche mese,
- 2:23:28con le persone che gradualmente si
- 2:23:30abituano a questa nuova normalità. E di
- 2:23:32fronte a questi primi segnali di
- 2:23:34difficoltà, i cittadini fanno quello che
- 2:23:36sembra più razionale, pagano di tasca
- 2:23:38propria, una visita privata qui, un
- 2:23:40esame a pagamento là, tutte scelte
- 2:23:41individuali comprensibili che però messe
- 2:23:44insieme alimentano la crescita della
- 2:23:46sanità privata che a sua volta toglie
- 2:23:48pressione alla politica per muoversi e
- 2:23:50risolvere i problemi strutturali che
- 2:23:52stavano iniziando ad attanagliare la
- 2:23:54sanità pubblica. Poi arriva il Covid e
- 2:23:56quello che stava logorando il sistema in
- 2:23:58[musica] silenzio esplode tutto insieme
- 2:24:00in modo improvviso e violento. Le file
- 2:24:02nei pronti soccorso diventano infinite,
- 2:24:05i medici di base sono troppo pochi per
- 2:24:07gestire l'emergenza sul territorio e gli
- 2:24:09ospedali vanno in tilt perché l'intero
- 2:24:11sistema è troppo concentrato sulle
- 2:24:13strutture ospedaliere e troppo poco
- 2:24:15sulla medicina di prossimità e quando
- 2:24:16l'emergenza finisce i problemi non
- 2:24:19scompaiono, anzi si consolidano e
- 2:24:21peggiorano. Oggi, ormai diversi anni
- 2:24:23dopo [musica] il Covid, l'eccellenza del
- 2:24:25sistema sanitario nazionale è sempre più
- 2:24:27sbiadita. Tra liste d'attesa che in
- 2:24:29alcuni casi superano l'anno, una sanità
- 2:24:31territoriale che non riesce più a fare
- 2:24:33da filtro e milioni di pazienti
- 2:24:35costretti a rivolgersi alla sanità
- 2:24:36privata pagando di tasca propria cifre
- 2:24:39sempre più alte. Ma come siamo arrivati
- 2:24:41a questo punto? La verità è che questa è
- 2:24:43una crisi che nasce sì da scelte
- 2:24:45sbagliate, ma soprattutto da non scelte
- 2:24:47della politica che per anni ha lasciato
- 2:24:49che il sistema si trasformasse senza una
- 2:24:51regia, illudendosi che ogni
- 2:24:53peggioramento fosse circoscritto a un
- 2:24:55singolo pezzo. Solo i medici di base,
- 2:24:57[musica] solo le liste d'attesa o solo i
- 2:24:59pronti soccorso. Ma il problema è che la
- 2:25:01sanità non funziona così perché è un
- 2:25:03sistema fatto di componenti
- 2:25:05profondamente interconnessi dove se ne
- 2:25:07tocchi uno metti sotto pressione tutti
- 2:25:09gli altri dove [musica] se i medici di
- 2:25:11base calano i pronti soccorso si
- 2:25:13intasano, se i pronti soccorso si
- 2:25:14intasano, le liste d'attesa esplodono.
- 2:25:17Se le liste d'attesa esplodono, la gente
- 2:25:19va nel privato. E se la gente va nel
- 2:25:21privato, la pressione politica per
- 2:25:22risolvere i problemi del pubblico
- 2:25:24diminuisce in un circolo vizioso che non
- 2:25:26fa che autoalimentarsi. E per capire
- 2:25:28davvero cosa ha smesso di funzionare in
- 2:25:31tutto questo sistema, dobbiamo smontarlo
- 2:25:33pezzo per pezzo.
- 2:25:37[musica]
- 2:25:43Quando si parla di crisi della sanità
- 2:25:45italiana, la frase "Mancano i medici" la
- 2:25:48sentiamo ovunque.
- 2:25:49>> Servono più medici, finché non si
- 2:25:51riforma la forumazione in medicina, ci
- 2:25:53saranno problemi per la salute di tutto
- 2:25:56il paese. ed è spesso evidenziata come
- 2:25:58il problema più grande della nostra
- 2:26:00sanità, ma la realtà è ben diversa dai
- 2:26:02titoli di giornale. In Italia, infatti,
- 2:26:04in termini assoluti, non solo i medici
- 2:26:06non mancano, ma sono pure più della
- 2:26:09media dell'Unione Europea. Se guardiamo
- 2:26:10ai numeri, nel 2023 i medici in Italia
- 2:26:13sono 423.000, di cui circa 323.000 sono
- 2:26:17quelli attivi tra SSN, ospedali, privato
- 2:26:19convenzionato, medicina generale e
- 2:26:21libera professione. Questo vuol dire che
- 2:26:23l'Italia ha circa 5,3 medici ogni 1000
- 2:26:26abitanti contro 3,9 per la Francia, 4,8
- 2:26:29per la Germania e 4,07 per la media.
- 2:26:33Sulla carta, quindi, dire che la sanità
- 2:26:34ha un problema solo perché ci sono pochi
- 2:26:37medici [musica] non è corretto. La cosa
- 2:26:39però che è corretta è che c'è un
- 2:26:41problema riguardo alla distribuzione
- 2:26:43[musica] di questi medici tra le varie
- 2:26:44specialità che è completamente
- 2:26:46sbilanciata. Se infatti da una parte ci
- 2:26:48sono file chilometriche [musica] di
- 2:26:50laureati per specializzazioni come
- 2:26:51chirurgia plastica, dermatologia e
- 2:26:54endocrinologia, che sono tutte
- 2:26:55discipline appetibili per l'attività
- 2:26:57privata e dove si guadagna bene con
- 2:26:59orari gestibili, dall'altra ci sono
- 2:27:01specializzazioni in cui i medici mancano
- 2:27:03disperatamente. È questo, per esempio,
- 2:27:06il caso della medicina territoriale,
- 2:27:07dove come paese abbiamo solo 68 medici
- 2:27:10di base per 100.000 abitanti contro i 96
- 2:27:13della Francia e i 94 della Spagna, ma è
- 2:27:15anche il caso dei reparti di emergenza
- 2:27:17urgenza, dove le condizioni di lavoro
- 2:27:19sono durissime, gli orari sono
- 2:27:20massacranti e la possibilità di fare
- 2:27:22attività libero professionale per
- 2:27:24arrotondare lo stipendio non c'è. E qui
- 2:27:26sta il problema che non riguarda l'avere
- 2:27:28troppi o troppi pochi medici, ma avere
- 2:27:31tanti medici mal distribuiti tra le
- 2:27:33specializzazioni, con alcune che
- 2:27:35rimangono fondamentalmente scoperte. in
- 2:27:37parte [musica] anche a causa della fuga
- 2:27:39di cervelli che ovviamente impatta anche
- 2:27:41il settore sanitario. Cioè in sostanza è
- 2:27:44come se una squadra di calcio avesse
- 2:27:45cinque portieri e solo un attaccante in
- 2:27:47rosa completamente sbilanciato. Il
- 2:27:49rischio concreto, quindi, è che se non
- 2:27:51si rendono più attrattive le
- 2:27:53specializzazioni [musica]
- 2:27:54meno ambite, tra qualche anno avremo
- 2:27:56ancora più medici nel sistema, ma questi
- 2:27:58saranno distribuiti nel modo sbagliato,
- 2:28:00il che spingerà una fetta sempre
- 2:28:02maggiore di professionisti ai margini
- 2:28:04del servizio pubblico e tra le braccia
- 2:28:06[musica] del privato, mentre i pronti
- 2:28:08soccorso e i reparti in crisi
- 2:28:09continueranno ad avere enormi buchi di
- 2:28:12organico. Ora, se è vero tutto quello
- 2:28:13che abbiamo detto finora per i medici,
- 2:28:15il discorso è diverso per quanto
- 2:28:18riguarda gli infermieri. Se guardiamo i
- 2:28:19numeri, nel 2023 gli infermieri in
- 2:28:21Italia sono 405.000, pari a circa 6,86
- 2:28:25per 1000 abitanti contro [musica] 8,8
- 2:28:27per la Francia, 12,2 per la Germania e
- 2:28:308,26 per la Mediawe. A questi dati si
- 2:28:33aggiunge il fatto che nei prossimi anni
- 2:28:34sarà difficile coprire i pensionamenti
- 2:28:37con i nuovi ingressi, perché le domande
- 2:28:39per i corsi di laurea in infermieristica
- 2:28:40rischiano di non coprire né i posti
- 2:28:42disponibili né quello di cui avremmo
- 2:28:44bisogno per colmare il gap che abbiamo
- 2:28:46rispetto al resto d'Europa. E tutto
- 2:28:48questo succede anche perché fare
- 2:28:50l'infermiere sta diventando sempre meno
- 2:28:52attrattivo a causa di stipendi bassi,
- 2:28:54turni usuranti e scarsa progressione di
- 2:28:56carriera con sempre più infermieri che
- 2:28:58vedono nel privato o nell'estero una via
- 2:29:00d'uscita sensata per risolvere questi
- 2:29:02problemi. Per cui, per fare un sunto di
- 2:29:04medici non ne abbiamo pochi, ma sono mal
- 2:29:07distribuiti tra le specializzazioni,
- 2:29:09mentre [musica] di infermieri ne abbiamo
- 2:29:11pochi e ne avremo sempre meno. Come
- 2:29:13dicevamo prima, però il numero di medici
- 2:29:15e di infermieri non è l'unico problema
- 2:29:18del servizio sanitario nazionale. Ah,
- 2:29:19piccola interruzione, questi video sono
- 2:29:22complessi da fare, ci vogliono settimane
- 2:29:23di lavoro e la testa di parecchie
- 2:29:25persone. Per cui se ti piacciono
- 2:29:27ricordati di iscriverti al canale che è
- 2:29:29gratis e puoi sempre cambiare idea
- 2:29:31perché ogni settimana esce un nuovo
- 2:29:33video.
- 2:29:38[musica]
- 2:29:42Se c'è una cosa certa sulla sanità in
- 2:29:44Italia è che il nostro SSN si regge
- 2:29:46sulla figura del medico di medicina
- 2:29:48generale che è quello che tutti noi
- 2:29:50conosciamo come medico di base. Questa
- 2:29:52figura rappresenta infatti il punto di
- 2:29:54ingresso da cui in teoria i pazienti
- 2:29:56dovrebbero transitare per ogni necessità
- 2:29:59sanitaria perché è lui che prescrive
- 2:30:01ricette ed esami ed è lui che individua
- 2:30:03e cura i disturbi di lieve entità come
- 2:30:05quelli che non richiedono né una visita
- 2:30:06specialistica né un viaggio in pronto
- 2:30:08soccorso. In sostanza il medico di base
- 2:30:10dovrebbe essere il primo presidio della
- 2:30:12sanità territoriale, una sorta di filtro
- 2:30:15che aiuta a capire quando è davvero il
- 2:30:17caso di andare in ospedale e quando
- 2:30:18invece basta una terapia domestica. Non
- 2:30:21ti sorprenderà sapere quindi che la
- 2:30:23crisi del sistema sanitario italiano
- 2:30:24inizia proprio da qui, dai medici di
- 2:30:27base che per farla breve sono ormai
- 2:30:29troppo pochi. Considera che oggi in
- 2:30:31Italia se ne contano circa 38.000 in
- 2:30:33netto calo negli ultimi 10 anni. calo
- 2:30:35che in larga parte è dovuto ai
- 2:30:37pensionamenti che si legano a stretto
- 2:30:39giro a questa statistica che ci dice che
- 2:30:41il 77% di loro ha 55 anni o più. Quindi
- 2:30:44ne abbiamo pochi e quelli che abbiamo
- 2:30:47sono su con l'età e sono costretti a
- 2:30:48gestire una mole sempre più grande di
- 2:30:50persone perché per l'appunto non sono
- 2:30:52abbastanza e questo è un problema perché
- 2:30:54se si sovraccarica il filtro tra
- 2:30:56cittadini e sistema sanitario, beh,
- 2:30:58tutto il resto viene travolto di
- 2:31:00conseguenza con i pronti soccorso che in
- 2:31:02prima linea vengono intasati di persone
- 2:31:04con problematiche che potevano essere
- 2:31:05gestite tranquillamente dal medico di
- 2:31:07base. Ma giustamente magari ti starai
- 2:31:09chiedendo "Ma scusa, ma se sono così
- 2:31:11importanti? Perché i medici di base sono
- 2:31:13sempre meno, sempre più anziani e da
- 2:31:15anni i nuovi ingressi non riescono
- 2:31:17neanche a coprire i posti disponibili?
- 2:31:19Beh, il problema è che la professione è
- 2:31:21diventata via sempre meno attrattiva e
- 2:31:23lo è diventata già dai primi passi, cioè
- 2:31:25dal percorso di studi post laurea. Per
- 2:31:27capire perché dobbiamo fare una
- 2:31:29premessa. I medici di base, a differenza
- 2:31:31di tutti gli altri medici del servizio
- 2:31:33sanitario nazionale, non sono dipendenti
- 2:31:35pubblici, ma sono liberi professionisti
- 2:31:37in convenzione con lo Stato, pagati in
- 2:31:39base al numero di pazienti che seguono.
- 2:31:41Questa particolarità si riflette anche
- 2:31:43nel percorso di formazione perché mentre
- 2:31:45le altre specializzazioni mediche sono
- 2:31:47gestite dalle università hanno standard
- 2:31:49nazionali uniformi e retribuiscono gli
- 2:31:51specializzandi con circa €26.000 l'ordi
- 2:31:54all'anno, la specializzazione in
- 2:31:55medicina generale è un corso triennale
- 2:31:58gestito dalle regioni senza standard
- 2:31:59univoci e con una retribuzione di appena
- 2:32:02€11.500
- 2:32:03lordi all'anno, praticamente la metà.
- 2:32:06Poi se a questo aggiungiamo che per i
- 2:32:07medici di base è molto più complesso
- 2:32:09svolgere la libera professione privata e
- 2:32:11che molti di quelli in attività
- 2:32:13lamentano di essere diventati dei
- 2:32:14compilatori di ricette senza tempo per
- 2:32:16visitare i pazienti, beh, non è
- 2:32:18difficile capire il perché della scarsa
- 2:32:20attrattività per i giovani laureati, del
- 2:32:22tipo che guadagni meno di tuoi colleghi,
- 2:32:24hai meno possibilità di arrotondare con
- 2:32:26il privato e passi le giornate a fare
- 2:32:27burocrazia invece che medicina. Ecco, il
- 2:32:30problema è che così come stanno le cose
- 2:32:32i medici di base continueranno a
- 2:32:34diminuire e continueranno a farlo
- 2:32:35proprio nel momento in cui ce ne sarebbe
- 2:32:38più bisogno, perché la popolazione sta
- 2:32:39invecchiando e le malattie croniche
- 2:32:41stanno aumentando. Malattie croniche che
- 2:32:43non richiedono di certo tecnologie
- 2:32:45sofisticate o echip [musica] ultra
- 2:32:47specializzate, ma che appunto richiedono
- 2:32:49controlli costanti, monitoraggi regolari
- 2:32:51e cure continuative, [musica] tutte cose
- 2:32:53che potrebbero e dovrebbero fare i
- 2:32:55medici di base sul territorio. Se questi
- 2:32:57medici però sono sempre meno e sono
- 2:32:59operati di lavoro, allora capisci bene
- 2:33:01che il filtro della sanità di prossimità
- 2:33:03salta e tutta questa massa di pazienti
- 2:33:06non può che riversarsi sul resto del
- 2:33:08sistema. Ecco, è proprio questo il punto
- 2:33:10di collegamento ai due altri grandi
- 2:33:12problemi dell'SN e cioè il fatto che i
- 2:33:15pronti soccorso sono intasati da milioni
- 2:33:17di accessi che non dovrebbero esserci e
- 2:33:19che le liste d'attesa per le visite
- 2:33:20specialistiche o gli esami sono più
- 2:33:22lunghe che mai. Perché pensaci, se il
- 2:33:24tuo medico di base è sovraccarico,
- 2:33:26allora non ha tempo di visitarti con
- 2:33:27calma e capire se hai davvero bisogno di
- 2:33:29una visita specialistica o di un esame.
- 2:33:31E quindi che cosa fa? Beh, per sicurezza
- 2:33:33ti prescrive comunque l'esame o la
- 2:33:35visita, anche quando magari non sarebbe
- 2:33:37strettamente necessaria. Questa cosa qui
- 2:33:39ha un nome e si chiama inappropriatezza
- 2:33:41prescrittiva, che sia appunto quando
- 2:33:43visito o e esami vengono prescritti in
- 2:33:45modo inappropriato e cioè anche quando
- 2:33:47magari non erano necessari. Pensa che
- 2:33:49tra il 2019 e il 2023 il numero di
- 2:33:52prescrizione ambulatoriali in Italia è
- 2:33:54aumentato del 44%, mentre per le
- 2:33:56risonanze magnetiche addirittura è
- 2:33:58aumentato del 60%. E non è che l'Italia
- 2:34:01si è invecchiata di colpo in 4 anni,
- 2:34:02semplicemente la medicina territoriale
- 2:34:04ha perso il controllo della situazione e
- 2:34:06non è più in grado di indirizzare i
- 2:34:08pazienti, di guidarli e di filtrare le
- 2:34:10richieste trasformandosi così in una
- 2:34:12macchina da prescrizioni. E questo cosa
- 2:34:14comporta? Vabbè, comporta che tutte le
- 2:34:16prescrizioni [musica]
- 2:34:17vanno a gonfiare artificialmente la
- 2:34:19domanda sanitaria, allungano le liste
- 2:34:21d'attesa e portano a quel circolo
- 2:34:22vizioso di cui parlavamo prima, circolo
- 2:34:24che a sua volta rende sempre meno
- 2:34:27importante la sanità territoriale e
- 2:34:28trasforma sempre di più il sistema in
- 2:34:31ospedale centrico con le grandi
- 2:34:33strutture ospedaliere che vengono invase
- 2:34:35senza alcun tipo di filtro all'entrata.
- 2:34:37E se ci pensi la perdita di importanza
- 2:34:39della sanità di prossimità l'abbiamo
- 2:34:41notata tutti durante il Covid, quando la
- 2:34:43presenza di strutture vicine ai
- 2:34:44cittadini che potessero gestire le
- 2:34:46situazioni meno gravi era fondamentale
- 2:34:48per scaricare [musica] gli ospedali e
- 2:34:50lasciare loro solo i casi ad alta
- 2:34:52intensità di cura. E non a caso da quel
- 2:34:54momento, anche la politica si è resa
- 2:34:56conto che il sistema funziona se la
- 2:34:58sanità territoriale funziona e i medici
- 2:35:00di base assolvono al loro ruolo di
- 2:35:02filtro. Per questo motivo si è pensato
- 2:35:04di lanciare le cosiddette case della
- 2:35:06comunità, cioè delle nuove strutture sul
- 2:35:08territorio che dovrebbero ospitare
- 2:35:09medici di famiglia, pediatri,
- 2:35:11infermieri, psicologi e altre figure
- 2:35:13sociosanitarie. Il tutto con orari dalle
- 2:35:158:00 alle 20 e con la guardia medica per
- 2:35:17il servizio notturno. Queste case
- 2:35:19dovrebbero poi essere attrezzate con
- 2:35:20punti prelievo, macchinari diagnostici e
- 2:35:23strumenti per la telemedicina e
- 2:35:24finanziati in parte da 2 miliardi di
- 2:35:26euro stanziati con il PNRR. È tutto
- 2:35:29molto bello se non fosse che far
- 2:35:30funzionare queste strutture sia rivelato
- 2:35:33un problema non banale e il motivo anche
- 2:35:35in questo caso è che serve più personale
- 2:35:37e servono medici di base che dedichino
- 2:35:39almeno qualche ora alla settimana a
- 2:35:41queste case della comunità. Medici di
- 2:35:43base che però non essendo dipendenti
- 2:35:45pubblici ma liberi professionisti devono
- 2:35:47dare questa disponibilità
- 2:35:49volontariamente e per ora l'adesione è
- 2:35:51scarsissima e il motivo in realtà è
- 2:35:53semplice e cioè che per i medici di base
- 2:35:55c'è un'alternativa molto più redditizia.
- 2:35:57Il mercato della sanità privata. Si
- 2:35:59tratta di un mercato enorme e in rapida
- 2:36:01crescita con i cittadini italiani che
- 2:36:03solo nel 2024 hanno tirato fuori di
- 2:36:06tasca propria 41 miliardi di euro per
- 2:36:08curarsi privatamente, proprio perché
- 2:36:10stanchi di attese interminabili nel
- 2:36:12pubblico. E ovviamente i medici di base
- 2:36:14questo mercato lo vedono benissimo,
- 2:36:16tanto che come riportato da Gabanelli e
- 2:36:18Ravizza nel loro libro, durante un
- 2:36:19incontro del sindacato dei medici di
- 2:36:21base a Roma nel 2021, uno dei vertici ha
- 2:36:24detto apertamente che io mi aspetto di
- 2:36:26guadagnare molto di più sul mercato
- 2:36:28privato che si aprirà sicuramente nei
- 2:36:30prossimi 2 anni. Tutti abbiamo capito
- 2:36:31come funziona. I 40 miliardi di out of
- 2:36:33pocket sono 40 miliardi. Noi dobbiamo
- 2:36:36essere in condizione di aggredire quella
- 2:36:38fascia di mercato, il che significa
- 2:36:39portare molte risorse nel nostro
- 2:36:41stipendio. Ma per farlo devi essere
- 2:36:43attrattivo per quel mercato. E non lo
- 2:36:45sei se fai solo ricette, ma lo sei se
- 2:36:47fai prestazioni sanitarie di primo
- 2:36:49livello a €150 a paziente. Se fai solo
- 2:36:52ricette non interessi, per cui
- 2:36:54cominciamo a ragionarci, altrimenti ti
- 2:36:56ritrovi come un deficiente. Cioè, capito
- 2:36:58il punto? In sostanza esiste un
- 2:36:59conflitto di interessi tale per cui per
- 2:37:01qualcuno è più conveniente tenere tutto
- 2:37:04com'è, mantenere gli ambulatori pubblici
- 2:37:06aperti le solite 15 ore settimanali e
- 2:37:08nel resto del tempo aggredire il mercato
- 2:37:10privato dove si guadagna molto di più. E
- 2:37:12non a caso l'EMPAM, la cassa
- 2:37:14pensionistica dei medici, ha presentato
- 2:37:16un progetto da 8 miliardi di euro per
- 2:37:18creare case della comunità private,
- 2:37:20gestite dai medici stessi, in una
- 2:37:22situazione dove quindi da una parte
- 2:37:24abbiamo un progetto pubblico che fatica
- 2:37:26a decollare perché i medici di base non
- 2:37:28danno le loro disponibilità, mentre
- 2:37:29dall'altra abbiamo un progetto privato
- 2:37:32molto simile, pronto a partire con
- 2:37:33capitali enormi e disponibilità con il
- 2:37:36risultato concreto che potrebbe essere
- 2:37:37il naufragio del progetto pubblico e la
- 2:37:39situazione della medicina di prossimità
- 2:37:41pubblica. che di fatto rimane nel limbo
- 2:37:44con tutti gli effetti devastanti sul
- 2:37:46resto del sistema che a quel punto non
- 2:37:48potranno che continuare.
- 2:37:51[musica]
- 2:37:57[musica]
- 2:37:59Con la crisi della medicina territoriale
- 2:38:00che abbiamo appena visto, i pronti
- 2:38:02soccorso sono diventati l'unico punto di
- 2:38:04accesso immediato alla sanità per
- 2:38:06milioni di italiani, passando nella
- 2:38:08concezione comune dal luogo per
- 2:38:09l'emergenza vera, dall'infarto al lictus
- 2:38:12agli incidenti gravi, a prima
- 2:38:13destinazione per chiunque abbia un
- 2:38:15problema di salute e non sappia dove
- 2:38:17andare. E i numeri da questo punto di
- 2:38:19vista parlano chiaro. Nel 2024 ci sono
- 2:38:21stati 19 milioni di accessi ai pronti
- 2:38:24soccorsi italiani. Di questi, almeno il
- 2:38:2620% sono stati considerati impropri,
- 2:38:28cioè persone che non avrebbero dovuto
- 2:38:30essere lì, ma avrebbero potuto risolvere
- 2:38:32il problema altrove. e addirittura 13
- 2:38:34milioni [musica] di accessi sono stati
- 2:38:35classificati come codici bianchi o
- 2:38:37verdi, quindi di talmente lieve entità
- 2:38:40che una parte poteva sicuramente essere
- 2:38:42gestita senza andare in pronto soccorso.
- 2:38:44E attenzione, non è che queste persone
- 2:38:46ci vanno perché sono stupide o incivili
- 2:38:48o perché non sanno distinguere
- 2:38:49un'emergenza da un raffreddore, ma ci
- 2:38:51vanno perché non hanno alternative
- 2:38:53immediate. Perché se stai male e sei
- 2:38:55preoccupato, sono le 19:00, il tuo
- 2:38:57medico di base ha chiuso alle 13:00 e
- 2:38:59non risponde al telefono, dove vai? Beh,
- 2:39:01sei lucido, magari chiami la guardia
- 2:39:03medica, ma se vai ad istinto,
- 2:39:04probabilmente andrà in pronto soccorso,
- 2:39:06dove sai che qualcuno ti vedrà e saprà
- 2:39:08aiutarti. E così il pronto soccorso si è
- 2:39:11trasformato dal luogo dell'emergenza a
- 2:39:13porta d'ingresso universale della sanità
- 2:39:15con il problema però che [musica] questo
- 2:39:17ha portato ad un intasamento gigante di
- 2:39:20tutto il sistema con il personale che
- 2:39:22invece di concentrarsi sulle vere
- 2:39:23emergenze si trova a dover gestire
- 2:39:25influenze, mal di pancia o congiunti
- 2:39:27viti. Tutte cose che con una medicina
- 2:39:28territoriale funzionante non dovrebbero
- 2:39:31mai arrivare lì. E questo non solo
- 2:39:33rallenta l'attività per le emergenze
- 2:39:34vere, ma ha anche peggiorato
- 2:39:36drammaticamente le condizioni di lavoro
- 2:39:38di medici e infermieri che si sono
- 2:39:40trovati a dover gestire turni [musica]
- 2:39:41estenuanti, stress continuo e anche il
- 2:39:44rischio concreto di violenze da parte di
- 2:39:46pazienti sempre più numerosi,
- 2:39:47disorientati e spazientiti dopo ore di
- 2:39:50attesa. E tutto questo per stipendi che
- 2:39:52alla fine non compensano lo sforzo. Un
- 2:39:54medico di pronto soccorso non può fare
- 2:39:56molta attività libero professionale per
- 2:39:58arrotondare perché è troppo impegnato
- 2:40:00nei turni. con questo che fa pensare a
- 2:40:02molti operatori che forse sotto sotto il
- 2:40:04gioco non vale la candela e la
- 2:40:06conseguenza diretta è che ogni mese in
- 2:40:08media 100 medici in tutta Italia
- 2:40:10lasciano i pronti soccorso in una
- 2:40:12situazione dove già oggi servirebbero
- 2:40:14almeno 4.500 medici e circa 10.000
- 2:40:17infermieri in più solo nei reparti di
- 2:40:19emergenza urgenza. E il problema è che
- 2:40:21qui il gap è destinato ad allargarsi,
- 2:40:23visto che circa il 70% delle borse di
- 2:40:26specializzazione in medicina d'emergenza
- 2:40:27urgenza va deserto ogni anno, perché
- 2:40:30appunto nessuno vuole [musica] più fare
- 2:40:32quel lavoro. E così negli ultimi anni
- 2:40:34per coprire i buchi d'organico nei
- 2:40:36pronti soccorso si è diffuso il fenomeno
- 2:40:38dei cosiddetti medici a gettone o
- 2:40:40gettonisti. Si tratta di un sistema per
- 2:40:42cui alcune cooperative su affidamento di
- 2:40:44ASL ormai disperate forniscono ai pronti
- 2:40:47soccorso medici esterni che sono liberi
- 2:40:49professionisti che lavorano a turno
- 2:40:50singolo, di solito da 12 ore, che
- 2:40:52vengono pagati fino a €1200 lordi a
- 2:40:55turno. Si tratta di medici che non hanno
- 2:40:57vinto i concorsi, di pensionati che
- 2:40:59vogliono arrotondare o di giovani
- 2:41:01professionisti che si sono licenziati
- 2:41:02dal posto fisso perché non reggevano più
- 2:41:04lo stress e hanno scelto di fare i
- 2:41:06freelance della medicina per guadagnare
- 2:41:08di più lavorando di meno. che tra
- 2:41:10l'altro questa dei medici a gettone
- 2:41:11dovrebbe essere l'estrema razio per il
- 2:41:14sistema, ma in realtà negli ultimi anni
- 2:41:16è diventata la norma in molti pronti
- 2:41:18soccorso in giro per l'Italia. Pensa che
- 2:41:20secondo un'indagine della Società
- 2:41:21Italiana di medicina di Emergenza
- 2:41:23Urgenza su 31 ospedali un paziente su
- 2:41:26quattro in pronto soccorso viene
- 2:41:28visitato da un gettonista con il numero
- 2:41:30che di notte e nei weekend sale ad un
- 2:41:32paziente su due. E qui si apre un altro
- 2:41:35problema e cioè la qualità delle cure.
- 2:41:37Gli ospedali, pur di non chiudere i
- 2:41:39pronti soccorso, non solo pagano i
- 2:41:41gettonisti il doppio o il tripio dei
- 2:41:42[musica] colleghi assunti, che così sono
- 2:41:44cornuti e maziati, ma abbassano
- 2:41:46drasticamente anche i requisiti
- 2:41:48qualitativi, perché la scelta del medico
- 2:41:49che verrà mandato in un certo pronto
- 2:41:51soccorso non la fa l'azienda sanitaria,
- 2:41:54ma la cooperativa che ha vinto
- 2:41:55l'appalto. E non tutte le cooperative
- 2:41:57sono uguali. Alcune fanno selezioni
- 2:41:59accurate, altre puntano semplicemente ad
- 2:42:02avere quanti più medici possibile per
- 2:42:04coprire più turni e massimizzare gli
- 2:42:06introiti. Pensa che a volte gli ospedali
- 2:42:08devono persino rinunciare a vincoli di
- 2:42:10base come riposo obbligatorio tra i
- 2:42:11turni, con il risultato che ci sono
- 2:42:13gettonisti che fanno turni da 24 ore
- 2:42:15consecutive per massimizzare il guadagno
- 2:42:17e ridurre gli spostamenti. E questo ha
- 2:42:19poi un altro effetto cascata e cioè che
- 2:42:21se in pronto soccorso ogni giorno c'è un
- 2:42:23medico diverso, si perde l'efficienza
- 2:42:25del lavoro di squadra che è fondamentale
- 2:42:27anche per curare le patologie
- 2:42:29tempodipendenti come un ictus o un
- 2:42:31infarto. D'altronde che intesa ci può
- 2:42:32essere tra medici che non hanno mai
- 2:42:34lavorato insieme e che non conoscono
- 2:42:36l'organizzazione dell'ospedale? Ecco,
- 2:42:38tutto questo è sì in parte causato da
- 2:42:40una mancanza di medici e infermieri nei
- 2:42:42reparti di urgenza, ma è soprattutto la
- 2:42:44conseguenza diretta della perdita di
- 2:42:46importanza della medicina di prossimità
- 2:42:48e per risolvere la situazione serve
- 2:42:50certo aumentare gli stipendi di medici e
- 2:42:52di infermieri, ma serve soprattutto
- 2:42:54rinforzare la medicina territoriale. Le
- 2:42:56case della comunità pubbliche sono una
- 2:42:58possibile soluzione per ripristinare
- 2:43:00quel primo miglio sanitario che si è
- 2:43:01perso, alleggerire i pronti soccorso e
- 2:43:03rendere il lavoro al loro interno meno
- 2:43:05disumano. c'è da capire come farle
- 2:43:08funzionare e non renderle semplicemente
- 2:43:10delle nuove strutture desolate che alla
- 2:43:12fine nessuno utilizza. Ad oggi però i
- 2:43:14pronti soccorso rimangono intasati, così
- 2:43:16come rimangono intasate le fasi
- 2:43:18successive e cioè le visite
- 2:43:19specialistiche e gli esami diagnostici
- 2:43:21con le liste d'attesa interminabili che
- 2:43:24purtroppo abbiamo imparato a conoscere.
- 2:43:30[musica]
- 2:43:34Le liste d'attese infinite sono ormai
- 2:43:36parte dell'esperienza quotidiana di
- 2:43:38milioni di italiani. Ma prima di cercare
- 2:43:39soluzioni vale la pena partire dai dati
- 2:43:42reali perché nel dibattito pubblico
- 2:43:43spesso si danno risposte semplici a
- 2:43:45problemi complessi. I dati sono pubblici
- 2:43:48e disponibili sulla piattaforma
- 2:43:49nazionale delle liste d'attesa. Questa
- 2:43:51piattaforma raccoglie tutte le
- 2:43:52prontazioni di esami e visite sia nel
- 2:43:55servizio sanitario nazionale che in
- 2:43:56regime libero professionale. Nel 2025
- 2:43:59sono stati prenotati 33,5 milioni di
- 2:44:01esami e di questi solo 13,4 milioni sono
- 2:44:05stati accettati e gestiti dal sistema
- 2:44:07sanitario, che in pratica vuol dire che
- 2:44:0920 milioni sono invece stati rifiutati
- 2:44:11con una parte dei pazienti che ha
- 2:44:13rinunciato, una parte che ha dovuto
- 2:44:14aspettare più di quanto previsto dalla
- 2:44:16legge e una parte che si è rivolta al
- 2:44:18privato. E per le visite la situazione è
- 2:44:20ancora peggiore. Su 24,1 milioni di
- 2:44:22visite prenotate, solo 8,4 milioni sono
- 2:44:25state accettate e ben 15,7 milioni sono
- 2:44:28invece state rifiutate. È poi
- 2:44:30interessante andare a guardare anche ai
- 2:44:31tempi per queste visite o questi esami,
- 2:44:34per cui però serve sapere una cosa. Per
- 2:44:36legge le prestazioni sanitarie devono
- 2:44:38essere erogate entro tempi precisi,
- 2:44:40definiti in base a classi di priorità.
- 2:44:42urgente entro 72 ore, breve entro 10
- 2:44:45giorni, differentibile entro 30 o60
- 2:44:47giorni e programmabile entro 4 mesi.
- 2:44:49Ora, in teoria la piattaforma dovrebbe
- 2:44:51fornire il dato per visite ed esami che
- 2:44:53sono stati fatti nel rispetto dei tempi,
- 2:44:55ma in realtà i dati così come sono, sono
- 2:44:58molto difficili da comprendere e da
- 2:44:59navigare e non è quindi chiaro la quota
- 2:45:02parte di esami e visite che sono state
- 2:45:04fatte entro i limiti di legge.
- 2:45:05Relavorando un pochettino però i dati,
- 2:45:07scopriamo che di ritardi medi ce ne
- 2:45:09sono. Se guardiamo, per esempio, alla
- 2:45:11prima visita cardiologica, nel caso di
- 2:45:13priorità urgente la legge richiede una
- 2:45:15visita entro 3 giorni, ma la media di
- 2:45:17attesa per il 75% dei pazienti è di 4,5
- 2:45:21giorni. Nel caso di priorità breve, la
- 2:45:23legge richiede una visita entro 10
- 2:45:25giorni, ma la media di attesa è di 15,5
- 2:45:28giorni. Nel caso di priorità differile,
- 2:45:30la legge richiede una visita entro i 30
- 2:45:31giorni, ma l'attese è di 85 giorni e nel
- 2:45:34caso di priorità programmabile la legge
- 2:45:36richiede una visita entro 120 giorni, ma
- 2:45:38l'attesa è di 137 giorni. Stesso
- 2:45:40discorso se prendiamo uno degli esami
- 2:45:42più diffusi che è la mammografia
- 2:45:44bilaterale. Qui nel caso di priorità
- 2:45:45urgente la legge richiede una visita
- 2:45:48entro 3 giorni, ma la media di attesa
- 2:45:50per il 75% dei pazienti è di 6,2 giorni.
- 2:45:53Nel caso di priorità breve, la legge
- 2:45:55richiede una visita entro 10 giorni, ma
- 2:45:57la media di attesa è di 13 giorni. Nel
- 2:45:59caso di priorità differile, la legge
- 2:46:01richiede una visita entro 60 giorni, ma
- 2:46:04l'attesa è di 121 giorni e nel caso di
- 2:46:06priorità programmabile la legge richiede
- 2:46:08una visita entro 120 giorni, ma l'attesa
- 2:46:10è di 248 giorni. Ora, come puoi vedere,
- 2:46:14questi dati confermano la sensazione che
- 2:46:16abbiamo tutti e cioè che le liste
- 2:46:17d'attesa per certe visite o esami sono
- 2:46:20effettivamente molto molto lunghe. Ma
- 2:46:22constatata questa cosa, che cosa si può
- 2:46:23fare per risolvere il problema? Cioè,
- 2:46:25come si riducono ste cavolo di liste
- 2:46:26d'attesa? In teoria ci sono due strade:
- 2:46:29aumentare l'offerta o ridurre la
- 2:46:30domanda. Negli ultimi anni i vari
- 2:46:32governi hanno sempre scelto la prima
- 2:46:34strada e cioè aumentare l'offerta con
- 2:46:36l'idea che se facciamo più visite ed
- 2:46:38esami le liste si ridurranno. E per
- 2:46:40farlo nell'estate 2024 è stato stanziato
- 2:46:43circa 1 miliardo di euro per 3 anni per
- 2:46:46ampliare gli orari degli ambulatori
- 2:46:47permettendo esami e visite anche il
- 2:46:49sabato, la domenica e la sera. A questi
- 2:46:51si sono aggiunti altri soldi per
- 2:46:53detassare gli straordinari dei medici
- 2:46:55con l'idea, appunto, di garantire più
- 2:46:56tempo per fare tutto quello che si deve
- 2:46:58fare. Il risultato però, almeno per ora,
- 2:47:00è stato un nulla di fatto con le liste
- 2:47:03che sono rimaste praticamente uguali. Il
- 2:47:05problema è che i medici lavorano già
- 2:47:07molte ore a settimana, spesso al limite
- 2:47:09del consentito dalla legge, per cui
- 2:47:11offrire solo incentivi economici non
- 2:47:13cambia la sostanza. In aggiunta diversi
- 2:47:15studi accademici confermano che
- 2:47:16aumentare l'offerta di visita ed esami
- 2:47:18mette sicuramente una toppa in caso di
- 2:47:20emergenza, ma non risolve il problema
- 2:47:22delle liste d'attesa sul lungo periodo.
- 2:47:24Il motivo qui è che l'offerta di
- 2:47:26prestazioni sanitarie traina la domanda,
- 2:47:28per cui più visite vengono offerte, più
- 2:47:30richieste arrivano e quindi le nuove
- 2:47:32disponibilità vengono immediatamente
- 2:47:34saturate da nuove richieste. Per questa
- 2:47:36ragione gli esperti dicono che l'unico
- 2:47:38vero modo per ridurre le liste d'attesa
- 2:47:40è lavorare alla riduzione della domanda
- 2:47:42sanitaria. E qui chiudiamo il nostro
- 2:47:44cerchio tornando al tema dei medici di
- 2:47:46base, della medicina di prossimità e
- 2:47:48della proprietezza prescrittiva, che
- 2:47:50sono i veri punti di partenza del
- 2:47:52problema della sanità di cui si deve
- 2:47:53iniziare a parlare di più se si vuole
- 2:47:55arrivare ad una soluzione strutturale
- 2:47:57per rilanciare il settore, perché
- 2:47:58altrimenti il corto circuito sanitario
- 2:48:01non lo risolviamo più e ci ritroveremo
- 2:48:02in un nuovo circolo vizioso fatto di una
- 2:48:04sanità pubblica lenta che spinge le
- 2:48:06persone a pagare per andare nella
- 2:48:08privata o a non curarsi che a sua volta
- 2:48:10spingono il personale sanitario a
- 2:48:12muoversi verso queste strutture,
- 2:48:13rendendo a monte ancor più lenta la
- 2:48:15sanità pubblica e così via. E oggi la
- 2:48:17situazione è tale per cui è come se noi
- 2:48:20avessimo già un sistema sanitario misto
- 2:48:22pubblico privato con l'unica semplice
- 2:48:24differenza che nessun governo lo ha mai
- 2:48:26dichiarato apertamente. Sistema in cui è
- 2:48:29come se noi tutti pagassimo due volte.
- 2:48:31prima con le tasse per finanziare la
- 2:48:33sanità pubblica e poi con le polizze o
- 2:48:34con le prestazioni private per farci
- 2:48:36curare, che capisci bene che è un
- 2:48:38qualcosa di molto lontano da quel
- 2:48:39sistema universale che cura tutti,
- 2:48:41compresi gli indigenti. Ma anzi è un
- 2:48:43sistema che ha una selezione implicita
- 2:48:45per reddito dove chi può permetterselo
- 2:48:47si cura, chi non può resta indietro o
- 2:48:49rinuncia. Ora, indipendentemente da come
- 2:48:51si pensi sulle cause su tutti i problemi
- 2:48:54che attanagliano la sanità, una cosa è
- 2:48:56certa, rilanciarla non dovrebbe essere
- 2:48:58un tema di bandiera, ma una priorità
- 2:49:00strutturale per qualsiasi governo, a
- 2:49:03prescindere dal colore politico. Serve
- 2:49:05un approccio pragmatico che non solo
- 2:49:07stanzi dei soldi per dare il contentino
- 2:49:09a certe categorie, ma che metta mano al
- 2:49:11modo in cui il sistema è organizzato,
- 2:49:13rimettendo al centro la sanità
- 2:49:14territoriale, incentivando le
- 2:49:16specializzazioni che servono davvero e
- 2:49:18rendendo di nuovo attrattiva la medicina
- 2:49:20generale, ricreando quello spirito che
- 2:49:22aveva portato alla creazione del
- 2:49:23servizio sanitario nazionale nel 1978.
- 2:49:26Perché una sanità pubblica universale ed
- 2:49:29efficiente è una cosa straordinaria e
- 2:49:31sta a tutta la classe politica e a tutti
- 2:49:33noi cittadini far sì che questo
- 2:49:35magnifico diritto non finisca per
- 2:49:37trasformarsi piano piano in un
- 2:49:39privilegio.
- 2:49:40>> [musica]
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